Sidro Maley: dai meleti storici delle Alpi torna il low alcol naturale
Milano, 10 mag. (askanews) – Maley rilancia il sidro di alta quota in Italia partendo dai meleti storici della Valle d’Aosta e della Savoia. Il progetto ruota attorno a una materia prima precisa, varietà antiche coltivate in montagna, e a una gradazione contenuta per natura, fra il 3% e il 7%, senza zuccheri aggiunti e senza diluizioni.
L’idea nasce dentro Proposta Vini e porta la firma di Gianluca Telloli, responsabile Ricerca e Selezione, che ha impostato il lavoro con un obiettivo netto: rimettere il sidro dentro una categoria di qualità. Non come bevanda accessoria ma come prodotto da trattare con la stessa attenzione tecnica riservata a uno spumante. Anche il nome “Maley” guarda in quella direzione. Richiama il Malus, la mela, e insieme “lo greu maley”, grande frutteto attestato dal Medioevo a Torgnon (Aosta), davanti al Cervino.
La base del progetto è nel recupero di vecchie varietà. Maley lavora su mele come Raventze, Barbelune, Rodzetta, Calville, Pomma verte, Croison de Boussy e Groin de Veau, insieme con due pere, Critchen d’hiver e Maude. In molti casi arrivano da alberi centenari, collocati in appezzamenti che superano i 1.500 metri. È da lì che arriva il frutto destinato alla spumantizzazione, con acidità e tannini naturali, ma è da lì anche che passa il tentativo di salvare un patrimonio vegetale che dopo il 1950 aveva perso terreno. Maley cerca nuovi alberi monumentali, moltiplica cloni rari su franco e mantiene i prati dei meleti storici con pratiche tradizionali di irrigazione, pascolo e sfalcio. Il sidro, in questa impostazione, è il punto d’arrivo di un presidio agricolo più ampio.
Telloli insiste soprattutto su una distinzione. “Il sidro sta diventando una ‘tentazione’ per molti settori, dalla birra al vino e questo è un segnale positivo ma anche negativo perché il vero sidro va fatto con le mele da sidro, non con le mele comuni da tavola oggi sempre più utilizzate per la produzione di questa bevanda ma con risultati di qualità nettamente inferiore. Con il sidro – ha spiegato Telloli – funziona esattamente come il vino: la qualità della mela, come la qualità dell’uva, determina il risultato finale”. È su questo passaggio che Maley costruisce la propria identità: mele da sidro, frutteti di quota, nessun compromesso sulla materia prima.
Fra le etichette del progetto, quella che oggi lo rappresenta meglio è il “Cidre du Saint Bernard”, distribuito in Italia da Proposta Vini. Nasce da un assemblaggio di mele antiche valdostane e savoiarde, fra cui Raventre e Croison de Boussy, raccolte da piante molto vecchie. Il nome richiama san Bernardo, patrono degli alpinisti, dei montanari e dei viaggiatori, figura che da secoli appartiene a queste vallate. La produzione segue tempi rapidi. Entro 36 ore dalla raccolta i cassoni vengono assemblati e inviati in frigo in Savoia, dove Maley lavora insieme con Philippe Bernot e con il supporto di Chantal Lassiaz. Le mele vengono pigiate il giorno successivo all’arrivo in sidreria. I mosti riposano, poi fermentano in acciaio senza aggiunta di zuccheri. Quando il sidro raggiunge la gradazione prevista, la fermentazione viene fermata abbassando la temperatura. Segue la pastorizzazione, eseguita senza aggiunta di solforosa. L’impianto tecnico si colloca a metà tra Metodo Martinotti e Metodo Ancestrale.
