Tensione su Centri Albania, Tirana sembra ventilare stop poi fa retromarcia
Roma, 12 mag. (askanews) – E’ stata una nuova giornata di polemica sui centri in Albania, con Tirana che prima è sembrata ventilare il mancato rinnovo dell’accordo, poi ha fatto marcia indietro. Tutto questo mentre l’opposizione andava all’attacco del Governo e di Giorgia Meloni.
La premier, alla kermesse di Atreju nel dicembre 2024, aveva ribadito, scandendo in sillabe, che i centri, alla fine “fun-zio-ne-ran-no”. Ma le parole, questa mattina, del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha, sono parse l’ennesima tegola sul ‘modello Albania’, un’operazione di esternalizzazione delle frontiere, dal forte significato simbolico per il centrodestra, che sinora non è decollato. Questa mattina il ministro albanese, interpellato a Bruxelles, aveva affermato che “non” era sicuro ci sarebbe stata una “proroga” del protocollo Italia-Albania nel 2030, anche in vista dell’ingresso in Ue del paese delle Aquile. Una dichiarazione forse incauta poiché l’Albania conta sul sostegno italiano proprio per l’ingresso in Ue. Aveva subito tentato di ridimensionare il fatto il titolare della Farnesina Antonio Tajani: “il 2030 è così lontano…”. Fino alla ‘correzione’ in corsa di Hoxha: alla domanda di un giornalista, ha sostenuto il ministro in un post, “ho risposto: ‘Non ne sono certo, partendo dal presupposto che l’Albania a quel punto sarà già uno stato membro dell’Unione Europea e quindi la situazione sarà diversa’. Semplicemente questo”. Una “dichiarazione” che “non deve in alcun modo essere interpretata come un cambiamento della posizione dell’Albania riguardo al protocollo”.
Le opposizioni avevano però subito annunciato un’interrogazione urgente e non si sono lasciate scappare l’occasione per tornare a evidenziare il “fallimento” di centri costati all’erario “quasi un miliardo di euro” e che hanno visto transitare un numero di migranti decisamente molto più basso rispetto agli annunci della vigilia, quando fu lanciato il progetto dopo l’intesa siglata tra Meloni e il premier Edi Rama il 6 novembre del 2023.
“Abbiamo sempre detto che quella dei Cpr in Albania fosse un’idea sbagliata, costosa, disumana. Oggi il governo di Tirana ha assestato un colpo ulteriore ad un modello totalmente fallimentare”, il commento del responsabile dem per le Politiche migratorie Pierfrancesco Majorino. “Da ‘fun-zio-ne-ran-no’ a ‘chiu-de-ran-no’. L’annuncio del governo di Tirana è la pietra tombale sul fallimentare quanto costosissimo spot albanese di Meloni”, l’attacco del M5S. Per Avs i centri sono “un vero e proprio disastro politico, economico e umanitario. Ennesimo disastro di un governo ormai al capolinea”, ha detto Peppe De Cristofaro. Duri pure i commenti di Iv e +Europa, con Riccardo Magi che ha parlato di “sadico esperimento” costato “agli italiani 900 milioni di euro e che Giorgia Meloni ha usato per la sua propaganda”.
In serata, Rama è stato costretto a puntualizzare che il protocollo “è fatto per restare, finché l’Italia lo vorrà”. Parole che hanno permesso agli esponenti del centrodestra di liquidare le “solite pretestuose polemiche”. “Ancora una volta la sinistra fa cilecca” sul protocollo che “resta un modello concreto di cooperazione internazionale nella gestione dei flussi migratori”, ha dichiarato il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles Carlo Fidanza.
Da quando è nato il progetto, circa due anni e mezzo fa, i centri in Albania sono andati incontro a varie vicissitudini, anche a seguito dello ‘scontro’ tra il governo Meloni e i magistrati delle sezioni dei tribunali specializzate in materia di immigrazione cui è stata rivolta l’accusa di voler smontare a colpi di sentenze le politiche dell’esecutivo per le mancate convalide delle espulsioni in contrasto con le norme internazionali. Poi è arrivato il varo di un decreto-legge sui cosiddetti paesi sicuri (seguito da una ‘lista’ di Paesi sicuri Ue) e, infine, un cambio di ‘destinazione d’uso’: da centro di trattenimento extra-europeo per richiedenti asilo per uomini maggiorenni ‘raccolti’ in alto mare a Centro per il rimpatrio (Cpr) di soggetti già presenti sul territorio italiano (ma su cui il governo potrebbe intervenire ancora). ‘Aggiustamenti’ dettati da un imperativo: i centri in Albania per l’esecutivo devono funzionare. Ora lo sguardo è al nuovo Patto Ue sulle migrazioni e alle nuove regole comunitarie sui rimpatri.
