Ice Memory, inaugurato in Antartide il santuario che conserva la memoria dei ghiacciai alpini
La grotta del santuario del progetto di Ice Memory
Ambiente
di Erika David  
il 14/01/2026

Ice Memory, inaugurato in Antartide il santuario che conserva la memoria dei ghiacciai alpini

Nel santuario sono conservate anche le carote di ghiaccio prelevate sui ghiacciai del Colle del Lys, del Grand Combin e del Monte Bianco nell'ambito del progetto Ice Memory

«Siamo l’ultima generazione che può agire». Le parole di Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation, suonano come un monito e insieme come una chiamata collettiva alla responsabilità.

«Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un’eredità per l’umanità». È da questa consapevolezza che nasce un traguardo storico appena raggiunto nel cuore dell’Antartide.

Inaugurato in Antartide il primo archivio mondiale dei ghiacciai montani

Alla Stazione italo-francese Concordia, sull’altopiano antartico, è stato inaugurato il primo archivio al mondo destinato a conservare per secoli campioni di ghiaccio provenienti dai ghiacciai montani.

Un vero e proprio santuario del ghiaccio, realizzato nell’ambito del progetto internazionale Ice Memory, che punta a salvare la memoria climatica del pianeta prima che venga cancellata dalla fusione dei ghiacciai.

L’archivio rappresenta una tappa fondamentale per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università Ca’ Foscari Venezia insieme a Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes, con il Paul Scherrer Institute svizzero.

Dal Monte Bianco all’Antartide: il lungo viaggio delle carote di ghiaccio

Le prime due carote di ghiaccio custodite nel nuovo archivio provengono da ghiacciai alpini in forte regressione: il Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e il Grand Combin (Svizzera, 2025).

Campioni che racchiudono la memoria dell’atmosfera del passato e che hanno affrontato un viaggio di oltre 50 giorni per raggiungere l’Antartide.

Partite a metà ottobre 2025 da Trieste a bordo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, nell’ambito della 41ª campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, le carote – 1,7 tonnellate di ghiaccio mantenute costantemente a -20 gradi – hanno attraversato Mediterraneo, Atlantico, Pacifico e Oceano Meridionale, fino alla Stazione Mario Zucchelli.

Da lì, un volo speciale le ha trasportate a Concordia, a 3.233 metri di altitudine.

Lo stoccaggio delle carote di ghiaccio nel santuario dell’Ice Memory Ph. Gaetano Massimo Macri

L’Ice Memory Sanctuary: una grotta di ghiaccio per i secoli futuri

Il nuovo Ice Memory Sanctuary è una grotta scavata interamente nel ghiaccio: 35 metri di lunghezza, 5 metri di altezza e larghezza, a circa 5 metri sotto la superficie e 9 metri di profondità totale.

Un’infrastruttura naturale, progettata dall’Unità Tecnica Antartica dell’Enea con la collaborazione dell’Istituto Polare Francese, senza l’uso di materiali da costruzione né sistemi di refrigerazione artificiale.

La conservazione è garantita dalle temperature naturalmente stabili dell’Antartide, che si mantengono intorno ai -52 gradi tutto l’anno, proteggendo i campioni da contaminazioni e variazioni ambientali.

Un progetto approvato nel rispetto del Protocollo di Madrid e finanziato dalla Fondazione Principe Alberto II di Monaco.

Un patrimonio scientifico globale contro la perdita dei ghiacciai

I ghiacciai montani stanno scomparendo a una velocità senza precedenti. Dal 2000 a oggi, la perdita di massa glaciale ha raggiunto circa il 5% a livello globale, con punte ben più alte in alcune regioni. Una fusione che rischia di cancellare informazioni climatiche fondamentali per comprendere il passato e anticipare il futuro.

Le carote di ghiaccio conservate da Ice Memory sono vere e proprie capsule del tempo: intrappolano gas atmosferici, aerosol, polveri e inquinanti che permettono alla scienza di ricostruire l’evoluzione del clima terrestre.

«Garantiamo alle future generazioni di ricercatori la possibilità di studiare il clima del passato con tecnologie che oggi forse non esistono ancora», spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation e professore a Ca’ Foscari Venezia.

Dalle Alpi al mondo: un’eredità comune dell’umanità

Nei prossimi anni, decine di altre carote di ghiaccio provenienti da regioni chiave come Ande, Pamir e Caucaso si uniranno a quelle alpine nell’archivio antartico. L’obiettivo è costruire un patrimonio scientifico globale, concepito come bene comune dell’umanità.

Nel quadro del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera, verrà definita una governance internazionale per garantire un accesso equo e trasparente ai campioni, basato esclusivamente su criteri scientifici.

Un appello urgente alla comunità internazionale

Per rispettare la roadmap di Ice Memory – campionare 20 ghiacciai in 20 anni – la Ice Memory Foundation lancia un appello a comunità scientifica, istituzioni e decisori politici affinché sostengano nuove campagne di perforazione e l’ampliamento dell’archivio globale del ghiaccio.

Un’urgenza che torna nelle parole della direttrice Ohlmann: «Siamo l’ultima generazione che può agire».

Un messaggio che, dai ghiacci dell’Antartide alle Alpi, chiama in causa tutti.

(re.aostanews.it)

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