A Hormuz nuova escalation di attacchi: a rischio il cessate il fuoco
Roma, 5 mag. (askanews) – Una nuova escalation degli attacchi nello Stretto di Hormuz e nel Golfo persico minaccia il fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati uniti, mentre le parti faticano a fare progressi nei negoziati per una fine duratura della guerra.
Due cacciatorpediniere statunitensi, seguiti da vicino da due navi mercantili, sono stati attaccati ieri mattina durante il transito nello stretto, nell’ambito di un’espansione delle operazioni americane nella via d’acqua. Gli Emirati arabi uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro un polo energetico che ha provocato un incendio. I media di stato dell’Oman hanno riferito di un attacco nel paese, senza indicare un responsabile.
L’Iran ha lanciato missili da crociera e droni contro le unità navali e commerciali statunitensi, senza colpirle, ha detto l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale degli Stati uniti. Teheran ha anche inviato sei imbarcazioni veloci contro le navi commerciali, ha aggiunto Cooper, ma le forze statunitensi hanno aperto il fuoco e le hanno distrutte. Secondo Teheran, le barche in questioni erano civili e cinque persone sarebbero morte.
Il presidente Usa Donald Trump ha affermato inoltre che l’Iran ha colpito una petroliera sudcoreana nello stretto. “Forse è ora che la Corea del Sud venga a unirsi alla missione”, ha scritto Trump su Truth Social.
Qualsiasi nave statunitense nello stretto sarà considerata “un obiettivo legittimo”, aveva avvertito ieri il capo del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, Ahmad Vahidi.”Lo Stretto di Hormuz non sarà aperto da un tweet del presidente degli Stati uniti; la gestione e il controllo di questa via d’acqua sono nelle mani dell’Iran”, ha scritto Vahidi su X.
Funzionari iraniani avevano detto nel fine settimana che i tentativi degli Stati uniti di “interferire” con la “gestione” iraniana dello stretto sarebbero stati considerati una violazione del cessate il fuoco.
La riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per le forniture di petrolio e gas, è al centro dei negoziati tra Iran e Stati uniti da quando le due parti hanno concordato un cessate il fuoco il 7 aprile. Il traffico nello stretto è stato ridotto al minimo, con gravi conseguenze per l’economia globale.
Le due parti si sono scambiate diverse proposte e hanno tenuto colloqui diretti in Pakistan, ma non sono riuscite a superare divergenze rilevanti, compreso il dossier nucleare iraniano. Teheran ha inoltre insistito sull’uso del controllo dello stretto come leva per chiedere lo scongelamento di asset e riparazioni di guerra.
L’Iran ha minato parti dello stretto dopo i raid su larga scala lanciati da Stati uniti e Israele contro il paese alla fine di febbraio. Da allora, solo alcune navi sono state autorizzate a transitare, dopo coordinamento con Teheran, che ha iniziato a chiedere pedaggi. Altre imbarcazioni sono state attaccate. Gli Stati uniti hanno risposto il mese scorso con un blocco navale dei porti iraniani.
Cooper ha detto che Washington sta contattando centinaia di navi, appartenenti a 87 paesi, presenti nel Golfo persico per aiutarle ad attraversare lo stretto. Oggi il gigante danese dei trasporti via container Maersk ha affermato che una delle sue navi ha attraversato Hormuz sotto scorta di navi militari americane.
L’amministrazione Trump ha annunciato nel fine settimana l’intenzione di procedere con nuove azioni militari per riaprire lo Stretto di Hormuz, insieme a uno sforzo del dipartimento di Stato con partner internazionali per rafforzare la condivisione di informazioni sulla sicurezza nella via d’acqua.
Trump ha scritto domenica su Truth Social che l’iniziativa intende “liberare persone, aziende e paesi che non hanno fatto assolutamente nulla di male” e che sono “vittime delle circostanze”.
La missione militare statunitense per riaprire lo Stretto di Hormuz, denominata Project Freedom, comprende cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 aerei della marina e dell’aeronautica, droni, immagini satellitari e più di 15mila militari, ha indicato lunedì il Centcom.
I due cacciatorpediniere statunitensi transitati lunedì nello stretto non stavano scortando le navi commerciali, ma stavano attraversando la via d’acqua per liberarla al traffico, ha detto Cooper.
Gli Emirati arabi uniti hanno riferito che le proprie difese aeree hanno affrontato ieri 15 missili e quattro droni, nei primi attacchi di questo tipo da quasi un mese. Le autorità locali dell’hub petrolifero di Fujairah hanno segnalato un incendio provocato da uno degli attacchi iraniani e il ferimento di tre persone. Il ministero degli Esteri emiratino ha inoltre indicato che una petroliera collegata alla compagnia petrolifera statale Adnoc è stata colpita da droni. La nave era vuota al momento dell’attacco.
In Oman, un attacco ha ferito due persone, secondo un rapporto dei media di stato che cita una fonte della sicurezza. L’attacco ha preso di mira un edificio residenziale in una località della penisola omanita di Musandam, nell’entroterra rispetto allo Stretto di Hormuz. L’esplosione ha infranto finestre e danneggiato quattro veicoli.
Il blocco navale statunitense dei porti iraniani resta in vigore. Due portaerei e diverse navi da guerra stanno intercettando imbarcazioni commerciali che hanno visitato porti iraniani o che trasportano petrolio o merci iraniane. La marina statunitense afferma di avere rimandato in Iran o fermato 48 navi, incluso un caso in cui ha aperto il fuoco per disabilitare un’imbarcazione che aveva tentato di superare il blocco.
