Società partecipate: Mouv’ punta il dito contro la spartizione degli incarichi
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 19/09/2019

Società partecipate: Mouv’ punta il dito contro la spartizione degli incarichi

Il consigliere Gérandin tira in ballo Bertin di Rete civica che ribatte: «mai partecipato al metodo Cencelli»

Società partecipate: l’appartenenza politica non può essere l’unico requisito per l’ottenimento di un incarico. E’ perentorio in aula il consigliere del Mouv’ Elso Gérandin, tornando sui criteri di nomina dei rappresentanti nelle società partecipate.

Il j’accuse di Gérandin

«Avete pensato bene di affidare incarichi a candidati non eletti, malpancisti dell’ultima ora, persone di spicco delle segreterie. Li avevete sistemati tutti tra Inva, Cva, Autoportro, VdA Structure e compagnia bella. Riconosco che avete fatto un gran bel lavoro. Non dico che gli incarichi non vadano affidati a chi ha una tessera di partito ma non può essere l’unico criterio di scelta. Vorrei capire la ratio delle scelte; se sono passate dal tavolo di concertazione (con Rete civica tra gli astanti) o siano state decise dalle segreterie».

Meritocrazia tra i criteri

A rispondere il capo dell’esecutivo Antonio Fosson. «Le nomine sono sempre terreno difficile; ci sono margini di discrezionalità. Non è vero che abbiamo trascorso l’intera estate a fare nomine. Le proroghe sono molte, Sitrasb tra queste». Ricorda la legge regionale che detta i criteri. Mette in risalto. «In particolare per Cva la Giunta ha deciso di riconfermare i vertici per i risultati che hanno ottenuto e non per l’appartenenza politica. Quello di meritocrazia è sicuramente tra i criteri più importanti. Per Inva abbiamo recuperato un valdostano di grande esperienza e professionalità nel campo informatico. Affronteremo anche legislativamente il tema delle partecipate».

La replica

«E’ curioso che nella risposta abbia citato le due uniche due società non politicamente targate: Sitrasb e Inva, uniche due nomine meritocratiche. E’ corretto che ci sia la ‘fiduciarietà’ ma non può essere la tessera politica l’unico requisito». Ha replicato Gérandin che chiama in causa Alberto Bertin. Invita il collega consigliere di Rete civica a riprendere in mano la proposta di legge sulle partecipate. «All’epoca la sottoscrissi» dice Gérandin.

Nessuno è ‘vergine’

Tirato per la giacchetta Alberto Bertin interviene. «Non basta mettere firme bisogna essere coerenti. Abbiamo assisto nell’estate del 2018 a uno spettacolo poco edificante (ricorda l’aspirazione di Luciano Caveri del Mouv’ a sedere alla presidenza della Società Traforo Gran San Bernardo). Io non ho mai partecipato al metodo Cencelli. Non partecipo alle spartizioni. Credo che si debbano cambiare le regole, questo è certo».
(danila chenal)

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