Allergie respiratorie e lavoro: un rischio sottovalutato per produttività e sicurezza
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 28/04/2026

Allergie respiratorie e lavoro: un rischio sottovalutato per produttività e sicurezza

Roma, 28 apr. – In occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, le allergie respiratorie emergono come un fattore di rischio ancora ampiamente sottovalutato nei contesti professionali, ma con implicazioni rilevanti su produttività, sicurezza e performance operativa. Tradizionalmente considerate patologie stagionali di lieve entità, oggi si configurano sempre più come un rischio “invisibile”, in grado di incidere sulla vigilanza, sulla capacità decisionale e sulla sicurezza nelle attività lavorative.
Se ne è parlato oggi in occasione del convegno “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili” organizzato da Consumers’ Forum, con il patrocinio di INPS, Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (AIAS), Federfarma e Fenagifar, e che ha riunito Istituzioni nazionali, clinici, imprese, Associazioni dei pazienti e dei consumatori.

A livello europeo l’impatto economico complessivo della sola rinite allergica è stimato tra i 30 e i 50 miliardi di euro annui, anche a causa di fenomeni di assenteismo, presenteismo e ridotta produttività scolastica e lavorativa. I sintomi – congestione nasale, affaticamento e prurito – possono ridurre l’efficienza lavorativa fino al 40%, mentre il 61% dei pazienti presenta disturbi del sonno, con effetti diretti sulla capacità di mantenere adeguati livelli di attenzione durante l’attività lavorativa.

“Il tema delle allergie respiratorie è stato finora affrontato quasi esclusivamente in chiave clinica, mentre oggi emerge con forza la necessità di considerarlo anche come un fattore di rischio lavoro-correlato – afferma Pietro Antonio Patanè, Presidente dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti – La novità è rappresentata proprio dal connubio tra allergie respiratorie e carenza di attenzione, che può avere implicazioni concrete sulla sicurezza, soprattutto nelle mansioni che richiedono elevati livelli di vigilanza e prontezza di reazione. Questa riduzione della vigilanza può essere determinata sia dall’impatto dei sintomi della patologia non adeguatamente trattata – in particolare i disturbi del sonno – sia dagli effetti collaterali sedativi di alcune terapie, rendendo ancora più rilevante un corretto inquadramento e una scelta terapeutica appropriata.”

Il rischio assume una dimensione concreta se si osservano i contesti professionali più esposti. Da un lato, vi sono settori caratterizzati da un’elevata esposizione ad agenti allergizzanti – come agricoltura, florovivaismo, edilizia, lavorazione del legno e industria alimentare – dove le allergie possono colpire fino al 30-40% dei lavoratori, aumentando l’incidenza di patologie respiratorie professionali.
Dall’altro, tutte quelle mansioni in cui la riduzione dell’attenzione può tradursi in un rischio diretto di infortunio: conducenti di mezzi pesanti, operatori di gru e macchinari complessi, lavoratori in quota, addetti alla conduzione di impianti industriali o alla movimentazione di carichi, solo per citarne alcuni.

“Nei contesti lavorativi più esposti, il tema della vigilanza assume un valore centrale in termini di sicurezza – sottolinea Anna Lisa Mandorino, Segretario Generale Cittadinanzattiva – È importante che, nell’ambito della sorveglianza sanitaria, il medico competente consideri anche le allergie respiratorie nella valutazione complessiva dello stato di salute del lavoratore e lo orienti verso percorsi di gestione della patologia che non compromettano la vigilanza e la capacità di reazione, soprattutto nelle mansioni a maggiore rischio. Allo stesso tempo, è fondamentale che il lavoratore abbia accesso alle informazioni e agli strumenti necessari per essere correttamente orientato ed esercitare un ruolo attivo e consapevole nella gestione della propria patologia.”

In particolare, gli antistaminici di prima generazione, possono determinare sedazione, rallentamento dei tempi di reazione e riduzione della performance cognitiva, con un impatto comparabile, in termini di rischio, ad altre condizioni che alterano la vigilanza. Al contrario, gli antistaminici di seconda generazione, tra cui molecole come fexofenadina e bilastina, non attraversando la barriera emato-encefalica presentano un miglior profilo di sicurezza e una ridotta o assente sedazione, consentendo di controllare efficacemente i sintomi preservando la capacità di attenzione e reattività anche in condizioni operative complesse.

Una survey realizzata da AIAS tra marzo e aprile 2026 su un campione di 60 aziende italiane di diversi settori ad alta intensità operativa direttamente rappresentativi del rischio – oltre la metà delle quali di grandi dimensioni – evidenzia come il rapporto tra allergie respiratorie e contesto lavorativo sia ancora poco riconosciuto e raramente tradotto in azioni strutturate.
I risultati restituiscono infatti un paradosso: la consapevolezza del rischio esiste, ma non si è ancora trasformata in misure concrete di prevenzione. Solo il 18% delle aziende ha inserito il tema nella valutazione dei rischi (DVR), mentre il 32% prevede una sorveglianza sanitaria sistematica. Ancora più limitata è l’attenzione agli effetti dei trattamenti: appena il 2% ha procedure formalizzate per la gestione dei farmaci sedativi, e circa l’80% delle aziende non ha attivato alcuna iniziativa di sensibilizzazione sul tema.

“Le aziende oggi sono sempre più attente ai temi della sicurezza, ma il legame tra allergie respiratorie e rischio operativo è ancora poco esplorato – evidenzia Francesco Santi, Presidente Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza – In questo scenario diventa centrale sviluppare una vera cultura della ‘Sicurezza Consapevole’, che riconosca come anche condizioni apparentemente non critiche, come le allergie respiratorie, possano incidere sui livelli di attenzione e quindi sulla sicurezza. Promuovere una maggiore consapevolezza su questi aspetti significa rafforzare i sistemi di prevenzione, integrando la gestione della salute nei modelli organizzativi e considerando la riduzione della vigilanza come un fattore di rischio trasversale in molti contesti lavorativi.”

Proprio con questo obiettivo è stato presentato il documento “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili” realizzato grazie alla collaborazione tra Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), Associazione Nazionale Medici del Lavoro e Competenti (ANMA), FederAsma e Allergie, Consumers’ Forum, clinici, ed esperti di INAIL, che raccoglie un insieme articolato di proposte per rafforzare la consapevolezza, migliorare l’appropriatezza terapeutica e integrare il tema delle allergie respiratorie nei sistemi di prevenzione e sicurezza. Le raccomandazioni spaziano dal rafforzamento dell’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini e dei lavoratori, al ruolo del medico competente nella valutazione dei rischi legati alla riduzione dell’attenzione, fino a un maggiore coinvolgimento delle aziende nell’adozione di misure preventive e informative. Tra queste, anche l’introduzione di strumenti di comunicazione più chiari e immediati – come l’inserimento di pittogrammi sui confezionamenti dei farmaci che segnalino eventuali effetti sulla vigilanza – per favorire scelte più consapevoli e ridurre i rischi associati alla diminuzione dell’attenzione.

Un’iniziativa di sensibilizzazione nata da un’idea di Opella Healthcare Italy, in linea con la mission di promuovere un approccio alla salute sempre più accessibile e consapevole, mettendo la salute nelle mani delle persone.

“Con questo progetto vogliamo contribuire a rafforzare la consapevolezza sul legame tra gestione della salute e sicurezza nei contesti di vita e di lavoro – afferma Raka Sinha, General Manager Opella Italia – La nostra ambizione è supportare le persone nell’essere sempre più protagoniste delle proprie scelte di salute, promuovendo un approccio informato e responsabile, in linea con la nostra mission Health. In your hands.”