Iran, Bce riunita in settimana. Lagarde: faremo necessario per controllo inflazione
Roma, 14 mar. (askanews) – La prossima settimana (mercoledì 18 e giovedì 19) si riunirà il direttivo della Banca centrale europea e, anche se al momento la posizione è di attesa, da Francoforte è arrivato un netto segnale di allerta, dopo la fiammata dei prezzi dell’energia innescata dal conflitto in Iran.
“Faremo tutto quello che è necessario affinché l’inflazione sia sotto controllo e affinché i francesi e gli europei non subiscano aumenti dell’inflazione come quelli visti nel 2022”, ha affermato la presidente Christine Lagarde il 10 marzo. Lagarde è stata intervistata in diretta dalla radio France Inter e da altre due emittenti francesi, France 2 e TV5 Monde. Non si è voluta sbilanciare sull’ipotesi di rialzi dei tassi o sulla loro eventuale tempistica. Perché “oggi c’è una tale incertezza che sarei incapace di dirvi con precisione quello che decideremo”, ha spiegato. Ma ha lanciato un segnale molto chiaro: l’istituzione non intende ripetere il copione (e l’errore) del 2022, quando attese a reagire ai rincari dell’energia venendo poi accusata di non essersi mossa abbastanza in fretta. “Credetemi – ha detto – prenderemo le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo. C’è un direttorio la settimana prossima e vi dico come cercheremo di gestire la situazione. Quello che faremo è non precipitarci su una decisione, perché c’è troppa incertezza e volatilità. Piuttosto, cercheremo di analizzare tutti gli elementi, tutti i fatti verificati. È imperativo verificare le fonti, l’autenticità dei fatti che si esaminano”. E poi “facciamo gli scenari, se il conflitto dura due mesi, se dura un anno. Se il prezzo del petrolio risale a 130 dollari, se il prezzo del gas vola come nel 2022. Si fanno delle ipotesi e si fanno degli scenari. E’ questo il lavoro che faremo e che facciamo già e che continueremo a fare fin quando durerà questa incertezza e questa volatilità”.
Lo scenario di un cambio di rotta sui tassi nell’area euro è stato alimentato dai balzi del petrolio, spingendo analisti e operatori a ipotizzare uno o due rialzi quest’anno, laddove in precedenza era atteso un lungo mantenimento dello status quo.
A Lagarde è stata anche rivolta una domanda sul rischio di “stagflazione” che è stato evocato il 9 marzo dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, al termine dell’Eurogruppo. “Se ci fosse una rapida de-escalation, con danni limitati a forniture e infrastrutture di energia – secondo il commissario – probabilmente l’impatto sarebbe limitato. Tuttavia, se le forniture e le infrastrutture di energia venissero persistentemente prese di mira si rischia di esporre l’economia globale a uno shock stagflazionistico sul lungo termine”.
“Non penso per nulla che siamo nella situazione di stagflazione”, ha però detto Lagarde. E’ qualcosa che si è visto “negli anni ’70, quando si è lasciato che le attese di inflazione andassero senza controllo e questo ha portato un’inflazione molto forte”. Oggi invece “tutti i banchieri centrali sono attenti” a non lasciar sfuggire di mano la situazione. Secondo la presidente Bce nella crisi sull’Iran oggi “siamo in una situazione oggi molto diversa da quella del 2022” dopo l’invasione dell’Ucraina. “In particolare nel 2022 avevamo dei prezzi dell’energia aumentati molto, il petrolio Brent aveva raggiunto quasi 130 dollari”, il gas era altissimo e “oggi non siamo agli stessi livelli”. Inoltre “nel 2022 l’inflazione era più o meno al 6%, oggi abbiamo un’inflazione che è all’1,7% nella zona euro, quindi siamo in una situazione molto più sotto controllo. L’inflazione è sotto controllo e la crescita è piuttosto resistente. E, terzo elemento molto diverso, è che nel 2022 il gas russo lo abbiamo perso irrimediabilmente e subito”. Mentre oggi “se si può arrivare a degli sforzi diplomatici sufficienti, congiunti, per una de-escalation che consenta di sbloccare il traffico nello stretto di Hormuz, allora siamo in condizioni di ripristinare una situazione che non sarà esattamente com’era prima, ma che tornerà rapidamente a livelli più ragionevoli”. Uno dei “vantaggi” delle oscillazioni sui prezzi del petrolio “è che quando aumenta il prezzo della benzina sale”, ma poi quando il greggio ridiscende anche il prezzo alla pompa dei carburanti ridiscende. “Oggi siamo in una situazione diversa”, ha ripetuto.
Purtroppo da allora gli sviluppi non sono andati nella direzione auspicata. Dopo alcune oscillazioni, il barile di petrolio è sembrato assestarsi attorno ai 100 dollari, livello che se persistesse implicherebbe una stabile spinta rialzista su carburanti e bollette, quindi un elemento di maggiori pressioni inflazionistiche. La Bce non è ovviamente la sola banca centrale a dover fare i conti con un possibile cambio di rotta. Gli analisti ipotizzano rialzi dei tassi anche per la Banca d’Inghilterra. Mentre negli Stati Uniti ora escludono i tagli dei tassi che in precedenza erano attesi dalla Federal Reserve.
Di Roberto Vozzi
