Riarmo europeo: Padovani dice «no» e vota con la Lega, Pcp e Lucianaz
Luciano Caveri alla riunione del Comitato europeo delle Regioni
Politica
di Danila Chenal  
il 22/05/2025

Riarmo europeo: Padovani dice «no» e vota con la Lega, Pcp e Lucianaz

L'assessore agli Affari europei Luciano Caveri, nell'annunciare l'astensione, giustifica il collega Andrea Padovani: «La maggioranza si asterrà. Rispettiamo la posizione di Andrea che non ci stupisce. È legittimo avere delle posizioni differenziate su argomenti di ampio respiro».

Riarmo europeo: Padovani dice «no» e vota con la Lega, Pcp e Lucianaz.

Il consigliere di Fd-Pd sottoscrive la mozione presentata da Progetto civico progressista, sostenuta dalla Lega VdA e Lucianaz (Gm) che impegnava il Governo «ad esprimere la netta contrarietà ad ogni forma di sostegno del piano di riarmo europeo “ReArm Europe/Readiness 2030”».

L’assessore agli Affari europei Luciano Caveri, nell’annunciare l’astensione, giustifica il collega Andrea Padovani: «La maggioranza si asterrà. Rispettiamo la posizione di Andrea che non ci stupisce. È legittimo avere delle posizioni differenziate su argomenti di ampio respiro».

La mozione è stata respinta con 10 voti favorevoli e 25 astensioni.

Padovani, no alle armi

«Parliamo di un piano da 800 miliardi di euro – ha tuonato in aula il consigliere Padovani -. Una cifra enorme, che verrà sottratta, in buona parte, a politiche di coesione, a investimenti pubblici, ai fondi che fino a ieri servivano per combattere le diseguaglianze e sostenere le regioni più deboli, le aree periferiche, i giovani senza lavoro, i territori che vivono difficoltà strutturali. Tutto questo rischia di sparire, o quantomeno di essere relegato in fondo alla lista delle priorità. E questo lo considero inaccettabile».

«Penso che la sicurezza non si costruisca con le armi – ha proseguito -, ma con l’azione diplomatica, con l’inclusione sociale, con la scuola, con la sanità pubblica, con una transizione ecologica giusta, che non lasci indietro nessuno. La vera sicurezza è una società coesa, dove i diritti sono garantiti, dove nessuno è costretto a fuggire dalla propria casa o a vivere nella povertà».

Per concludere: «E lo voglio dire con forza: se davvero vogliamo la pace, dobbiamo preparare alla pace. Per questo voterò a favore di questa mozione. Lo faccio come consigliere regionale, ma anche come cittadino europeo che pensa che la forza dell’Unione europea debba essere morale, sociale, civile. Che l’Europa debba essere il motore di un mondo più giusto, non la retroguardia di un mondo che si arma».

Aggravi scettico

Stefano Aggravi (RV) ribadisce lo scetticismo «sul Piano europeo di riarmo. quasi buttato lì. Non è una questione di fondi ma di metodo. In Europa c’è un industria, e non solo bellica, frammentata, non c’è un concetto strategico comune e c’è una fortissima dipendenza dagli Stati Uniti per gli armamenti, di cui non ci liberemo. Forse dobbiamo dire che l’Europa non è un corpo unico ma è un insieme di medie potenze. Gli Stati europei hanno un bilancio dedicato alle spese militari, l’ha pure la Svizzera. Non siamo dalla parte di che crede di vivere in un mondo di gnomi e di fate. Ci asterremo»

Caveri, astensione bipartisan

«Non è facile esprimersi – ha esordito l’assessore Caveri -. Forza Italia ha sposato la posizione di Tajani (favorevole al riarmo), per Fratelli d’Italia si è espressa la Meloni mentre la posizione della Lega è nettamente contraria per la storica e chiacchierata amicizia con la Russia. Obiettivamente Finlancia, Svezia e Cecoslovacchia hanno paura di invasioni russe e sposano il riarmo. Come si fa oggi a fermare i russi dal punto di vista tattico, strategico? Credo che una parte dei fondi europei dovranno essere investiti nel riarmo. Ma sarà la scelta di ogni singolo Stato a decidere di investire. Se vogliamo contare sullo scacchiere mondiale dobbiamo dotarci di un esercito europeo. Ci asterremo, è una posizione equilibrata nel rispetto di tutti: i neutralisti e interventisti».

Lucianaz, silenzio sulla Palestina

«Da buoni rappresentanti della real politik la maggioranza non prende posizione. Questo comporta scelte così infelici  come il sostegno al riamo. Mi dispiace per l’Union Valdôtaine che si appella ai valori di Emile Chanoux che, nella Carta di Chivasso, quando parla di Europa parla di pace e non certo di riarmo. Non avete mai parlato della Palestina dove si perpetra un vero genocidio. Quindi la real politik imporrebbe di occuparsi anche di questo sterminio» ha tuonato Diego Lucianaz (Gm).

Marquis, insieme per le sfide

Il capogruppo di FI Pierluigi Marquis ha sottolineato: «È sicuramente un tema importante e dirimente. Con tutte le energie bisogna spegnere i focolai che costituiscono un pericolo. Quando una comunità viene invasa ci sono responsabilità in capo all’invasore. Bisogna perseguire la pace, certo, ma potenziare la difesa permette di sedere al tavolo della trattativa. I singoli Stati hanno difficoltà a potenziare i loro arsenali. Ecco perché ci si interroga se avere una difesa europea comune. Siamo un partito pacifista ma che esercita responsabilità per la propria comunità. Da soli non possiamo affrontare le sfide perché ci troviamo a confrontarci con colossi come Stati Uniti e Cina. Questa mozione si estranea dall’attuale quadro geopolitico. Per noi la linea è di perseguire la sicurezza».

Minelli, diplomazia è via

Ha spiegato Chiara Minelli (Pcp: «La nostra mozione ha l’obiettivo di esprimere la contrarietà al piano di riarmo. Noi crediamo che piuttosto che spendere in armi l’Italia lavori per la diplomazia per porre fine al conflitto tra Ucraina e Russia e per il raggiungimento di una pace duratura. Per noi non è accettabile che si spendano i fondi di coesione per le armi. Si investa sulla sanità, sul sostegno alle filiere produttive e industriali, sull’occupazione, sull’istruzione, sul green e beni pubblici europei, per rendere l’economia dell’Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile. Serve certo un sistema di difesa comune: il riarmo aumenta i rischi di guerra e impoverisce lo stato sociale».

Manfrin, no a sostegni alla Germania

Il capogruppo della Lega Andrea Manfrin ha motivato il no: «La lega non ho mai parlato di pacifismo. Il piano ben preciso della Von der leyen è di rimettere in sesto l’industria pesante tedesca. Noi non ci stiamo a sostenere la sua manovra. La Nato è di per sé uno scudo difensivo. Facciamo le belle addormentate nel bosco ma non è così».

Bertin, deterrenza necessaria

«Evitiamo il talk show della politica – ha esordito Alberto Bertin -. La deterrenza in Europa è necessaria. L’esercito comune resta una necessità. Il riarmo è essenzialmente degli Stati. Spero che il riarmo serva in prospettiva a una difesa comune. Se la carta di Chivasso e di Ventotene l’Europa non saranno il faro dell’Europa questa non avrà un futuro roseo».

(re.aostanews.it)

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