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La politica ai minimi termini

Un italiano su due chiamati al voto per il rinnovo di sette consigli regionali (Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia) hanno disertato le urne. Leggermente meglio è andata per il rinnovo di qualche centinaia di comuni. Al di là di chi abbia vinto tra i partiti, un fatto è certo: la politica ha toccato il suo minimo dalla proclamazione della Repubblica a oggi. Si è passati da una passione per la politica che coinvolgeva grazie a personaggi, chiacchierati e non, che sapevano appassionare, a una presa di distanza da comportamenti di alcuni politici sempre meno tra la gente e sempre più attento a conservare una rendita di posizione acquisita.
Le Regionali 2015 hanno sancito una mini rivoluzione, se pensiamo che entra in vigore la nuova legge, quella della riduzione del numero dei consiglieri (fino a 20 per regioni con meno di un milione di abitanti) e, in alcuni casi, dei loro stipendi. Una cura dimagrante necessaria per alleggerire il costo di apparati che le inchieste giudiziarie hanno dimostrato non eccellere in trasparenza.
In Valle d’Aosta, però, tutto tace. Da noi, al momento, c’è intesa solo su una cosa: non far niente. All’orizzonte, non ci sono riduzioni del numero dei consiglieri perché…ah, già, la nostra è una regione autonoma, e lettera morta è rimasta l’annuncio in Consiglio di riduzione dei compensi di amministratori e consiglieri.
E’ forse che da noi la politica non è ai minimi termini? No, no: in questo caso siamo ben allineati con il resto del Paese.

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