Assitol: nuove norme Ue mettono a rischio la filiera della soia
AskaNews
di admin Administrator  
il 25/05/2026

Assitol: nuove norme Ue mettono a rischio la filiera della soia

Roma, 25 mag. (askanews) – Bloccare il Regolamento europeo che include la soia tra le colture ad alto rischio ILUC (cambiamento indiretto dell’uso del suolo), penalizzando così l’intero settore dei semi oleosi, in Italia e in Europa. Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia aderente a Federalimentare e Confindustria, chiede alle istituzioni di ripensare il provvedimento, ora all’esame del Parlamento Ue, evitando così di mettere in seria difficoltà l’intera filiera.

Con le nuove regole del Regolamento delegato di revisione del 2019/807, la soia, coltura proteica impiegata soprattutto per fini mangimistici e, in misura minore, per produrre energia rinnovabile, dovrebbe essere certificata “low-ILUC”, garantendo così che l’originaria destinazione alimentare dei terreni agricoli utilizzati non sia stata modificata, dirottandola verso la produzione di biocarburanti. Eppure, soltanto il 20% della resa del processo di triturazione dei semi di soia riguarda l’olio, mentre il restante 80% è composto soprattutto da farina proteica di semi, utilizzata principalmente per la mangimistica.

“La soluzione proposta appare del tutto sproporzionata rispetto al problema reale, che coinvolge territori extra-Ue, in particolare del Sud America – sottolinea Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol – Il regolamento, inoltre, imporrà ai produttori, italiani ed europei, un ulteriore onere, in uno scenario che vede l’intera Europa deficitaria di questa materia prima”. Per giunta, la normativa si sovrapporrebbe con l’altra legislazione ambientale europea, quella sulla deforestazione, raddoppiando così gli obblighi a carico delle imprese”.

Il pericolo è che il settore perda di competitività rispetto ai Paesi extra-Ue, che non dovranno sottostare a queste regole. “In questo modo – aggiunge Carrassi – si favoriscono le importazioni di farina di soia estera che, essendo impiegata per fini mangimistici, non sarebbe necessariamente certificata, aumentando così la nostra dipendenza dall’estero”. Per giunta, il dettato stesso del Regolamento delegato è in contrasto con la Strategia proteica della Ue, nata per incrementare la produzione di proteine vegetali sul territorio europeo, riducendo così la dipendenza dei 27 Paesi membri dall’import. “Una contraddizione evidente – sottolinea Carrassi – che sarà ancora più lampante quando, a giugno, sarà presentato il nuovo Piano proteico, che ha lo stesso obiettivo”.

La normativa in discussione danneggerebbe in modo pesante la filiera italiana. “Siamo i primi produttori di soia in Europa, con una media annuale di circa 1 milione di tonnellate e oltre 20mila agricoltori coinvolti – ricorda – l’Italia rischia di essere il Paese più penalizzato dal regolamento. In generale, l’applicazione delle nuove regole ‘no-ILUC’ potrebbe ridurre la competitività delle filiere europee di triturazione e raffinazione”.

Assitol chiede alle istituzioni di agire per ripensare il testo del regolamento. “Proponiamo di circoscrivere l’applicazione del regolamento alla soia proveniente dal Sud America, dove il problema è più rilevante, e di evitare che la normativa penalizzi le produzioni europee, favorendo un approccio più equilibrato e proporzionato alle reali criticità”.

[E Italia sarà il paese più penalizzato|PN_20260525_00069|gn00 nv03 sp33| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260525_140957_0D1C2742.jpg |25/05/2026 14:10:24|Assitol: nuove norme Ue mettono a rischio la filiera della soia|Agricoltura|Economia, Agrifood]

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