Germano: per il futuro del Barolo le Langhe devono fare squadra
AskaNews
di admin Administrator  
il 26/06/2026

Germano: per il futuro del Barolo le Langhe devono fare squadra

Milano, 26 giu. (askanews) – “Di fronte alle complessità del comparto vitivinicolo attuale, la risposta delle Langhe deve essere questa: fare gioco di squadra e comunicare il vino come autentica espressione dove uomo, territorio e vitigno si fondono in un risultato eccellente”. Sergio Germano concentra in questo passaggio il punto politico e strategico emerso attorno a “Barolo en primeur” e alla lettura della 2025 della Vigna Gustava, spostando il discorso oltre la vendemmia e oltre la singola iniziativa per portarlo sul terreno del futuro delle Langhe e del Barolo.

Per il presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, il tema decisivo non è solo l’indiscutibile qualità del vino ma la capacità del territorio di presentarsi unito in una fase che impone scelte più nette. Il riferimento è tanto al mercato globale quanto al cambiamento climatico e alla necessità di un racconto più contemporaneo del vino. In questa chiave, l’annata 2025 appena degustata “en primeur” viene usata da Germano come esempio concreto di una possibile direzione.

“In un momento storico in cui il mercato globale del vino richiede risposte chiare, l’annata 2025 dimostra che la vera resilienza non sta nel subire il cambiamento climatico, ma nel governarlo con la conoscenza e l’esperienza” afferma Germano, sottolineando che “la 2025 ci restituisce un Nebbiolo di straordinaria pulizia e freschezza, che esalta l’espressività che è la vera forza delle nostre Denominazioni. Se dovessimo tracciare la rotta per il futuro, questa annata sarebbe il perfetto manifesto stilistico: un vino impeccabile fatto di armonia, freschezza, tensione e nitidezza, che risponde a un pubblico che oggi cerca la verità del terroir”.

Il centro del ragionamento, però, resta il sistema Langhe. Germano insiste sul fatto che la risposta non possa essere individuale o frammentata. L’idea è che il Barolo debba continuare a difendere la propria autorevolezza non irrigidendosi ma rafforzando il rapporto tra identità e leggibilità. A questa esigenza si collega anche un altro punto centrale del suo ragionamento: “Ripensare il vino come un come elemento di piacevolezza dei momenti della vita da apprezzare con disinvoltura e curiosità”. Il passaggio è rilevante perché introduce un cambio di tono nel racconto del Barolo e, più in generale, del vino di territorio. L’obiettivo è sottrarlo a una narrazione troppo chiusa o “intimidatoria”, restituendolo a un’idea di piacere consapevole, accessibile nella relazione con il consumatore pur restando alto nel contenuto.

“Il progetto dell’asta en Primeur non è una scommessa isolata, ma una solida dichiarazione d’intenti per il futuro” spiega il presidente dell’ente consortile, parlando di “un modello strategico e collettivo che ridefinisce il concetto di valore, dimostrando come il rigore tecnico possa anticipare le richieste dei grandi collezionisti mondiali, traducendo l’aderenza al territorio in un asset formidabile sia per il posizionamento del brand Barolo nel mondo, sia per il sostegno sociale”.

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