Aosta: bimbo annegato in piscina, cinque indagati
CRONACA
di Danila Chenal  
il 31/10/2017

Aosta: bimbo annegato in piscina, cinque indagati

L'accusa è di concorso in omicidio colposo per la morte di Mohssine Ezzamal, il bimbo di otto anni di Aymavilles, annegato lo scorso 16 giugno nella piscina scoperta di Aosta

La procura di Aosta ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in omicidio colposo per la morte di Mohssine Ezzamal, il bimbo di otto anni di Aymavilles che è annegato lo scorso 16 giugno nella piscina di Aosta. Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Luca Ceccanti.

Gli indagati

Gli indagati sono un accompagnatore, tre bagnini e il responsabile della gestione della piscina. Si ipotizzano profili di colpa relativi alla vigilanza. Secondo la ricostruzione dell’accaduto la vittima, che non sapeva nuotare, ha tentato con tutte le forze di uscire dall’acqua ma nessuno se n’è accorto. Aspetto confermato dalle ferite sulle dita e sulle unghie che sono state riscontrate durante l’autopsia, disposta dal pm e svolta dal medico legale Mirella Gherardi. Ad accorgersi della tragedia era stato un altro giovane che si trovava nell’acqua. I tentativi di rianimare il bambino da parte di bagnini e 118 si erano quindi rivelati inutili.

L’accaduto

Da quanto ricostruito dai carabinieri del Gruppo di Aosta, intervenuti sul posto insieme agli uomini della Questura il minore – in piscina insieme ad altri suoi coetanei, accompagnato da un amico di famiglia – tra le 14.15 e le 14.30 si sarebbe tuffato all’interno della piscina grande, senza più riemergere. «Non saranno state ancora le 14.30, quando sono venuto a conoscenza di un ragazzo che aveva perso i sensi all’interno di una delle piscine – aveva raccontato un assistente bagnanti per conto della società di gestione Regisport di Aosta -. A quel punto, insieme ad altri miei colleghi, ci siamo immediatamente precipitati a bordo piscina. Il bambino era già stato tirato fuori dall’acqua, non respirava, l’attività cardiaca era assente, motivo per cui, recuperato il defibrillatore in dotazione alla vicina bocciofila, abbiamo subito iniziato a effettuare le manovre di rianimazione».

Un’azione combinata – quella del defibrillatore unito alla manovra di respirazione bocca a bocca – che in un primo momento sembrava pure avere sortito gli effetti sperati, considerato che «l’attività cardiaca del bimbo era ripresa, pur in assenza di quella respiratoria».Una volta giunta sul posto, l’équipe del 118 – tramite l’ambulanza – aveva trasferito d’urgenza Mohssin Ezzemmal in ospedale, dove però i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Una pista investigativa, quella del malore, alla quale con il passare del tempo si era però aggiunta quella della morte per annegamento, ipotesi oggi confermata.

(da.ch.)

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