Politica italiana in cerca di un equilibrio, appunti dal taccuino
Roma, 11 apr. (askanews) – E’ stata una settimana particolare e strana per la politica italiana. Dopo i giorni seguiti al referendum, con il “terremoto” che ha colpito il governo e il centrodestra e l’euforia del centrosinistra, l’impressione è che ancora non sia stato trovato un nuovo equilibrio né tra le coalizioni né all’interno degli schieramenti.
Passeggiare in Transatlantico, la grande sala della Camera dei deputati davanti all’Aula, è da sempre il modo migliore per raccogliere e osservare gli umori dei parlamentari. Il 9 aprile, giorno dell’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, naturalmente, era particolarmente affollato. Ecco qualche spunto che abbiamo tratto, scorrendo gli appunti presi sul taccuino.
Lato centrodestra. In Fratelli d’Italia si percepisce del nervosismo. Il ‘repulisti’ promosso da Giorgia Meloni (con le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusti Bartolozzi e Daniela Santanchè) al momento si è fermato, ma non è detto che non arrivi a toccare anche il partito. Nessuno ne parla apertamente, ma qualche malumore nella gestione, di fatto affidata alla sorella della premier Arianna, c’è. Le preoccupazioni sono anche acuite dal “caso” di Matteo Piantedosi, il ministro dell’Interno che avrebbe avuto una relazione con la giornalista Claudia Conte (per ammissione di lei). L’opposizione chiede un chiarimento, in particolare su alcuni incarichi che la donna ha ottenuto in questi anni, sia in Rai che in eventi promossi da soggetti pubblici. Il ministro, sulla questione, non ha sin qui detto una parola. Una linea che nel partito di maggioranza sempre meno gradiscono. “Far finta che non sia successo niente non è una buona strategia, dovrebbe spiegare e dare la sua versione, altrimenti si alimentano le polemiche e le insinuazioni, che siano o meno pretestuose”, si lamenta un parlamentare di Fdi.
Per quanto riguarda Forza Italia, il partito è una polveriera. La leadership di Antonio Tajani, segretario e ministro degli Esteri, è messa sempre più in discussione. Il 9 aprile i divanetti di Montecitorio sono stati il luogo di riunione per i “ribelli”. Tajani, da parte sua, è appesantito anche da qualche ruggine con i compagni di governo. Con Salvini, si sa, la linea in politica estera è molto diversa. Ma anche con il titolare della Difesa Guido Crosetto ci sarebbe “freddezza”, testimoniata dall’assenza di tutti i ministri di Fi all’informativa di Crosetto in Aula sulla questione delle basi americane in Italia. Con Meloni il rapporto è solido, anche se il ministro non sarebbe stato contento di alcune iniziative, come l’averlo inviato come rappresentante italiano alla riunione del Board of Peace a Washington. Di quella foto con in mano il cappellino rosso MAGA, che ancora ogni tanto l’opposizione gli rinfaccia, avrebbe fatto molto volentieri a meno.
Arriviamo a Salvini. L’8 ha incontrato i giornalisti della stampa estera parlando tra l’altro di Viktor Orban (“Un amico”), di Donald Trump (“Il Nobel? Vediamo come vanno i conflitti aperti…”), di Europa (“Serve una deroga al Patto di stabilità, altrimenti sarebbe un Patto di stupidità”). Una scelta, quella di presentarsi ai corrispondenti, in linea con il cambio di linea comunicativa del leader leghista, che nelle scorse settimane ha scelto il giornalista David Vecchi, ex direttore del Tempo, per coordinare la comunicazione del Carroccio. Il primo cambiamento è stato quello di ridurre le polemiche interne, anche per far emergere i dissidi che ci sono tra i partner di centrodestra. Il risultato è che “Matteo sembra il saggio della coalizione, che è tutto dire”, scherza un importante esponente leghista.
Passando al centrosinistra, la soddisfazione – che ancora c’è – per l’esito referendario si mescola con le tensioni dovute alle diverse visioni. Giuseppe Conte, leader del M5s, spinge per le primarie aperte, convinto di poter battere Elly Schlein, segretaria del Pd, primo partito dell’opposizione con una percentuale quasi doppia rispetto ai pentastellati. Schlein ha detto di non essere contraria, ma al momento è più cauta. “Ma non ha paura, non crede ai sondaggi che vedono Conte in buona posizione”, assicurano i suoi. Il 9 sono stati, comunque, i leader del centrosinistra i protagonisti del Transatlantico, dove si sono trattenuti a lungo, fatto piuttosto inconsueto, in particolare per Schlein. Segno della volontà di ostentare una certa sicurezza, quasi un recupero fisico del “territorio”. A margine dei lavori dell’Aula è stato dunque un turbillon di incontri e colloqui: Conte con Schlein, poi Schlein con Fratoianni (Avs), quindi Conte con Fratoianni e infine entrambi con il verde Angelo Bonelli. Un gran movimento, dunque, per cercare di non litigare. “Meloni ha menato sulle opposizioni, perché si rende conto che se le opposizioni stanno insieme lei alle prossime elezioni va a casa”, avverte l’ex premier Matteo Renzi. Il problema sarà, appunto, farle stare insieme.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
