Cia: 300 eventi estremi in 2025, minacciato il vigneto Italia
Roma, 12 apr. (askanews) – Con circa 300 eventi estremi nel 2025, i numeri del cambiamento climatico incombono come una variabile sempre più strutturale sull’economia del vigneto italiano. Un asset del valore di 56 miliardi di euro, che il riscaldamento globale mette progressivamente a rischio. Lo sottolinea Cia-Agricoltori Italiani, che proprio nel giorno di inaugurazione del Vinitaly a Verona accende i riflettori su dati e scenari che interrogano il futuro del comparto.
Solo nel 2025, l’Italia ha registrato quasi 380 eventi climatici estremi. Se questa frequenza viene proiettata nel tempo, Cia stima che, in assenza di interventi strutturali di mitigazione, il sistema agroalimentare tricolore potrebbe subire perdite superiori a 12 miliardi di euro l’anno entro il 2050. E il comparto vitivinicolo, con 670.000 ettari coltivati e oltre 44 milioni di ettolitri prodotti nell’ultimo anno, è tra i settori più esposti.
I modelli climatici, ricorda Cia, sono concordi nel prevedere un aumento delle temperature fino a +2°C nel periodo 2021-2050 rispetto alla media 1981-2010, con punte fino a +5°C a fine secolo nello scenario peggiore. L’ultima campagna vitivinicola ha confermato le tendenze degli anni precedenti: siccità prolungate al Sud, eccesso idrico al Nord, grandinate sempre più intense nel Nord-Est. Eventi che stanno già generando maggiori costi lungo la filiera, tra rese minori e più spese per la gestione del rischio, con impatti ancora gestibili ma in rapido aumento. La vera questione, però, è sulle prospettive di lungo periodo: se il riscaldamento globale supererà la soglia dei +2°C, circa il 90% di tutte le aree vitivinicole tradizionali nelle regioni costiere e pianeggianti d’Italia potrebbe non essere più in grado di produrre vino di alta qualità in condizioni economicamente sostenibili entro la fine del secolo.
Con un valore fondiario complessivo di 56 miliardi di euro, il rischio climatico si traduce anche in un rischio patrimoniale diretto. La ricerca sullo spostamento delle zone vocate verso altitudini superiori pone una domanda cruciale: il valore del terreno vitato nelle aree tradizionali sta già scontando il rischio climatico? Al momento la risposta appare negativa, ma il disallineamento tra dinamiche di mercato e rischio reale apre un altro fronte di vulnerabilità per il settore.
“Il clima sta cambiando le regole del gioco per gli agricoltori italiani: rese, qualità e cicli produttivi sono già sotto pressione – spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – Non è più un’emergenza, ma una condizione strutturale. Eventi estremi, aumento delle temperature, ondate di calore e scarsità idrica hanno effetti ormai innegabili e, in viticoltura, oltre alle perdite sulla produzione, possono impattare sul processo e sull’equilibrio della maturazione. Per questo, è necessario potenziare l’accesso a strumenti integrati contro i rischi climatici e garantire maggiore stabilità finanziaria alle imprese. L’uva è tra i prodotti con i maggiori valori assicurati, ma il numero di aziende aderenti sconta ancora divari territoriali. C’è bisogno di un sistema più inclusivo, semplice e aderente alle esigenze reali delle imprese”.

