Donne un po’ speciali: Katia, l’imprenditrice e sommelier
L'intervista a Katia Albanese, presidente del Consorzio Turistico L'Espace Pila, pubblicata su Gazzetta Matin
Donne un po’ speciali: Katia, l’imprenditrice e sommelier.
Dalle sorelle libraie del capoluogo, alle sorelle del colorificio di Donnas, passando per le quattro sorelle operatrici del turismo di Bionaz. Poi, l’unica donna capo cantonieri della nostra regione (e tra le poche o forse l’unica anche in Italia), la sindaca esperta di serramenti in alluminio e l’allevatrice che è anche ultratrailer e si prepara al suo 10º Tor des Géants.
E ancora la dirigente sanitaria che ha sempre sognato di fare l’infermiera e le imprenditrici del settore drink & food.Ecco le storie, i ricordi e le aspirazioni di nove donne che abbiamo scelto di intervistare e che testimoniano scelte di vita e di lavoro fatte di tenacia e di impegno.Riproponiamo le interviste pubblicate lunedì 2 marzo su Gazzetta Matin.
Katia, l’imprenditrice e sommelier
C’è un’arte sottile nel saper leggere un vino, ma ce n’è una ancora più complessa nel saper guidare un’azienda in un settore che, per secoli, ha parlato al maschile.
In occasione dell’8 marzo, raccontiamo la storia di Katia Albanese, sommelier dell’Associazione italiana Sommelier, degustatrice nazionale e imprenditrice a Pila.
La sua non è solo una carriera, ma un esempio di come determinazione e sensibilità possano trasformare la passione in eccellenza.
Classe 1990, Katia è letteralmente cresciuta tra i tavoli del ristorante di famiglia, Lo Yeti, nato proprio nell’anno della sua nascita.
Nonostante una carriera da maestra di sci e una laurea in Comunicazione e marketing a Milano, il richiamo di casa è stato troppo forte.
Nel 2018, insieme al marito e al migliore amico, ha preso in mano le redini dell’attività, trasformandola in un’azienda solida che oggi conta 16 dipendenti.
«La sfida più grande? Essere rispettata come leader», confessa Katia. «Bisogna portare in sala un carisma e una positività costanti. È una catena: se io trasmetto energia ai miei collaboratori, loro la trasmetteranno ai clienti».
Oltre alla gestione aziendale e alla presidenza del Consorzio Turistico di Pila, Katia è un punto di riferimento per l’AIS Valle d’Aosta.
«Nella degustazione, noi donne abbiamo una sensibilità diversa. Siamo più avvezze a interrogarci su ciò che abbiamo davanti, a usare i sensi in modo profondo».
Questo approccio si traduce, anche nel lavoro, in un’accoglienza che fa sentire l’ospite a casa, trasformando un semplice pasto in un’esperienza narrativa. Ma la passione per il lavoro spesso si scontra con la necessità di conciliare impresa e famiglia.
«Spesso penso che solo una mamma possa gestire tutto questo. La parità? Siamo ancora lontanissimi».
Il suo racconto è crudo e reale: ha partorito la prima figlia il 23 giugno e il 1° luglio era già in sala per l’inizio della stagione.
«Senza tutele, al 100% mamme e imprenditrici»
«Noi imprenditrici non abbiamo tutele. Devi essere presente al 100% come professionista e al 100% come madre, senza mai sentirti giustificata se manchi in uno dei due ruoli».
Per Katia quindi, l’8 marzo è un promemoria. «Serve a ricordarci quanto le donne siano fondamentali e quanto ancora ci sia da lottare per farsi sentire».
Alle giovani donne che vogliono intraprendere una carriera ma temono di non farcela, suggerisce di usare quella paura come una spinta: «È come il cancelletto di partenza per una sciatrice: quella tensione è ciò che ti fa spingere più forte».
E per chiudere in bellezza, il brindisi ideale per festeggiare le donne non può che essere valdostano: «Brinderei ai traguardi delle donne con una bollicina metodo classico della Valle d’Aosta. Qualità, nicchia e tutta l’energia della nostra terra».
(simona campo)
