CULTURA
di Francesca Arcaro  
il 08/05/2026

Al Megamuseo il volto di un valdostano di 4mila anni fa

L’individuo di sesso maschile con una età, stimata al momento della morte, tra i 45 e i 55 anni, è vissuto durante la tarda età del rame, con un arco cronologico che va dal 2500 al 2200 a.C.

Al Megamuseo il volto di un valdostano di 4mila anni fa.

Se vi dicessero che avete la possibilità di guardare negli occhi un valdostano del 2500 A.C. ci credereste? Se avete risposto di sì, siete sulla buona strada.

Al Megamuseo di Aosta, da oggi, sarà possibile vedere la ricostruzione forense in 3D di uno dei crani ritrovati all’interno del Dolmen II grazie al progetto “Quando l’archeologia guarda negli occhi: la ricostruzione del volto dell’uomo dell’età del rame”.

Il cranio dell’uomo ritrovato nel Dolmen II

L’individuo di sesso maschile con una età, stimata al momento della morte, tra i 45 e i 55 anni, è vissuto durante la tarda età del rame, con un arco cronologico che va dal 2500 al 2200 a.C.

La spiegazione

Le motivazioni che hanno portato a questa installazione sono due, racconta Generoso Urciuoli, responsabile della Direzione attività culturali e scientifiche del MegaMuseo. «La prima ragione è la ricerca, mentre la seconda è la capacità immediata di restituire al pubblico la scoperta scientifica» dice.

La conferenza stampa di presentazione del teschio di 4mila anni fa

I teschi ritrovati nel Dolmen II erano tre ma è stato scelto quello più particolare, infatti il cranio ricostruito si distingue per la presenza di due trapanazioni frutto di interventi chirurgici.

Capacità tecnica  e conoscenza fisiologica a Saint-Martin-de-Corléans, 4mila anni fa,  si praticava la rigenerazione ossea, tecnica visibile dai margini delle lesioni sul cranio.

La ricostruzione in 3D è frutto della collaborazione con l’Arc-team di Trento, un team di archeologi specializzati in consulenze storiche, archeologiche e culturali con l’utilizzo di moderne tecniche di rilevo.

Un’opportunità unica, a metà fra Indiana Jones e CSI, di vedere la ricostruzione forense dal cranio all’uomo vestito con barba e capelli. Un nuovo modo di vedere la storia regalando al visitatore la possibilità di andare oltre al reperto anonimo, ma di osservare negli occhi un uomo, abbattendo la barriera la barriera invisibile che separa il “noi” dal “loro”.

(francesca arcaro)

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