A Cogne è andata in scena la Devétéya, rito tra tradizione e senso di comunità
Capre, mucche e pecore alla Devétéya di Cogne
Allevamento
di Fausto Vassoney  
il 10/10/2025

A Cogne è andata in scena la Devétéya, rito tra tradizione e senso di comunità

Le mandrie scese dai pascoli di Cogne, il 4 e 5 ottobre, hanno sfilato tra due ali di folla in centro paese fino al Prato di Sant'Orso

Musica e danze hanno accompagnato, sabato e domenica 4 e 5 ottobre a Cogne, il sentitissimo appuntamento annuale con la Devétéya, la manifestazione che celebra la ridiscesa verso valle delle mandrie degli allevatori locali.

Un vero e proprio bagno di entusiasmo e costumi che ha coinvolto centinaia di spettatori, riversatisi lungo il ciottolato di via Bourgeois, palcoscenico d’eccezione per il passaggio delle sfilate delle bovine.

La sfilata in paese

Una a una le rappresentanze dei vari alpeggi – di ritorno a valle dopo 120 giorni in altura – hanno colorato il centro del paese tra la musica dei ragazzi del gruppo folkloristico Lou Tintamaro, gli applausi e – soprattutto – i rintocchi dei campanacci agghindati a festa.

Ad affiancare i bosquet delle reines (delle corna e del latte), anche tantissimi stand e mercatini allestiti per promuovere pietanze agroalimentari e specialità di ogni tipo, nonché una vasta scelta di prodotti dell’artigianato: dalle lavorazioni in legno agli oggetti intarsiati in cuoio, passando per i pizzi delle instancabili dentellières.

E poi ancora, la gara di spinta delle rotoballe per grandi e piccini lungo la strada che dal cimitero porta al centro e una serata danzante a concludere il sabato, seguiti da una domenica altrettanto ricca di appuntamenti con sfilate degli animali e benedizioni del bestiame.

La gioia degli allevatori

Il modo migliore per ritrovarsi e celebrare in maniera corale la ripartenza dopo un periodo difficile che – tra le scorie dell’alluvione del 2024, la siccità dell’ultima stagione estiva e la minaccia dell’epidemia di dermatite – hanno messo a dura prova gli allevatori valdostani.

Lo sa bene Massimiliano Glarey della Ferme du Grand Paradis, che spiega: «Dopo l’alluvione dell’anno scorso, quest’anno c’è stata un’estate siccitosa. Dove c’erano gli impianti irrigui ci siamo salvati, mentre nei pascoli un po’ più asciutti è stata un po’ più dura. La dermatite? Condivido la scelta di vaccinare tutta le Regione – prosegue -, non solo la zona di restrizione. E la prova è che siamo riusciti a svolgere questa manifestazione, cosa che in Svizzera, dove hanno fatto scelte vaccinali diverse, non hanno potuto fare».

Le celebrazioni della Devétéya sono un sospiro di sollievo anche per Bruno Jeantet dell’azienda agricola Prasupiaz, che attorniato dai suoi famigliari e collaboratori aggiunge: «Con quello che abbiamo avuto l’anno scorso non pensavo di arrivare fino a qui, molti pascoli non ci sono più. Con meno bestie siamo comunque arrivati bene a fine settembre e siamo soddisfatti. Questa è una festa che sentiamo molto, vedere tanti giovani è un bene».

Tra i numerosi partecipanti al défilé, anche i bovini dell’alpeggio Ponton, per la prima volta senza lo storico gestore Maurilio Gérard, ricordato da un tributo proprio durante la sfilata. A raccogliere l’eredità il figlio Patrick, titolare dell’azienda agricola Costa del Pino, che con particolare trasporto dichiara: «La stagione è stata buona, nonostante sia mancato mio papà. Adesso cercheremo di portare avanti noi l’alpeggio, come ha fatto lui».

(fausto vassoney)

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