Pari opportunità: ex dirigente discriminata, Casinò condannato
CRONACA
di news il
21/01/2016

Pari opportunità: ex dirigente discriminata, Casinò condannato

Una «verificata sussistenza della disparità del trattamento retributivo deteriore subìto dalla lavoratrice rispetto ai lavoratori maschi». E’ quanto rilevato dal giudice del lavoro del Tribunale di Aosta, Eugenio Gramola, nell’ambito del giudizio che ha opposto l’ex responsabile della Direzione amministrazione, finanza e controllo del Casinò de la Vallée, Rossella Bertone, alla casa da gioco di St-Vincent.
Più nel dettaglio, la Bertone – licenziata nel settembre scorso nell’ambito della riorganizzazione aziendale varata dai nuovi amministratore unico Lorenzo Sommo e direttore generale Gianfranco Scordato – ha promosso ricorso al giudice sia per la presunta illegittimità del suo licenziamento, sia per vedersi riconosciuta la differenza salariale non percepita a decorrere dal mese di marzo 2011, data della sua assunzione all’interno della società di gestione del Casinò, avendo «lamentato di aver ricevuto un trattamento economico inferiore anche fino al 40% rispetto ad altri dirigenti di sesso maschile» presenti in azienda e allo stipendio di altri dipendenti inquadrati addirittura in una qualifica più bassa.
In un simile contesto, pur rigettando la questione sollevata in riferimento alla presunta illegittimità del suo licenziamento, con le deleghe all’amministrazione, finanza e controllo del Casinò assunte ad interim dal direttore generale Gianfranco Scordato, il giudice del lavoro del Tribunale di Aosta ha condannato la casa da gioco al riconoscimento di un risarcimento danni in favore dell’ex dirigente, pari alla differenza salariale tra la retribuzione più bassa effettivamente percepita e la retribuzione maggiore riconosciuta agli altri funzionari con responsabilità dirigenziali.
Secondo quanto appreso, la decisione del giudice pone le sue basi nella violazione degli articoli 25 e 28 del decreto legislativo 198/2006 recante ‘Codice delle pari opportunità tra uomo e donna’, secondo i quali – da un lato – «costituisce discriminazione diretta qualsiasi atto che produca un effetto pregiudizievole per le lavoratrici (o i lavoratori) in ragione del loro sesso» e – dall’altro – «la lavoratrice donna, a parità di prestazioni, ha diritto alle stesse retribuzioni riconosciute al lavoratore uomo».
I vertici della casa da gioco di St-Vincent, in ogni caso, hanno già annunciato l’impugnazione della sentenza di condanna.
(pa.ba.)

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