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Violenza sessuale: pensionato assolto a Torino dopo la condanna ad Aosta

Violenza sessuale: pensionato assolto a Torino dopo la condanna ad Aosta

A un artigiano aostano di 63 anni, ora in pensione, era stata inflitta una pena di un anno 8 mesi di carcere; in Appello sentenza ribaltata: palpò una ragazza, «ma non c'è prova di libidine»

In primo grado ad Aosta era stato condannato a un anno 8 mesi di reclusione per l’accusa di violenza sessuale.
In secondo grado a Torino, davanti ai giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello, un artigiano 63enne di Aosta – oggi in pensione – è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato».
L’uomo, nei confronti del quale il procuratore generale aveva chiesto la condanna a un anno 4 mesi di reclusione, era accusato – all’inizio del 2011 all’interno della sua officina – di aver toccato il sedere a una ragazza all’epoca 14enne.
In primo grado prevalse quanto detto dalla madre della minore, la cui ricostruzione del «toccamento repentino» lascia «più di un dubbio», si legge nelle motivazioni della sentenza di Appello, che ha configurato i fatti contestati come un probabile «toccamento» delle natiche «certamente riprovevole ma non necessariamente connotato e caratterizzato da una carica di libidine sessuale, requisito soggettivo necessario» alla configurazione del reato contestato.
Da qui l’assoluzione dell’imputato, che ad Aosta era stato inchiodato proprio dalla testimonianza della madre della 14enne, nonostante fosse a «una certa distanza» dalla figlia, che tra l’altro «non pare avere dato particolare peso» al gesto «se anche in seguito ha continuato a frequentare l’officina».
La minore, alla domanda del giudice di primo grado «E’ stato un gesto insistito, un gesto fugace?», aveva risposto: «No, non mi ricordo».
Una risposta che, per i giudici di Torino, non prova il reato.
Sempre nel processo di primo grado, invece, erano stati assolti dalla medesima accusa – «perché il fatto non sussiste» – i due coimputati, un 84enne di Aosta e un 53enne di Charvensod, ex conviventi della madre della ragazza, alla luce della «frammentarietà» della deposizione della donna, «sovente priva della necessaria precisione nella descrizione degli episodi per i quali è stata elevata l’accusa» nei confronti dei tre imputati.
In foto il palazzo di giustizia ‘Bruno Caccia’ di Torino.
(pa.ba.)

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