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di admin Administrator  
il 25/05/2026

Terapie antitumorali:individuata proteina che blocca difese immunitarie

Roma, 25 mag. (askanews) – Le attuali terapie antitumorali includono farmaci di grande successo, come gli anticorpi monoclonali rivolti contro i cosiddetti “immune checkpoints”, per i quali Tasuku Honjo e James P. Allison hanno vinto il Premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 2018. Questi anticorpi sbloccano il sistema immunitario disattivando tali “checkpoints” biologici, veri e propri freni molecolari di membrana che impediscono alle cellule immunitarie di attaccare il cancro. Tuttavia, molti pazienti non rispondono alla terapia o sviluppano resistenza nel tempo. Questo limite, riferisce una nota dell’Università La Sapienza, si riscontra soprattutto nei cosiddetti “tumori freddi”, come la maggior parte dei carcinomi del colon-retto e del fegato.

Un nuovo studio coordinato dalla Sapienza ha scoperto un inedito meccanismo di difesa dei tumori. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Journal for ImmunoTherapy of Cancer, rivela che la proteina TGFBI agisce come uno “scudo molecolare”. Questa sostanza è stata individuata attraverso l’analisi proteomica dei fattori secreti nel microambiente tumorale (secretoma) di pazienti con cancro al fegato e al colon-retto, ed è risultata essere in grado di proteggere il tumore, inibendo le difese immunitarie.

I ricercatori hanno scoperto che alti livelli di TGFBI sono collegati a una minore aspettativa di vita nei pazienti oncologici. Questa molecola viene prodotta in grandi quantità sia dal tumore stesso sia da diversi tipi di cellule immunitarie che infiltrano il tumore. L’aspetto più significativo della ricerca è che, bloccando questa proteina in laboratorio, i linfociti T, cioè le cellule del nostro sistema immunitario che hanno il compito di attaccare e distruggere il tumore, si riattivano, migrano verso i tessuti malati e tornano a combattere efficacemente il tumore.

Lo studio apre quindi nuove prospettive terapeutiche: lo sviluppo di farmaci capaci di bloccare questa specifica proteina potrebbe infatti offrire una nuova e potente arma da utilizzare soprattutto nei casi in cui i trattamenti tradizionali con gli inibitori convenzionali contro gli “immune checkpoints” non funzionano. Sono attualmente in corso studi per confermare risultati simili su un vasto numero di checkpoint identificati nel secretoma tumorale, così da poter generare un altrettanto vasto spettro di loro inibitori, utili a ripristinare le difese immunitarie contro molteplici tumori.

Lo studio è stato condotto grazie al sostegno di diversi grants, tra i quali quelli ottenuti da Fondazione AIRC e CRUK Hepatocellular Carcinoma Expediter Network (HUNTER) Accelerator Award (VB), ed alla collaborazione multidisciplinare di vari centri di eccellenza italiani e internazionali, come Istituto Superiore di Sanità, Istituto Tumori Regina Elena di Roma, Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Cancer Research Centre Lyon (F), University College London (UK).

[Nuova ricerca coordinata da Sapienza|PN_20260525_00038|gn00 sp24||25/05/2026 12:09:30|Terapie antitumorali:individuata proteina che blocca difese immunitarie|Sanità|Cronaca, Salute e Benessere]

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