Terre rare, Sudcorea ne va a caccia in Mongolia
AskaNews
di admin Administrator  
il 09/07/2026

Terre rare, Sudcorea ne va a caccia in Mongolia

Roma, 9 lug. (askanews) – La Corea del Sud guarda alla Mongolia come a un tassello sempre più importante nella sua strategia di diversificazione delle catene di approvvigionamento dei materiali critici, indispensabili per batterie, semiconduttori, auto elettriche, difesa e tecnologie verdi. La visita di Stato del presidente Lee Jae-myung a Ulan Bator ha dato una nuova spinta politica a un dossier che Seul considera ormai parte integrante della sicurezza economica nazionale.

Intervenendo al Forum economico Corea del Sud-Mongolia, Lee ha indicato i due Paesi come “partner ideali” per la complementarità tra tecnologia, risorse, capitali e forza lavoro. La Mongolia, ha ricordato, dispone di abbondanti risorse come rame, molibdeno, tungsteno e terre rare, mentre la Corea del Sud può mettere sul tavolo capacità tecnologiche, capitale, logistica, ingegneria e know-how industriale.

“Se la Mongolia, Paese ricco di risorse, e la Repubblica di Corea, sviluppata nei settori della tecnologia, del capitale e della logistica, collaborano, potranno creare una chiara sinergia nelle catene di approvvigionamento”, ha affermato Lee, invitando le imprese dei due Paesi a unire le forze nel settore dei minerali critici.

Il presidente sudcoreano ha annunciato l’intenzione di ampliare il modello di cooperazione reciprocamente vantaggiosa definito “Mongtan”, nato dall’espansione in Mongolia di aziende sudcoreane della distribuzione e dei servizi. Secondo Lee, il modello può estendersi dai beni di consumo, dalla logistica e dalla catena del freddo fino a finanza, sanità, istruzione, Ia e, soprattutto, risorse strategiche.

“Un proverbio mongolo dice che la forza di molti è come un mare di cui non si può misurare la fine”, ha scritto Lee su X, auspicando che l’incontro di Ulan Bator rappresenti il punto di partenza per nuove opportunità di collaborazione tra i due Paesi.

La cornice politica della visita è stata rafforzata dal negoziato sul Comprehensive Economic Partnership Agreement, l’accordo economico bilaterale che, secondo Seoul, può creare un ambiente più stabile e prevedibile per investimenti, commercio e progetti industriali. Lee ha sottolineato che la cooperazione dovrà poggiare non solo sui minerali, ma anche su infrastrutture, regole, standard e istituzioni capaci di ridurre i rischi per le imprese.

La Mongolia è al centro dell’attenzione sudcoreana perché dispone di un potenziale minerario ancora solo in parte esplorato. Le autorità di Seoul hanno già avviato un percorso strutturato di cooperazione: nel marzo 2025 si è riunito a Seoul il secondo Comitato Corea del Sud-Mongolia sui metalli rari, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione lungo l’intero ciclo, dall’esplorazione allo sviluppo. Il ministero sudcoreano dell’Industria ha indicato molibdeno, stagno e terre rare tra le risorse di maggiore interesse, ma ha anche segnalato due ostacoli: informazioni geologiche ancora insufficienti e infrastrutture di trasporto non adeguate.

Un passaggio concreto è arrivato con l’apertura del Centro di cooperazione Corea del Sud-Mongolia sui metalli rari, realizzato con il coinvolgimento del Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources e dell’Istituto geologico mongolo. Il centro dovrà analizzare risorse come tungsteno, molibdeno e litio, sostenere formazione tecnica su arricchimento e raffinazione e ridurre l’incertezza per le aziende sudcoreane interessate a investire nel Paese.

La mossa si inserisce in una strategia più ampia di Seoul. La Corea del Sud, potenza manifatturiera nei semiconduttori ma povera di materie prime, sta cercando di ridurre la dipendenza da catene di fornitura concentrate, in particolare per i materiali legati alla transizione energetica e all’elettronica avanzata. Il governo ha designato una serie di minerali critici da monitorare con attenzione e sta moltiplicando i canali di cooperazione con Paesi dell’Asia centrale, del Sud-est asiatico e con partner occidentali.

La Mongolia offre a Seoul una combinazione particolarmente interessante: prossimità geografica relativa, abbondanza di risorse, bisogno di infrastrutture e interesse a trasformare la propria economia oltre l’esportazione grezza di materie prime. Per Ulan Bator, la collaborazione con la Corea del Sud può significare tecnologia, formazione, investimenti e maggiore capacità di trasformazione locale. Per Seoul, può diventare un altro tassello nella costruzione di una rete di approvvigionamento meno vulnerabile agli shock geopolitici.

Al Forum di Ulan Bator erano presenti circa 300 imprenditori dei due Paesi, tra cui rappresentanti di gruppi sudcoreani attivi in industria, distribuzione, energia, digitale e finanza. Il segnale politico è chiaro: per la Corea del Sud la caccia ai materiali critici non passa solo dalle grandi potenze minerarie tradizionali, ma anche da partenariati mirati con Paesi capaci di offrire risorse, spazio industriale e margini di crescita. La Mongolia, per Lee, è uno di questi.

[Interessi reciproci tra Seoul e Ulan Bator|PN_20260709_00092|sp19| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260709_163020_BF9333B1.jpg |09/07/2026 16:30:27|Terre rare, Sudcorea ne va a caccia in Mongolia|Sudcorea|Estero, Asia]

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