Groenlandia, “accordo quadro” congela la crisi. Cosa ne sappiamo
Roma, 22 gen. (askanews) – Il piano negoziato dal segretario generale nato Mark Rutte per un accordo con gli Usa sulla Groenlandia è frutto di giorni di trattative con la Danimarca e gli alleati europei, a cui ha partecipato attivamente il rappresentante americano presso l’Alleanza Atlantica Matthew Whitaker. Ci sono stati anche incontri tra alti ufficiali militari dell’Alleanza, prima a Bruxelles e poi a Davos. Rutte ha insomma lavorato a una soluzione di compromesso, volta a disinnescare l’escalation e a riportare la discussione su un terreno negoziale.
Ieri il presidente Usa Donald Trump da Davos ha de facto dato il suo assenso, ritirando l’immediata minaccia di nuovi dazi. Esiste ora una “intesa quadro” di cui vanno però definiti e discussi i dettagli. Da varie indiscrezioni e dal poco di preciso che è stato detto in pubblico, ci sono punti in sostanza confermati, molto ancora da precisare.
Fonti occidentali citate dal New York Times riferiscono che, durante i colloqui, è stata discussa l’ipotesi di una soluzione territoriale limitata, che consentirebbe agli Stati Uniti di esercitare una forma di sovranità su aree circoscritte della Groenlandia destinate a basi militari, sul modello delle basi britanniche a Cipro. Non è però chiaro se questo schema rientri effettivamente nell’accoro “framework” richiamato da Trump.
In una nota ufficiale, la NATO afferma che eventuali negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo di impedire a Russia e Cina di ottenere una presenza economica o militare sull’isola. Rutte ha fatto sapere di non aver proposto alcun compromesso sulla sovranità durante l’incontro con Trump a Davos.
Nel quadro negoziale è previsto il rispetto del principio di sovranità della Danimarca sull’isola, secondo due fonti informate sulla proposta riportate da Axios. L’impostazione del “Greenland framework” riafferma il quadro giuridico esistente, pur lasciando spazio a forme di cooperazion strategica con la Groenlandia.
Secondo Axios, la possibile intesa manterrebbe formalmente la sovranità della Danimarca sull’isola artica, escludendo quindi un trasferimento di controllo statale. In questa linea si inserisce anche quanto riportato dal The Telegraph, secondo cui l’accordo non prevede la vendita della Groenlandia agli Stati Uniti.
Le “linee guida” concordate a Davos, in sostanza, consentirebbero a Washington di ottenere un controllo sovrano su alcune aree limitate del territorio groenlandese destinate a basi militari statunitensi. In base alla proposta, queste installazioni sarebbero considerate a tutti gli effetti territorio degli Stati Uniti, secondo un modello analogo a quello delle basi britanniche a Cipro, che pur trovandosi su suolo cipriota rientrano nella sovranità del Regno Unito.
“Il Regno di Danimarca desidera continuare a intrattenere un dialogo costruttivo con gli alleati su come rafforzare la sicurezza nell’Artico, incluso il Golden Dome degli Stati Uniti, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale”, ha dichiarato stamattina la primo ministro danese Mette Frederiksen, in un comunicato stampa diffuso dal governo di Copenaghen. Frederiksen ha ribadito che “la sicurezza nell’Artico è una questione che riguarda l’intera alleanza NATO”. Pertanto, ha spiegato la primo ministro, “è positivo e naturale che venga discussa anche tra il Segretario generale della NATO e il Presidente degli Stati Uniti. Il Regno di Danimarca ha lavorato a lungo affinché la NATO aumenti il proprio impegno nell’Artico”.
Trump, con il suo consueto approccio mercantilistico, secondo il Daily Mail valuta la possibilità di offrire a ciascuno dei 57.000 abitanti della Groenlandia un milione di dollari, se la popolazione dell’isola voterà per entrare a far parte degli Stati Uniti. Il piano di Trump prevederebbe che l’isola accetti di indire un referendum e che l’adesione agli Stati Uniti superi il 60%, per procedere quindi all’esborso.
“Sebbene il piano sembri assurdo, il prezzo è una frazione dei 595 miliardi di sterline (798,8 miliardi di dollari) che gli Stati Uniti spendono ogni anno per la difesa”, ha rimarcato il Daily Mail.
Il possibile accordo” sulla Groenlandia appare, per ora, più come un’intesa di principio volta a ridurre le tensioni tra alleati che come un progetto definito nei suoi contenuti giuridici e territoriali.
