Da Fondazione Olmo contributo a difesa della Dieta mediterranea
Firenze, 9 mag. (askanews) – Si è svolta presso la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino, a Carmignano (Prato), la giornata di studio “Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo”, promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS, che ha riunito alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani nel campo della nutrizione, dell’epidemiologia, della medicina e delle scienze sociali per affrontare uno dei temi più attuali del dibattito contemporaneo: il rapporto tra alimentazione, salute, cultura e consumo consapevole.
Ad aprire i lavori è stata la Presidente della Fondazione Giuseppe Olmo, Annabella Pascale, che ha ribadito il valore culturale e scientifico dell’iniziativa: “la misura rappresenta oggi una chiave fondamentale per interpretare la complessità del pre- sente. Crediamo sia necessario riportare il dibattito pubblico su basi scientifiche solide, senza semplificazioni ideologiche.” Organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, la giornata ha posto al centro il progressivo allontanamento dal modello mediterraneo, la crescita dei cibi ultra-processati e il ruolo della cultura alimentare nella prevenzione delle malattie croniche.
Tra gli interventi più attesi, quello della prof.ssa Licia Iacoviello, che ha evidenziato come la Dieta Mediterranea rappresenti oggi “molto più di un modello alimentare”, ma un sistema integrato di cultura, socialità e stile di vita. Nel suo contributo, la studiosa ha sottolineato come le disuguaglianze sociali stiano progressivamente trasformando la Dieta Mediterranea “da patrimonio condiviso e popolare a comportamento selettivo, più diffuso tra i gruppi socialmente avvantaggiati”.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema dei cibi ultra-processati, il cui aumento nei consumi rappresenta oggi una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati durante il convegno, “la combinazione tra una bassa adesione alla Dieta Mediterranea e un elevato consumo di UPF è associata ai peggiori esiti di salute”.
Il professor Giovanni de Gaetano ha affrontato il rapporto tra vino e salute invitando a superare letture ideologiche. Ha spiegato come il consumo moderato non possa essere classificato in termini assoluti di “bene” o “male”, ma vada valutato nel bilanciamento tra benefici e rischi: “Il vino non cura le malattie cardiovascolari, ma è associato a una riduzione del loro rischio, così come non causa il cancro, ma è associato a un aumento di alcuni tumori”.
Ha inoltre richiamato il concetto della “curva a J”, secondo cui esiste una finestra di beneficio legata a dosi moderate, distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel finale ha sottolineato il valore culturale del vino nella civiltà mediterranea, evocando la distinzione, già presente nell’Odissea, tra uso moderato e abuso.
Sul tema della complessità biologica è intervenuto anche il prof. Fulvio Ursini, evidenziando come la salute dipenda da equilibrio, contesto e capacità di adattamento. Ha richiamato il concetto di “ormesi”, secondo cui anche sostanze potenzialmente tossiche possono avere effetti positivi entro certi limiti: “Non è solo la natura di una cosa a determinarne l’effetto, ma anche la misura”.
Ursini ha inoltre messo in guardia dall’idea del “rischio zero”: “La salute non è l’eliminazione di ogni rischio, ma l’equilibrio tra stimoli, limiti e adattamento”. A chiudere la giornata, l’intervento della professoressa Fabiola Sfodera, dedicato ai comportamenti di consumo in Italia e al valore della convivialità mediterranea. Il consumo di vino continua a distinguersi per un profilo moderato, ritualizzato e legato ai pasti e alla socialità.
