Da un sarcofago a Giotto e Picasso: storia di un gesto nell’arte
Milano, 13 mag. (askanews) – Un sarcofago romano decorato con la Morte di Meleagro e altri episodi del mito usato come elemento narrativo per raccontare la storia di un gesto, qui rappresentato. Parte da questa suggestiva costruzione la mostra intitolata proprio “Storia di un gesto” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, curata da Salvatore Settis.
“L’abbiamo raccontato puntando sulla formalità del gesto – ha detto il professore ad askanews – sul fatto che un gesto può essere un geroglifico, può rappresentare qualcosa con una certa costanza. Ora il gesto che è protagonista di questa mostra, una figura che accorre sulla scena di qualche evento tragico, la morte di qualcuno, gettando violentemente le braccia all’indietro nella sua corsa, questo gesto è un gesto altamente convenzionale che indica la disperazione, il dolore estremo. Questo gesto si era formato nell’antichità classica, entra nel repertorio per circa due secoli, poi sparisce completamente per mille anni e infine ritorna quando un artista, Nicola Pisano e un altro, Giotto, vedono un sarcofago, che è proprio quello qui in mostra, e riconoscono questo gesto e lo rilanciano sulla scena del mondo”.
L’esposizione ha anche una sezione dedicata al pensiero di Aby Warburg, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell’antico, sintetizzato nel concetto di Pathosformel. E, partendo dal sarcofago, il gesto, dopo un lungo oblio, torna per attraversare di nuovo i secoli.
“Nicola Pisano – ha aggiunto Settis – lo usa per una madre della strage degli innocenti, è una madre che piange la morte del figlio. Giotto lo usa per San Giovanni accanto al Cristo morto e così via. E Picasso lo usa invece per il bombardamento di Guernica cioè per un dolore, una guerra, per una morte collettiva”.
La mostra in Fondazione Rovati si presenta come un’indagine che unisce archeologia, storia dell’arte e teoria dell’immagine, per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla continuità e trasformazione dei linguaggi figurativi dall’antichità al contemporaneo.
