Election day, Marguerettaz: «Nessun mercimonio tra sindaci e Regione»
La riunione del Cpel di ieri, mercoledì 19 febbraio
Politica
di Danila Chenal  
il 26/02/2025

Election day, Marguerettaz: «Nessun mercimonio tra sindaci e Regione»

Le opposizioni puntano il dito contro 3 criticità: l'accorpamento di regionali e comunali, l'abbassamento del quorum al 40% per le comunali e l'abolizione del numero di mandati per i sindaci

Election day, Marguerettaz: «Nessun mercimonio tra sindaci e Regione». Le opposizioni puntano il dito contro 3 criticità: l’accorpamento di regionali e comunali, l’abbassamento del quorum al 40% per le comunali e l’abolizione del numero di mandati per i sindaci.

La maggioranza

Presentando il provvedimento Aurelio Marguerettaz (UV) ha sottolineato: «La finestra temporale per le elezioni comunali va dal 1° novembre al 15 dicembre. L’accorpamento con le regionali si è resa necessaria per la razionalizzazione delle operazioni elettorali. Le liste per le comunali comunque avrebbero dovuto essere definite senza contare che si favorisce l’affluenza. Va in questa direzione anche l’articolo sull’abbassamento del quorum». È fermo il capogruppo unionista sulle voci di do ut des ovvero la concessione ai sindaci di 4 mandati e gli aumenti di compensi e diarie in cambio delle aspirazioni a concorrere per un posto da consigliere regionale: «Nessun mercimonio tra sindaci e Regione. Trattare i sindaci come dei mendicanti ci offende. I compensi non sono stati aumentati ma rimodulati».

Il dibattito

Stefano Aggravi (RV) ha puntualizzato in aula: «Il disegno di legge è arrivato come un blitz ma noi non facciamo parte dei comitato del no. Noi proponiamo non di abbassare il quorum al 40% ma di ridurre il numero dei componenti del consiglio comunale. Le monoliste si trovano più in comuni grandi che piccoli quindi il tema del 40% non è dirimente. Il nostro emendamento va nella direzione di favorire la sana competizione. Oggi in zona Cesarini non voteremo la proposta di legge anzi ne proponiamo la soppressione».

Per Andrea Manfrin (Lega): «Da appassionato di materia elettorale dico che al netto di quest’aula la materia non è all’ordine del giorno. Dovremmo trattare la materia con razionalità. L’abbassamento del quorum al 40% non favorirà l’affluenza e non ci trova concordi. Il disinnamoramento alla politica dei cittadini è il problema. L’election day non favorisce la rappresentatività sul territorio. L’emendamento firmato da tutta la maggioranza che porta a 4 i mandati dei sindaci sconfessa la linea tenuta dall’assessore Guichardaz in giunta che votò l’abolizione del numero dei mandati. Infine non si è parlato di uno dei temi caldi: le maggioranze sia comunali che regionale si troveranno un bilancio già predisposto dagli uscenti che potrebbe non rispecchiare le linee dei nuovi eletti. I cittadini si sentono distanti dalla riforma della legge elettorale. Aumentare diarie e compensi va nel senso opposto: la riforma aumenterà la distanza tra cittadini e politica. Voteremo no».

Erika Guichardaz (Pcp): «A noi sono del tutto oscure le ragioni dell’urgenza. Gli stessi sindaci hanno storto il naso sulla riforma. Non si è parlato dello spostamento delle comunali a maggio del 2026 richiesto dai sindaci né si è motivato il no». Anche per Guichardaz le criticità sono 3: l’election day, l’abbassemento del quorum al 40% e l’abolizione del numero di mandati per i sindaci. Ha proseguito: «Ritengo sia correto si sia rivisto il parametro della popolazione rispetto ai trasferimenti finanziari. Si arriva ad aumenti di 1.600 euro al mese: c’è un problema di sobrietà in questo momento storico per non incentivare la mancanza di partecipazione alla politica. Per il numero di assessori sarebbe meglio lasciare decidere agli Enti locali». Ha concluso: «Questa non è una riforma ma l’accoglimento di alcune istanze. È una brutta norma che non voteremo».

(da.ch.)

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