«Segnale positivo per tutto il movimento»: l’emozione di Francesca Baudin, prima donna allenatrice della nazionale maggiore di fondo
La 32enne di Champorcher ha iniziato con il raduno di Dobbiaco la sua avventura con la squadra azzurra di Coppa del Mondo: «È una gran bella opportunità, quando sento che il livello in Italia è basso mi arrabbio»
Vacanze già finite per la nazionale italiana di fondo.
Il dopo-Chicco Pellegrino è cominciato la seconda settimana di giugno con il primo raduno a Dobbiaco che ha coinvolto Simone Daprà; Simone Mocellini; Elia Barp; Davide Graz; Martino Carollo; Davide Ghio; Gabriele Matli; Caterina Ganz; Federica Cassol; Nicole Monsorno; Nadine Laurent; Iris De Martin Pinter; Virginia Cena.
A dirigere le operazioni è stato il confermato capo allenatore Marcus Kramer, affiancato dagli allenatori Francesca Baudin e Andrea Restano e dall’aiuto allenatore François Ronc Cella.
Proprio l’ex azzurra di Champorcher è la grande novità dello staff della nazionale maggiore.
La Buba è la prima donna a occupare un posto del genere nella storia degli sci stretti del Bel Paese (di seguito l’intervista pubblicata da Gazzetta Matin lunedì 15 giugno).
Francesca Baudin: «Emozionante l’approccio in azzurro»
Francesca, com’è stato l’approccio da tecnica della nazionale maggiore?
«Emozionante. Adesso è un po’ tutto nuovo, siamo appena partiti. Ci siamo trovati lunedì 8 giugno, abbiamo già fatto un po’ di chiacchiere con il capo allenatore Marcus Cramer. L’idea iniziale era quella di lavorare separati, magari un po’ di più io sul campo con le donne e un po’ più Andrea Restano con i maschi, però abbiamo visto che tante volte siamo fuori in gruppo ad allenarci tutti insieme e magari c’è il momento che comunque hai lo scambio anche con un ragazzo e viceversa. Di sicuro è una gran bella opportunità».
Francesca Baudin: «Sono fiera del percorso che ho fatto da quando ho smesso»
Più soddisfazione essere atleta di squadra A o allenatrice di squadra A?
«Sono due cose completamente diverse. Ormai ho smesso da anni e ho trovato la mia nuova dimensione come tecnica, quindi entrare nello staff della squadra A è una grande soddisfazione. Ogni tanto, in questi giorni, mi fermavo un attimo a pensare e mi dicevo: “Cavolo, allenare qui è un bel passo”. Sicuramente sono fiera del percorso che ho fatto in questi ultimi sette anni».
Cosa vi prefiggete con queste ragazze?
«Penso che il gruppo sia molto forte e sicuramente anche tanto giovane, perché la più “anziana” è Caterina Ganz che è una classe ’95 e ci sono tanti innesti 2003-2004, quindi l’obiettivo è quello di lavorare sul quadriennio e lasciare alle atlete il tempo di crescere».
Francesca Baudin: «Essere stata atleta di Coppa del Mondo mi aiuta»
Essere stata una di loro aggiunge qualcosa?
«Sicuramente ci sono alcuni episodi della mia carriera sportiva che mi hanno insegnato tanto e che molte volte rivedo anche nel loro gruppo squadra, quello può essere un punto di partenza. L’altro giorno, durante una corsa, i ragazzi mi hanno chiesto se determinati episodi erano capitati anche quando c’ero io e come li avevamo risolti. Essere stata atleta di Coppa del Mondo è un buon punto di forza per aiutarli a crescere. Alla base di tutto deve esserci il rispetto reciproco e per i ruoli, come ha giustamente ricordato Cramer la prima sera».
Francesca Baudin: «Le Fiamme Gialle mi hanno insegnato tanto»
Sulla maglietta ha il nome delle Fiamme Gialle. Quanto è stato importante questo gruppo sportivo nella sua vita sportiva?
«Le Fiamme Gialle mi hanno insegnato tanto. Sono contenta del mio percorso attuale, perché non credo tanto nell’allenatore che fa poca esperienza e poi viene subito catapultato magari in una nazionale A. Sono contenta di esserci arrivata dopo sette anni passati in caserma, un periodo che mi ha insegnato tanto sia a livello umano che professionale. La Guardia di Finanza mi ha dato l’opportunità di crescere, partecipando a tutti i corsi di formazione e confrontandomi con altre realtà».
Cosa chiede a questa esperienza?
«Sono una sognatrice e spero di vedere i nostri atleti e le nostre atlete andare forte e arrivare dove io non sono riuscita ad arrivare».
Francesca Baudin: «Quando sento che il livello in Italia è basso mi arrabbio»
L’Italia maschile, trascinata da Federico Pellegrino, è uscita dalle Olimpiadi con due preziose medaglie di squadra. Come sta il fondo femminile?
«Negli ultimi due anni, a mio parere, anche le ragazze hanno fatto bene. Non partivano da un momento facile, probabilmente nelle ultime stagioni sono state ristrette un pochettino troppo le squadre anche a livello giovanile e tante volte erano solo 2-3-4 atlete in squadra, il che complica la possibilità di fare gruppo e emergere. Dietro a queste ragazze ci sono giovanissime che stanno crescendo bene, alcune sono davvero di forti. Mi arrabbio molto quando sento alcuni allenatori sostenere che il livello in Italia è basso, i risultati in Fesa Cup e in Coppa Italia dicono il contrario. Le qualità, anche tra le Under 18, ci sono, l’importante è lasciarle tranquille e permettere loro di crescere senza troppe pressioni».
Nadine Laurent è un elemento da recuperare.
«Ho già parlato con lei. L’estate scorsa era andata bene, si sentiva in forma, poi, da novembre in avanti, ha avuto qualche intoppo che l’ha penalizzata. Come capita spesso, il cambio di allenatore e di metodologia possono influire e sei mesi non bastano al fisico per adattarsi. L’ho trovata motivata e con le idee molto chiare su cosa fare in futuro».
Francesca Baudin: «Importante dare spazio alle donne negli staff tecnici»
Lei è la prima donna allenatrice della squadra A del fondo italiano. Quanto è importante dare il giusto spazio anche alle donne negli staff tecnici?
«Tanto, è un segnale positivo per tutto il movimento. L’Italia ha iniziato a investire a livello di allenatrici negli ultimi 7-8 anni. Lavorando nel vivaio delle Fiamme Gialle, mi sono accorta di quanto sia importante inserire donne negli staff giovanili, perché tante volte le ragazze più piccole dimostrano di avere bisogno di prenderti come esempio o punto di riferimento. Tra gli scandinavi è un qualcosa che succede da molto tempo e ha già portato tanti frutti».
(davide pellegrino)
