Trump riapre lo scontro con Meloni, è crisi diplomatica tra Italia-Usa
Bruxelles, 19 giu. (askanews) – Dalla ritrovata sintonia alla nuova crisi Italia-Usa in meno di 48 ore: le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump al corrispondente dalla Casa Bianca per La7 Daniele Compatangelo e la risposta a stretto giro della premier Giorgia Meloni smontano il racconto uscito meno di due giorni fa dal G7 di Evian. “Ho trovato il nostro rapporto immutato, non c’è stato tra noi neanche bisogno di parlare, non ci sono state tra noi recriminazioni”, aveva detto la presidente del Consiglio in conferenza stampa al termine del summit sul Lago Lemano in Alta Savoia seppure non c’era stata la possibilità di un bilaterale con il tycoon ma solo lo spazio per una conversazione sui divanetti dell’hotel immortalata e diffusa dallo staff della premier. Il resto era stato ripreso dalle telecamere del circuito del G7. Siparietti, battute che però Meloni ci aveva tenuto a smentire: “Certo, c’è anche la battuta, ma i temi che abbiamo trattato con Trump sono temi del vertice, e quindi seri”.
L’uscita del presidente Usa piomba a Bruxelles poco dopo l’avvio della seconda giornata del consiglio europeo. Mentre i leader Ue sono impegnati a discutere del quadro di bilancio pluriennale, le parole di Trump stravolgono la giornata della premier. “She begged me for a picture! She wanted a picture with me so badly. I would haven’t done it, but I felt sorry for her!”, dice il tycoon in una telefonata avvenuta alle 19 di ieri, notte fonda in Italia. Una telefonata, ha raccontato il corrispondente, in cui è stato Trump ad aprire l’argomento Meloni. La risposta della presidente del Consiglio “immediata”, dura, arriva con un video registrato a margine del Consiglio e pubblicato sui suoi canali social: “Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita, non so perché il presidente Usa si comporti così con gli alleati. Dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’occidente, con i nemici degli Usa, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Io e l’Italia non imploriamo mai”. Quasi in contemporanea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani annulla la sua visita a Miami prevista per il 21 e 22 giugno per il Business forum Italia-Usa dove avrebbe incontrato il segretario di stato Rubio.
Mentre i lavori del Consiglio Ue vanno avanti la premier riceve la telefonata di solidarietà del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tra i leader riuniti a Bruxelles, è il presidente del governo spagnolo Sanchez che privatamente e anche pubblicamente in conferenza stampa solidarizza e parla di un attacco “che non è né politico né personale, non saprei come qualificarlo”. L’uscita del tycoon è una nota stonata anche dopo il “successo” del G7 di Evian dove i leader occidentali avevano ritrovato un’unità su diversi temi, dall’Ucraina all’Iran. Quanto a Macron e Merz, i due colleghi europei come Meloni reduci da Evian, il presidente francese si limita a dirsi “sorpreso” dalle parole di Trump e assicura che ne parlerà con Meloni nel vertice intergovernativo previsto per il 25 giugno ad Antibes. Nessun commento da Merz tra i più entusiasti nel definire “un vero successo” il fatto che “per la prima volta da quando il presidente Trump è in carica il G7 abbia adottato una dichiarazione congiunta”.
In un’intervista a Nbc News, uscita poco dopo le 19 italiane, Trump non arretra: Meloni “era una” mia “grande fan”, “ma non la voglio perché non era presente insieme al gruppo della Nato quando si è discusso dello Stretto” di Hormuz.
La crisi diplomatica Italia-Usa monopolizza la giornata, Meloni lascia il palazzo Justius Lipsius al termine del Consiglio senza rilasciare dichiarazioni. Resta sullo sfondo la battaglia che vede il governo italiano e gli amici della coesione contro il taglio drastico chiesto dai paesi cosiddetti frugali. Comunque rimandata a ottobre quando si attende una nuova proposta della presidenza irlandese. E passa in secondo piano anche l’iniziativa promossa sul fenomeno migratorio insieme alla premier danese Mette Frederiksen: una lettera firmata in tutto da 19 paesi europei in cui si chiede all’Ue di incoraggiare le intese con i paesi terzi. Dalla missiva si sfila la Germania per problemi interni alla coalizione Merz ma i tedeschi partecipano comunque alla riunione sul tema che si tiene poco prima dell’avvio del consiglio europeo in cui viene avanzata l’ipotesi di “centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi”. Ipotesi bocciata a stretto giro da Macron in conferenza stampa a fine giornata: “Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa, che ciò corrisponda ai principi fondamentali su cui è stata costruita l’Europa. Inoltre, non credo sia efficace”.
