Elezioni in Ungheria, chi sono Viktor Orban e Peter Magyar
AskaNews
di admin Administrator  
il 11/04/2026

Elezioni in Ungheria, chi sono Viktor Orban e Peter Magyar

Roma, 11 apr. (askanews) – Più ancora che uno scontro tra partiti, le elezioni ungheresi si caratterizzano come un duello tra due figure che si definiscono anche attraverso il rapporto reciproco. Da una parte c’è il premier ungherese Viktor Orban, 62 anni, al potere dal 2010 e ormai leader europeo più longevo in carica, l’uomo che ha trasformato l’Ungheria in un laboratorio del nazionalismo sovranista. Dall’altra c’è Peter Magyar, 45 anni, ex interno del sistema Fidesz, oggi leader di Tisza e primo avversario davvero competitivo contro Orban da molti anni. E’ uno scontro politico, quello che va in scena a Budapest, ma anche biografico: il rivale di oggi è cresciuto ammirando il leader che ora vuole abbattere.

Orban è nato nel 1963 in un villaggio a ovest di Budapest, ha studiato legge, passando anche da Oxford per un breve periodo di studi in filosofia politica e, prima di arrivare al governo, ha giocato a calcio a livello semiprofessionistico. Divenne uno dei volti della svolta post-comunista quando, da giovane avvocato, chiese pubblicamente nel 1989 il ritiro delle truppe sovietiche. Dopo aver fondato il partito Fidesz, arrivò per la prima volta alla guida del governo nel 1998 a soli 35 anni, perdendo il potere nel 2002 e poi tornando trionfalmente nel 2010. Da allora ha riscritto le regole del sistema, parlando apertamente di “democrazia illiberale”, stringendo i rapporti con Donald Trump e Vladimir Putin, mantenendo legami stretti con la Cina e portando l’Ungheria in rotta di collisione quasi permanente con Bruxelles, che ha congelato miliardi di euro di fondi per le contestazioni sullo stato di diritto.

Magyar ha una traiettoria molto diversa, almeno in apparenza, ma anch’essa si è sviluppata dentro il mondo costruito da Orban. Nato nel 1981 in una famiglia di avvocati, ha studiato legge, ha lavorato per il ministero degli Esteri e poi per l’ufficio del primo ministro a Bruxelles, per passare in seguito a una banca statale e alla guida di un’agenzia per i prestiti agli studenti. Nel 2006 ha sposato Judit Varga, che diventerà ministra della Giustizia di Orban; i due, poi divorziati nel 2023, hanno tre figli. La sua esplosione politica è arrivata nel 2024, dopo il caso del perdono concesso a un uomo coinvolto in una vicenda di abusi sessuali su minori, scandalo che ha travolto Varga e ha aperto una breccia nella narrazione etica di Fidesz. Pochi mesi dopo, quasi dal nulla, Magyar ha portato il suo nuovo partito, Tisza, al 30% alle elezioni europee.

Il rapporto tra i due è il cuore politico del duello. Si narra che da bambino Magyar tenesse una foto di Orban appesa nella sua cameretta, affascinato dall’energia del cambio di regime e dall’immagine del giovane leader anticomunista. In questo senso, la sfida del 2026 è anche una resa dei conti interna alla lunga era orbaniana: Magyar non arriva dall’opposizione storica, ma dall’universo politico e umano cresciuto attorno a Fidesz. La sua rottura nacque quando disse di essersi sentito disilluso davanti alla corruzione e alla propaganda viste dall’interno. Da lì in poi il rapporto si è trasformato in ostilità aperta. Orban ha trattato Magyar come il volto politico del fronte esterno che vuole rovesciarlo, lo ha associato a Bruxelles e a Kiev e ha presentato il voto come una scelta tra “guerra e pace”, insistendo che “per la pace, Fidesz è la scelta sicura”. Magyar, al contrario, ha definito il voto un “referendum” sul posto dell’Ungheria nel mondo e ha accusato Orban di aver trascinato il paese verso un equilibrio sempre più filorusso e sempre più conflittuale con l’Unione europea.

La durezza dello scontro si misura anche nei metodi. In febbraio Magyar ha denunciato che persone legate al governo starebbero preparando la diffusione di un video intimo per screditarlo, parlando di una campagna “in stile russo”. Dall’altra parte, il campo di Orban ha continuato a usare contro di lui il vecchio argomento del tradimento: non semplicemente un avversario, ma un voltagabbana, uno che ha vissuto dentro il sistema e ora lo combatte. E’ proprio questo, però, che rende Magyar particolarmente pericoloso per il premier: conosce linguaggio, simboli e meccanismi del potere che sfida e che ha conosciuto dall’interno.

Anche sul piano dello stile, i due si somigliano più di quanto entrambi ammettano. Orban resta il “ragazzo di campagna” che parla alla provincia, al mondo rurale, ai ceti più tradizionali e che da anni presenta sé stesso come scudo della sovranità ungherese. Magyar, però, ha preso molto dal suo repertorio: campagna capillare nei collegi, uso insistito delle bandiere nazionali, appello al patriottismo, mobilitazione dal basso, forte presenza sui social. Tisza ha mutuato diversi elementi della grammatica politica orbaniana, pur mettendoli al servizio di un messaggio opposto: non consolidare il sistema, ma provare a scalzarlo.

Per questo i “duellanti di Budapest” non sono semplicemente due candidati rivali. Orban è il fondatore del sistema, Magyar il prodotto ribelle di quel sistema. Il primo ha costruito in quindici anni una macchina di potere che ha ridisegnato istituzioni, media e rapporti internazionali dell’Ungheria; il secondo cerca di convincere gli elettori che proprio perché viene da lì può smontarla. Se Orban incarna la continuità della sua “democrazia illiberale”, Magyar rappresenta la prima vera sfida nata dall’interno del suo stesso mondo. Anche per questo motivo, per il premier ungherese, questa appare la battaglia più insidiosa di tutte.

Di Antonio Moscatello

[I profili intrecciati dei due leader|PN_20260411_00056|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260411_152756_845621B0.jpg |11/04/2026 15:28:05|Elezioni in Ungheria, chi sono Viktor Orban e Peter Magyar|Ungheria|Politica, Europa Building]

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