Lavoro, Pavanetto; possibile rientro, ma attarvero welfare
Venezia, 10 lug. (askanews) – “I dati ci dicono che il rientro al lavoro dopo le dimissioni in periodo protetto è possibile, ma non può essere lasciato alla sola capacità di adattamento delle lavoratrici e delle loro famiglie. È necessario costruire un contesto favorevole, nel quale imprese, istituzioni e territorio condividano la responsabilità di sostenere la genitorialità e di favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro”.
Il vicepresidente e assessore regionale al Lavoro del Veneto, Lucas Pavanetto, commenta così i dati del report dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro che analizza il fenomeno delle dimissioni delle lavoratrici madri in periodo protetto cioè entro i 3 anni di vita del bambino. Secondo lo studio, le dimissioni non coincidono necessariamente con un’uscita definitiva dal mercato del lavoro regionale: una quota significativa di donne rientra nei mesi e negli anni successivi, ma il reinserimento è influenzato da età, settore, orario di lavoro, accesso ai servizi e possibilità di conciliazione tra lavoro e cura. Nel 2025, in Veneto, le convalide delle dimissioni consensuali presentate dai neogenitori nel periodo protetto sono state 8.500, pari al 14% del totale nazionale, nel 60% dei casi dalle madri.
“In questa prospettiva – prosegue Pavanetto-, il welfare aziendale rappresenta uno strumento sempre più strategico. Con il bando WELL-FARE abbiamo scelto di promuovere un modello che va oltre il tradizionale welfare aziendale, sostenendo la nascita di reti territoriali multi-attore che coinvolgono imprese, enti pubblici e associazioni. L’obiettivo è costruire una cultura diffusa del welfare, nella quale le politiche aziendali si integrino con i servizi e le opportunità offerte dal territorio, rendendo più efficace il sostegno alle famiglie e alle persone”.
