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Casinò: dai lavoratori no ai tagli e sindacato proclama sciopero

Casinò: dai lavoratori no ai tagli e sindacato proclama sciopero

Il Piano proposto dall'amministratore unico Giulio Di Matteo ammonta a 10 milioni di euro

I lavoratori del Casinò di Saint-Vincent dicono no alla lista dei tagli presentata alle organizzazioni sindacali nel pomeriggio di euro per una cifra pari a 10 milioni di euro e sì allo sciopero. «L’assemblea ha rigettato la proposta dell’azienda e ha deciso di proclamare uno sciopero nel giorno in cui ci sarà l’incontro, che abbiamo già richiesto e di cui attendiamo la conferma, con la il presidente Marquis, l’assessore Chatrian, i capigruppo regionali e la quarta commissione» comunica Claudio Albertinelli del Savt al termine dell’incontro con i lavoatori della società Resort &Casinò spa nel pomeriggio di oggi. Ha rincarato Giorgio Piacentini della Uil: «Siamo sotto attacco della proprietà e dobbiamo dare un segnale forte verso chi ci ha ridotto in questo stato. La politica fa uno sporco gioco sulla nostra pelle. L’adesione allo sciopero deve essere massiccia altrimenti è una partita persa». Anche per Vilma Gaillard (Cgil) e Tino Mandricardi (Uil) «è importante che tutti i lavoratori siano compatti, siamo tutti sulla stessa barca».

Le condizioni

Nel pacchetto di riduzioni dei costi del personale che l’amministratore unico Giulio Di Matteo ha consegnato ieri ai sindacati figurano tra gli altri la riattivazione della legge Fornero per il 2017 e il 2018, misure di flessibilità interna, tagli alle ore lavorative, vincoli sui premi e le indennità legati solo alla presenza, soppressione della quattordicesima mensilità, stretta sugli stipendi del 50% in più rispetto all’accordo del 2015, riduzione delle festività da 16 a 12 e delle ferie per arrivare ai 26 giorni nel 2018, riduzione del 10 per cento dei compensi per notturno e festivi, alla quarta richiesta di mutua non vengono pagati i primi tre giorni, rinegoziazione dei contratti. Nel riferire le condizioni Gaillard ha detto: «la proprietà ci ha presentato esclusivamente tagli su chi lavora senza presentarci un piano di rilancio. Per noi la fase sindacale di esame congiunto si è conclusa anche perché la proprietà si è detta disponibile a trattare sulle modalità ma il saldi finale deve essere di 10 milioni. Non è corretto che i pesanti errori gestionali debbano ricadere sulle spalle dei lavoratori». Ha aggiunto Albertinelli: «Le proposte non si possono neppure prendere in considerazione perché la volontà del managment è di mettervi gli uni contro gli altri. Faremo di tutto per disinnescare la guerra tra poveri, nessuno di voi si creda immune da tagli e licenziamenti».

Le voci dei lavoratori

«Noi lavoratori non siamo un bancomat»; «andiamo al più presto all’ufficio del lavoro e facciamo valere la diffida chiedendo i danni per la rottura del contratto siglato nell’ottobre del 2015»; «portiamo i libri in tribunale e ripartiamo da zero»; «il problema sono quelli che non gestiscono questa azienda e che si fanno la guerra tra loro (leggi vecchia giunta Rollandin e nuovo governo Marquis»; «Chatrian dai banchi dell’opposizione gridava allo scandalo per i 264 licenziamenti ora che siede sulla poltrona di assessore di noi non gli importa più nulla»; «qui si mettono in discussione la mutua e le ferie: è inaccettabile».(danila chenal)

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