No al raddoppio del Monte Bianco, la maggioranza respinge una mozione
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 24/01/2019

No al raddoppio del Monte Bianco, la maggioranza respinge una mozione

Il governo torna a ribadire l'esigenza di scongiurare la ventilata chiusura del traforo per un biennio

La maggioranza a 17 vota compatta no alla mozione del consigliere Alberto Bertin nella quale impegnava il Consiglio regionale a ribadire la propria contrarietà al raddoppio del Tunnel del Monte Bianco.

«Non possiamo permetterci di essere sotto schiaffo delle normative europee sempre più stringenti in materia di sicurezza. Se tutti stanno realizzando una seconda canna alla base c’è la salvaguardia delle rispettive comunità». E’ il parere di Pierluigi Marquis Stella Alpina.

Visione realistica

Non mette in dubbio l’importanza del tunnel del Monte Bianco il consigliere di Rc-Ac Alberto Bertin ma è una cosa diversa è il raddoppio del tunnel. «Per scongiurare la chiusura bisogna avere una visione di realismo politico e non un approccio ideologico. Se andate avanti sulla posizione del raddoppio finirà veramente che il tunnel chiuderà per due anni. Qui bisogna trovare un’altra soluzione.

Sulla stessa lunghezza d’onda Daria Pulz di Adu. «Le minacce di chiusura mirano a convincere la popolazione dell’ineluttabilità della costruzione di una seconda canna. Ci troviamo di fronte a una guerra commerciale con il Fréjus. Capiamo il timore della Sitmb di perdere ingenti guadagni; gli abitanti della Valdigne non sono troppo affranti all’idea di una diminuzione del traffico commerciale sotto le loro finestre. Ci troviamo di fronte a un grossolano ricatto. Ci sono soluzioni tecniche per evitare la chiusura totale del traforo». Ricorda Pulz che il raddoppio «è incompatibile con l’iscrizione del Monte Bianco al patrimonio mondiale dell’Unesco».

Sottolinea Elso Gérandin (Mouv’) «Di raddoppio quest’aula ha avuto modo di parlarne parecchie volte» ricorda che «una mozione del 2009 ribadiva il no ma il mondo cambia e ritengo l’impegno vada rivisto alla luce dei fatti attuali».

«Ci chiediamo fino a che punto il tunnel possa assumere il ruolo di grande arteria di scorrimento. Il tunnel per stare in piedi ha bisogno di un grande flusso di traffico. La nostra posizione è articolata. Dobbiamo riconoscere che la situazione registra elementi nuovi non trascurabili. Rivivere la situazione post incendio con la chiusura biennale preoccupa. Al di là delle querelle franco-italiane a essere penalizzata dalla chiusura sarebbe la Valle d’Aosta e non certo la Savoia. Bisogna affrontare la questione nel merito, valutando tutte le soluzioni possibili». E’ la posizione di Patrizia Morelli (Alpe).

E’ categorico Augusto Rollandin (Uv). «Dobbiamo scongiurare la chiusura: è questo il punto fermo. Dobbiamo fare una riflessione e in tempi rapidissimi decidere la strategia. Non dobbiamo permettere di chiudere il traforo per un periodo lungo. E’ fuori tempo dire no alla seconda canna».
(danila chenal)

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