Efficienza energetica degli immobili pubblici
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 28/05/2026

Efficienza energetica degli immobili pubblici

Roma, 28 mag. – Più del 70% degli edifici residenziali italiani appartiene alle classi energetiche peggiori. Per quelli non residenziali, dove rientrano scuole, ospedali e uffici pubblici, la quota supera il 50%. Numeri che fotografano un Paese in ritardo strutturale sulla transizione energetica del proprio patrimonio edilizio, proprio mentre l’Europa stringe i tempi con direttive che rischiano di trovare l’Italia impreparata.

È questo lo sfondo dell’intervento odierno del Presidente di ASSISTAL, Roberto Rossi, al Forum Compraverde Buygreen (la principale rassegna europea sul Green Public Procurement) dove ha portato il punto di vista delle ESCo: imprese ad alta specializzazione che progettano e finanziano interventi di efficientamento energetico sugli edifici della PA, recuperando l’investimento attraverso i risparmi ottenuti in bolletta, senza oneri anticipati per le amministrazioni.

Dal Green Deal in poi, Bruxelles ha prodotto una sequenza di obblighi sempre più stringenti: la direttiva sull’efficienza energetica (EED) e la cosiddetta “Direttiva Case Green” (EPBD-IV), che impone tappe precise di riqualificazione per l’intero stock edilizio europeo. L’Italia non ha ancora recepito queste direttive nel proprio ordinamento e non ha consegnato alla Commissione il Piano Nazionale di Ristrutturazione entro il 31 dicembre 2025. Un’incertezza normativa che pesa soprattutto sulle imprese del settore, costrette a pianificare investimenti pluriennali senza un quadro di riferimento stabile.

L’altro nodo affrontato nel panel è il Partenariato Pubblico-Privato, strumento attraverso cui le amministrazioni possono coinvolgere capitali privati in grandi opere di riqualificazione senza gravare sui bilanci pubblici. Tra il 2018 e il 2024, le gare in PPP hanno mosso in media 15 miliardi di euro l’anno, pari al 10% di tutte le procedure bandite per investimenti: una quota ancora bassa rispetto alla media europea. A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia UE (causa C-810/24), che ha bocciato il meccanismo del diritto di prelazione per il promotore privato, aprendo di fatto una fase di stallo su molte procedure in corso.

“Il PPP può essere la leva per rivedere le basi del procurement pubblico in Italia e portarlo ai livelli europei. Ma perché questo accada servono regole chiare e scenari prevedibili: senza queste condizioni, nessuna transizione energetica è davvero possibile” ha dichiarato Roberto Rossi, Presidente di ASSISTAL.

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