Aosta, locazioni a canone concordato per combattere la crisi degli affitti
L'accordo territoriale è stato firmato il 27 maggio ed entrerà in vigore dal 1° luglio 2026 con l'obiettivo di favorire contratti a canone concordato, universitari e transitori e dare una mano a risolvere l'annoso problema della mancanza di case in affitto nel comune di Aosta
Un primo grande passo per combattere la crisi degli affitti nel Comune di Aosta. È il principale obiettivo che si pone il nuovo accordo territoriale per i contratti di locazione a canone concordato, sottoscritto lo scorso 27 maggio e attivo a partire dal 1° luglio 2026.
A siglarlo con l’amministrazione del capoluogo le associazioni Uppi Valle d’Aosta (nella persona di Jean-Claude Mochet), Confedilizia VdA (Stefano Mazzocchi), Sunia (Salvatore Barilaro), Sicet (Marisa Bitto), Savt-Casa (Luigi Bozzetti), Uniat (Giorgio Luberto).
I rappresentanti della associazioni firmatarie dell’accordo territoriale
Aosta: accordo territoriale per le locazioni a canone concordato
L’accordo territoriale di Aosta per le locazioni a canone concordato guiderà i futuri rinnovi degli altri già esistenti (Châtillon, Verrès e Morgex), ma la speranza «è che si possa allargare a tutti i comuni della Valle, anche quelli non considerati ad alta densità abitativa, che magari avranno meno agevolazioni – spiega Jean-Claude Mochet, presidente di Uppi VdA -. Contiamo anche di riuscire a far considerare la Plaine sulla falsariga di quanto avviene per le grandi città».
Gli obiettivi alla base del rilancio dei contratti a canone concordato (3+2), universitario (6-36 mesi) e transitorio (1-18 mesi) sono chiari e vanno dal disincentivo alla locazione breve in favore di una locazione stabile, passando per la spinta all”ampliamento del mercato delle locazioni degli immobili attualmente sfitti alla luce dei timori legati alla morosità, fino ad arrivare al calmieramento del mercato degli affitti a uso abitativo, all’emersione dei contratti sommersi e irregolari, nonché al contributo verso il recupero degli immobili da ristrutturare.
Il tutto cercando di avvicinare i canoni concordati (aumenti rispetto all’accordo del 2020 tra il 10% e il 12%) alle quotazioni di mercato, così da renderle più appetibili, visto che a oggi i contratti concordati ad Aosta sono solo il 16% (poco meno di 200) a fronte di un 30% medio nel resto d’Italia.
Il sindaco: «Favoriamo la ricerca della casa»
A fare gli onori di casa il sindaco di Aosta Raffaele Rocco, che ha elogiato l’accordo territoriale per i contratti a canone concordato.
«È un primo passo importante e apre le iniziative che come Comune vogliamo portare avanti per favorire la locazione e la ricerca della casa per gli aostani e coloro che vengono qui per lavoro o motivi di studio – ha sottolineato il primo cittadino -. È un modo per valorizzare il patrimonio esistente, che negli anni ha faticato ad arrivare sul mercato, anche alla luce di canoni di affitto non alla portata delle persone».
Ricordato come in materia di edilizia residenziale pubblica siano in arrivo i nuovi alloggi al Quartiere Cogne e a breve partirà la costruzione di un’ottantina di alloggi al Quartiere Dora, Raffaele Rocco pensa a chi non può accedere a queste tipologie.
«Andiamo incontro a chi negli ultimi anni ha avuto difficoltà a far fronte della crescita dei costi, legata anche al concomitante sviluppo turistico di Aosta, che ha portato a circa 600 gli alloggi destinati agli affitti brevi – ha aggiunto Rocco -. Il patrimonio, però, è più ampio e questo accordo può diminuire i timori per possibili inquilini morosi e spingere i proprietari a mettere a disposizione i propri possedimenti».
