Il mio posto a tavola, in un documentario il viaggio di Santo Marabella alla ricerca delle radici aostane
Il mio posto a tavola - Alessandra Miletto, Alessia Gasparella, Tracy Schott e Santo Marabella
CULTURA & SPETTACOLI
di Erika David  
il 31/05/2025

Il mio posto a tavola, in un documentario il viaggio di Santo Marabella alla ricerca delle radici aostane

Presentato al de la Ville il documentario dell'italoamericano Marabella, nato ad Aosta e dato in adozione negli Stati Uniti durante la Baby Scoop Era

«Ho sicuramente trovato la tavola e credo di avere trovato anche il mio posto» Santo D. Marabella è emozionato e commosso nel presentare per la prima volta sullo schermo il suo documentario, Il mio posto a tavola, con il quale ha affrontato un viaggio alla ricerca delle sue radici.

Sabato pomeriggio al Cinéma de la Ville a emozionarsi e applaudire il suo lavoro c’era la sua nuova famiglia valdostana, i fratelli, i nipoti, i nuovi amici incontrati durante il suo lavoro che lo ha portato a scavare nella solitudine, nell’abbandono, nel rifiuto trovando accoglienza, abbracci e amore.

Alla ricerca delle radici

La storia raccontata nel documentario è la storia personale di Santo D. Marabella, nato ad Aosta e dato in adozione in Pennsylvania a circa un anno di età.

Siamo nel pieno della Baby Scoop Era, una pagina poco conosciuta e raccontata del Novecento.

La Baby Scoop Era ha avuto inizio dopo la fine della seconda guerra mondiale e si è conclusa nei primi anni ’70, ha riguardato i bambini nati al di fuori del matrimonio che venivano tolti alle madri e dati in adozione oltreoceano.

I genitori adottivi dell’autore, produttore e protagonista del documentario, Anna e Sam Marabella, non hanno mai nascosto a Santo le sue origini e il fatto che fosse nato in una famiglia con altri figli, cosa che ha spinto l’autore, unico figlio della coppia america, a mettersi sulle tracce dei fratelli.

Una ricerca lunga e complessa, iniziata prima dell’avvento di internet, che lo ha portato ad Aosta dove ha potuto incontrare e riabbracciare la sorella Francesca, il fratello Mimo, la madre naturale e a coronare un sogno: cucinare per la sua famiglia italiana e quella americana e riunirle entrambe attorno a un tavolo.

Sul set di Il mio posto a tavola con la famiglia allargata

Il mio posto a tavola

Realizzato da Marabella Enterprises e Schott Productions con il sostegno della Film Commission Vallée d’Aoste e della casa di produzione valdostana Red Sled Films, Il mio posto a tavola è stato girato tra Reading e Aosta.

Il progetto, ideato nel dicembre 2024 dallo stesso Marabella, è stato affidato alla regia di Tracy Schott, sua collaboratrice di lunga data nel campo del teatro e del cinema indipendente.

«Per anni ho cercato il modo migliore per raccontare questa storia, ma non riuscivo a capire se dovesse essere un’opera teatrale, un libro o un film» dice l’autore.

«Inizialmente pensavamo di realizzare un cortometraggio sull’esperienza di Santo come adottato italoamericano – spiega la regista Tracy Schott – ma, scavando più a fondo nella sua storia e scoprendo di più sulla Baby Scoop Era, ci siamo resi conto che il bisogno di Santo di trovare il suo posto a tavola era condiviso dagli adottati e dalle loro famiglie in tutto il mondo. Attraverso il viaggio di Santo scopriamo cosa significa appartenenza».

Il film mette infatti in relazione la vicenda dell’adozione di Marabella con dinamiche simili osservate in altri Paesi, tra cui Regno Unito, Irlanda, Belgio e Australia.

Il film è stato realizzato da una squadra internazionale, composta dal direttore della fotografia Sebastian Nieves, dal montatore R. Bradley Bass, dal compositore Chris Heslop e dal produttore consulente Tony Gerber.

Per la parte italiana, la produzione ha visto il coinvolgimento di Alessia Gasparella e Giorgio Vigna di Red Sled Films.

Dopo un periodo di ricerca e sviluppo durato alcuni mesi, le riprese si sono svolte tra Reading (Pennsylvania) e Aosta per un totale di dieci giorni.

La post-produzione si è conclusa ad aprile 2025.Oltre al contributo della Film Commission Vallée d’Aoste, il progetto ha ricevuto il sostegno di enti americani come la Carolyn & Jerry Holleran Foundation, la Reading Musical Foundation, il PA Film Office, e il contributo di oltre cento donatori individuali.

Dopo una prima proiezione privata al Cinema de la Ville di Aosta, sono previste nel corso dell’anno proiezioni pubbliche, anche in altri contesti internazionali.

(erika david)

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