Aosta: Parco martiri delle foibe, ci sarà la targa, ma è bagarre
comuni
di Alessandro Bianchet  
il 23/01/2020

Aosta: Parco martiri delle foibe, ci sarà la targa, ma è bagarre

La posa, dopo tutti i ritardi accumulati, avverrà il 10 febbraio, ma direttamente per mano del consigliere di Casapound Lorenzo Aiello. Il Comune, bloccato dall'esercizio provvisorio, l'acquisirà in un secondo momento

A un anno di distanza dall’intitolazione, e a quattro dall’inizio della discussione, ci sarà anche la posa di una targa commemorativa nel Parco Martiri delle foibe di corso XXVI febbraio di Aosta.

Il manufatto, però, non sarà realizzato e posato dal Comune (che non riuscirebbe mai entro il 10 febbraio a causa dell’esercizio provvisorio), ma sarà donato all’amministrazione dal consigliere di Casapound (nel gruppo misto di minoranza), Lorenzo Aiello.

E questo aspetto scatena, ovviamente, un acceso dibattito, legato alle mancanze del Comune.

L’iniziativa

La delibera che prevedeva l’intitolazione del parco era stata approvata già lo scorso mese di gennaio, ma da allora non si è più mosso nulla.

«Ripresento l’iniziativa perché, dopo la mozione del 2016 e la sollecitazione del 2018, si è intitolato il parco ai martiri delle foibe, ma la posa della targa è caduta nel dimenticatoio – sottolinea Aiello nella mozione, approvata all’unanimità dopo l’emendamento, con l’uscita dall’aula di Carola Carpinello (Altra VdA) -. Mi sono proposto di procedere personalmente all’acquisto e alla posa per accelerare i tempi, ma non mi è mai stato risposto nulla. Ora, visto che siamo a fine legislatura, credo che sia il momento di procedere, visto che, ad esempio, per la posa della targa in onore del procuratore Selis, atto assolutamente dovuto, ci sono voluti solamente pochi mesi, mentre questa cosa si trascina da anni».

La replica

«La targa inviata per foto inizialmente andava appesa alla parete – sottolinea il sindaco Fulvio Centoz -, ma non è possibile perché l’unica parete disponibile è di un edificio non del comune».

L’alternativa c’è. «Come detto dal collega, ci sarebbe a disposizione un cippo di marmo, di dimensione contenuta, ma essendo in esercizio provvisorio, non possiamo provvedere direttamente, almeno non per il 10 febbraio, per cui accoglieremmo la donazione e potremmo organizzarci subito dopo il consiglio per concordare la dicitura e la targa. Purtroppo, per farla fare dal Comune, bisognerebbe aspettare lo sblocco del bilancio».

«Perplessità sul Comune»

Questo iter particolare ha creato non pochi dubbi in Consiglio.

«Esprimo perplessità sulla vicenda – dice Gianpaolo Fedi (Rete Civica) -. La mozione iniziale risale a quattro anni fa e il Comune non si è attivato per adempiere in tempi rapidi? L’iniziativa di Aiello è meritoria, ma il tutto mi appare sconclusionato, non vorrei che poi il cippo possa diventare pericoloso per i bambini. Si potrebbe pensare a un paletto con la targhetta, ma la cosa sarebbe comunque poco dignitosa per il Comune».

Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Crea (Gruppo misto di maggioranza). «Stigmatizzo questo metodo – esclama -. L’offerta del consigliere è meritoria, ma mi dà fastidio che l’amministrazione non tratti queste cose con un metodo univoco. Si tratta di un crimine contro l’umanità, vogliamo riconoscerlo o no»?

Ironico Etienne Andrione (Lega). «Scusate, ma non ci sono 2 mila euro da spendere – ironizza -? Forse lo scorso anno non abbiamo speso niente e i soldi per un caffé sono già stati spesi».

Michele Monteleone, invece, ricorda che «per la raccolta fondi dei consiglieri per i giochi ai giardini di via Vuillerminaz ci volle più di un anno – spiega -. Qui bisogna fare un’acquisizione, ma non si può mettere su suolo pubblico un oggetto privato».

La soluzione

Dopo una capigruppo arriva la soluzione. «È innegabile la mancanza del Comune – spiega la presidente del Consiglio, Sara Favre -, ma l’esercizio provvisorio non consente una spesa così».

E conclude. «L’unica possibilità è sfruttare il cippo dei privati, fare una richiesta di occupazione del suolo pubblico con patrocinio del Comune, e posare il monumento, che rimarrà proprietà dei privati. Si procederà poi in un secondo momento all’acquisizione, mentre il testo da incidere sarà condiviso rapidamente».

(alessandro bianchet)

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