Rete Civica: non siamo la stampella del governo, ma agiamo per il bene della Valle d’Aosta
POLITICA & ECONOMIA
di Luca Mercanti  
il 02/07/2019

Rete Civica: non siamo la stampella del governo, ma agiamo per il bene della Valle d’Aosta

«Non siamo la stampella del governo e non facciamo parte della maggioranza organicamente». Lo ha detto Rete Civica, in una conferenza stampa convocata oggi, martedì 2 luglio

«Non siamo la stampella, ma siamo preoccupati per la governabilità della Valle d’Aosta – ha spiegato la consigliera regionale Chiara Minelli -. Andare a elezioni ora servirebbe a qualcuno per guadagnare qualche seggio, ma lascerebbe la Valle in una situazione di ingovernabilità. Per noi è importante che gli elettori possano scegliere una maggioranza, un presidente e una Giunta».

È Alberto Bertin a chiarire le proposte di Rete Civica: «Vogliamo una svolta presidenzialista, ma ammorbidita da contrappesi che diano potere al Consiglio regionale. Vogliamo superare il governo parlamentare che non ha permesso alla regione di funzionare».

Allo stesso tempo, però, Rete Civica chiede uno sbarramento da stabilirsi, probabilmente al 4%, per avere una maggiore rappresentatività.

I paletti imposti da Rete Civica

Alla Maggioranza regionale Rete Civica pone dei paletti quali, il Casino, lo stop alla quotazione di CVA, riforma del turismo e della sanità e dei ticket e pone dei limiti temporali: tutto dovrebbe concludersi entro luglio 2020.

Tuttavia, alla domanda su cosa succederebbe nel caso in cui non si arrivasse a fare le cose, la risposta è tra il sicuro e il vago: «Non succederà. Caso mai si vedrà».

L’accusa di tradimento del mandato elettorale arrivata da Adu, Bertin e Minelli la rispediscono al mittente: «Noi agiamo per il bene della Valle d’Aosta e il coordinamento della lista ha deciso in questo senso».

Molti i punti e i dubbi. Primo tra tutti quello dell’istituzione dei referenti che, in molti hanno vissuto come sostegno all’assessore, mentre per i due consiglieri si tratta semplicemente di persone competenti in grado di aiutarli nelle scelte.

Secondo dubbio è il fatto che si tratti di un accordo calato dai gruppi consiliari sui rispettivi partiti e movimenti che però non hanno digerito così bene la cosa. Qui la risposta è stata politicamente pragmatica: «Noi siamo stati chiamati dal presidente della Regione, abbiamo concordato con lui e, in seguito, presentato ai nostri sostenitori. Quello che fanno gli altri non ci riguarda».

Terzo dubbio: Rete Civica sarà costretta a definirsi di maggioranza per far funzionare le commissioni. Anche qui un sottile distinguo politico: «Si tratta solo di un escamotage tecnico».

Infine, per quello che è del programma dell’attuale maggioranza regionale, che resta l’unico programma di governo, Rete Civica è laconica: «agiremo di volta in volta».

(bruno fracasso)

 

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