Consiglio Valle: Restano decisivo per l’ingresso in aula di quattro nuovi consiglieri
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 20/12/2019

Consiglio Valle: Restano decisivo per l’ingresso in aula di quattro nuovi consiglieri

Dopo un lungo dibattito entrano in consiglio Alessia Favre, Carlo Marzi, Luisa Trione e Erik Lavevaz

Dopo un lungo dibattito entrano in consiglio Alessia Favre, Carlo Marzi, Luisa Trione e Erik Lavevaz. Decisivo per la surroga è stato il voto favorevole del consigliere di opposizione Claudio Restano (Misto) in quanto la maggioranza non aveva i numeri per votare l’ingresso dei nuovi consiglieri. Le surroghe sono arrivate in seguito alle dimissioni da consiglieri – rassegnate lunedì 16 dicembre – di Antonio Fosson, Laurent Viérin, Stefano Borrello e Luca Bianchi.

Bertschy, non tireremo la carretta

Così l’assessore Luigi Bertschy: «La legislatura ora è a un bivio: o si costituirà una nuova maggioranza, larga in termini numerici e di punti di incontro, o le elezioni saranno la soluzione. Questo governo non può andare avanti, lo sappiamo. State tranquilli non tireremo avanti la carretta per un altro anno. Adesso la responsabilità tocca a tutti gli eletti».

Favre si è riservata alcuni giorni di riflessione per comunicare come si collocherà in aula. Spiega: «Il gruppo Uvp (ora Alliance valdôtaine con Alpe) non esiste più; è un dato che per me esige una valutazione per comprendere meglio il mio percorso».

«Mai avrei immaginato di entrare in aula in simili frangenti» ha esordito Erik Lavevaz che apprezza il passo indietro dei consiglieri indagati. «La mia decisione non è stata semplice. Sono cosciente che la mia esperienza potrà essere di qualche settimana. Dobbiamo imprimere una svolta alla politica e lo slancio deve arrivare dall’aula. La confidenza si riconquista con l’esempio. Per essere credibili dobbiamo essere coerenti. La centralità del Mouvement è l’unico antidoto. L’Uv sta discutendo su come proseguire. Seguirò la linea che emergerà dal Conseil fédéral di lunedì 23 dicembre a Verrès».

Il dibattito

Stefano Ferrero (Mouv’) ha qualcosa da eccepire sulla surroga di Favre, il cui nome compare indirettamente nell’inchiesta Geenna (legato alla richiesta d’appoggio per le comunali di Saint-Pierre avanzato dal consigliere regionale Alessandro Nogara). «Nulla contro le persone ma è una questione di etica morale. Noi dobbiamo assumere decisioni eticamente intransigenti e ineccepibili. Non vorrei che oggi si facesse la sostituzione di quattro consiglieri solo per confermare poltrone. Di dovuto oggi in quest’aula non c’è nulla. Non si tratta di stabilire colpevoli o innocenti. Se dalle intercettazioni risultano dei presunti interessamenti elettorali ‘ndranghetisti, io ritengo che il voto a questa persona non debba essere dato a cuor leggero. Oggi non possiamo concederci nessuna sbavatura». Non cita direttamente Renzo Testolin – finito nelle carte di Egomnia – ma mette in guardia e chiede di «fare un passo indietro».

Patrizia Morelli (Alliance valdôtaine). «Le responsabilità sono personali. Bene hanno fatto i nostri colleghi a rassegnare le dimissioni. Non era scontato. Oggi è molto facile urlare contro il nostro governo. La Valle d’Aosta è fatta di persone per bene che siedono anche in quest’aula.Sulle macerie si può e si deve ricostruire. L’ingresso di quattro persone giovani in arrivo dagli Enti locali e motivate è un buon segnale poco importa la loro collocazione politica o per quanto resteranno in carica. Le persone in questione hanno il diritto di entrare in questo Consiglio».

Il capogruppo dell’Union valdôtaine Giovanni Barocco ha detto. «Questo mi pare un clima pesante ma non previsto. Le classi politiche sono confrontate con una disaffezione. I nostri atteggiamenti hanno fatto sì che i nostri concittadini non abbiano più fiducia nelle istituzione e negli eletti. Chiedo un’assunzione di responsabilità nel surrogare questi nostri colleghi. Il nostro tribunale saranno le elezioni. Non vogliamo bloccare la Valle d’Aosta, facendo un danno a tutti i valdostani».

Di atto «differibile» aveva parlato il capogruppo dei pentastellati Luigi Vesan. Ha contestato l’affermazione la presidente del Consiglio Emily Rini. «Di indifferibile c’è il bilancio regionale. C’è una comunità. La ricostituzione del plenum è un atto necessario alla prosecuzione dell’attività amministrativa. Dobbiamo essere seri. Non possiamo mettere in ginocchio la nostra regione. Ha snocciolato le gravi ricadute di un esercizio provvisorio il presidente dell’esecutivo Renzo Testolin. «Ci sono situazioni che impongono scelte propedeutiche a dare risposte a chi sta fuori».
(danila chenal)

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