Riconoscendo il «grande spirito di collaborazione» nato con le associazioni, il sindaco ha anche evidenziato la volontà di studiare le opportunità legate al Piano Casa nazionale (di prossima approvazione dopo il via libera alla Camera), «collaborando con Regione e associazioni per cogliere eventuali opportunità».
Canone concordato, Uppi: «Più alloggi per i valdostani»
È sceso nei dettagli della questione il presidente di Uppi VdA, Jean-Claude Mochet, che ha elogiato il fronte comune per «trovare più alloggi per i valdostani».
«Abbiamo lavorato per aumentare la disponibilità e migliorare il vecchio accordo del 2020, che non aveva ottenuto grandi riscontri – sottolinea Mochet -. Da allora il mondo è cambiato, per cui, attenendoci alla bozza ministeriale per favorire l’attestazione che dà diritto agli sgravi fiscali, abbiamo apportato delle modifiche in materia di canoni e pertinenze».
Le zone sono rimaste quattro (Zona 1 centro storico, Zona 2 centrale e basso collinare, Zona 3 semicentrale e collinare media, Zona 4 perferica e collinare), con solo qualche modifica riguardante corso Ivrea.
«Abbiamo puntato molto sui contratti concordati universitari (6-36 mesi), ancora poco sentiti nel 2020, ma che piacciono molto per la durata e i costi un po’ più elevati, ma anche sui contratti a uso transitorio, che vengono incontro a possibili esigenze future dei locatori e magari anche di giovani coppie – ha aggiunto Mochet -. I canoni, poi, sono stati aumentati di un 10-12%, in quanto quelli precedenti erano spesso ritenuti troppo bassi, basandoli principalmente sulle dimensioni alloggi, ma inserendo anche premialità per case belle e con in classe energetica più elevata».
Una cosa è da sottolineare.
«Per accedere ai benefici fiscali è necessario rivolgersi alle associazioni che hanno stipulato l’accordo – ha concluso Mochet -. È importante per far sì che la risposta al potenziamento del mercato delle locazioni per privati abbia effetto».
Sunia: «Strumento che può cambiare la condizione abitativa aostana»
Positive anche le considerazioni di Salvatore Barilaro, presidente del Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) Vda.
«In Valle sono troppi i presunti contratti a canone concordato non firmati dalle nostre sigle e quindi non validi per l’accesso ai benefici fiscali – ha sottolineato Barilaro -. Questo accordo consentirà di mettere un freno alla cosa, ma anche a evitare contratti 4+4 con canoni umanamente non possibili e soprattutto contratti in nero. Il contratto transitorio, infatti, può essere visto anche come una sorta di “convalida” dell’inquilino, con la possibilità poi di estendere l’accordo».
Altro aspetto importante è legato alle manutenzione e ai diritti e doveri di inquilini e proprietari.
«I contratti a canone concordato prevedono la tabella per le manutenzioni e tutta una serie di paletti, da lì non si scappa – ha concluso Barilaro -. È importante rivolgersi alle associazioni firmatarie, così da avere contratti a norma di legge, controllati e non fatti un po’ a casaccio».
Locazioni a canone concordato: alcuni esempi
La conferenza stampa è servita anche per fare alcuni esempi sui costi dei canoni di locazione a canone concordato.
Per un alloggio di 76 metri quadrati, con 4 metri quadrati di cantina e 9 di balcone, in classe G, si arriverà a un affitto di 545 euro in zona 3, con un aumento di circa il 10% sul 2020.
In Zona 1, alloggio di 60 metri, con 4 di cantina e 3 di balcone, in classe G, si passerà da 460 a 520 euro, che diventeranno anche 550 in caso di classe più elevata.
Infine, in Zona 2, alloggio di 70 metri, con 18 di garage, 3 di cantina e 3 di balcone, classe energetica F, il massimo passerà da 638 a 711 euro.
Ovviamente, poi, al crescere degli elementi e delle pertinenze varieranno anche i canoni.
(al.bi.)
