Aosta, sicurezza: il Comune dice no all’esercito, ma ribadisce lo sforzo per maggiori controlli
Il Consiglio comunale di Aosta
comuni, CRONACA
di Alessandro Bianchet  
il 23/07/2026

Aosta, sicurezza: il Comune dice no all’esercito, ma ribadisce lo sforzo per maggiori controlli

La maggioranza ha rispedito al mittente la mozione di Fratelli d'Italia che chiedeva l'adesione al protocollo Strade sicure. La vice sindaca: «Le forze dell'ordine stanno lavorando, noi interveniamo su ogni singolo motivo di degrado e metteremo le telecamere, che sono anche più importanti dell'esercito»

No, il Comune di Aosta non vuole l’esercito nelle strade e non chiederà nulla del genere al Cosp.

La vice sindaca Valeria Fadda e la giunta, però, in materia di sicurezza promettono ulteriore attenzione, controlli, anche su esercizi commerciali segnalati, telecamere e maggiore illuminazione.

Il tutto partendo da via Festaz (e dintorni), finita alla ribalta delle cronache nelle ultime settimane, ma estendendo ovviamente il discorso a tutto il territorio comunale e alle sue situazioni più delicate.

Sicurezza, Aosta dice no all’esercito

Insomma, trova il muro della maggioranza (contraria anche Avs) la mozione di Fratelli d’Italia (emendata da tutto il centrodestra) che chiedeva la valutazione nell’ambito del Cosp, dell’adesione (come extrema ratio dopo l’emendamento) del comune di Aosta a Strade sicure, il dispositivo nazionale che si basa su una legge del 2008 e consente ai Comuni di richiedere il supporto da parte dell’esercito per operazioni di pattugliamento e presidio del territorio.

Opzione, peraltro, attivata da 58 capoluoghi di provincia in giro per lo Stivale.

A esporre l’idea il consigliere di Fratelli d’Italia, Giuseppe Manuel Cipollone.

«Ci troviamo ciclicamente a parlare di sicurezza in città e se l’esigenza diventa sempre più diffusa e manifesta, forse bisogna dare ascolto – ha esordito -. Ci interroghiamo sempre su soluzioni che non vanno alla radice e questo è un problema politico, non svolgiamo il nostro ruolo».

Citando l’articolo di Gazzetta Matin su via Festaz, Cipollone si sente «preso in giro» dall’idea di installare delle telecamere e chiede un «salto di qualità», magari prendendo esempio da «Bolzano – ha aggiunto -. Non si parla di un dispositivo repressivo, ma di affiancamento alla normale attività delle forze dell’ordine. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma qualcosa lo porterà. Se ne parli al Cosp».

La vice sindaca: «Esercito aumenta percezione di insicurezza, diamo altre risposte»

Rispedisce al mittente l’idea e parla di provvedimento «ideologico» la vice sindaca Valeria Fadda, coinvolta in prima persona nell’affrontare, ad esempio, la questione di via Festaz.

«Leggo un potpourri di cose, ma poca concretezza – ha esclamato Fadda -. I problemi esistono, le segnalazioni arrivano e io, come tutta l’amministrazione, mi muovo in prima persona. La nostra prospettiva non è mostrare la forza dello stato, spettacolarizzare e militarizzare la città, ma vogliamo che le istituzioni funzionino tramite un sistema complesso, ma già attivato».

Quindi riunione al Cosp, dove «abbiamo fatto presente i problemi e chiesto di incrementare i passaggi in determinate zone, cosa peraltro avvenuta, come dimostrano i dati degli interventi – ha aggiunto -. L’esercio non serve, perché aumenta la percezione dell’insicurezza e la paura del cittadino».

Snocciolati i dati sui delitti (Aosta 76ª provincia per reati denunciati – 2.842 denunce su 120.000 abitanti -, 7° posto in materia di sicurezza e 7% degli abitanti che dichiara un rischi elevato nella propria zona), la vice sindaca ha esplicitato un concetto.

«La politica deve ascoltare e governare la paura con tutte le proprie possibilità – ha detto -. Non si può trasformare tutto in propaganda politica. Le forze dell’ordine stanno lavorando, noi interveniamo su ogni singola zona e ogni singolo motivo di degrado e disagio e sì, metteremo le telecamere, che sono anche più importanti dell’esercito per consentire di valutare le zone e funzionare da deterrente».

Strade sicure e militari, il dibattito

Giuseppe Manuel Cipollone ha aggiunto dei particolari.

«Evidentemente ci sono 58 province militarizzate, a cominciare da Bolzano da cui prendiamo sempre esempio – ha concluso -. Quattro militari ai Giardini Lussu non mettono paura a nessuno, ma magari consentono alle forze dell’ordine di pensare a coprire altre zone. Rifuggo la narrazione di militarizzazione di una città», giunta, secondo lui, da un governo «estremista», visto che il primo cittadino ha firmato la lettera di solidarietà al sindaco di Bologna Lepore, a seguito di quanto avvenuto con la morte di Abderrahim Fakir.

Christian Chuc, capogruppo di Forza Italia, ha rivisto il pensiero nel corso della discussione, ma in quanto militare ha ricordato come l’operazione Strade sicure sia già attiva in Valle con un presidio al Tunnel del Monte Bianco.

«Ma penso anch’io che in città, prima di ricorrere ai militari si debba fare tutto il possibile – ha analizzato -. Non sono contrario, magari sarebbe una boccata d’ossigeno anche per le forze dell’ordine, ma si potrebbe iniziare ad aumentare il personale nella Polizia locale».

Katya Foletto, Avs, ha dichiarato come l’operazione Strade sicure «sia pensata per antiterrorismo e lotta alla criminalità organizzata e questo non credo esista ai Giardini Lussu – ha detto -. Le denunce, principalmente, riguardano il codice rosso (in primis la violenza di genere), ma qui non servono i militari, piuttosto l’educazione sentimentale a scuola. Ci sono aggressioni, spaccio e fenomeni criminosi da controllare e prevenire, ma non si può mettere l’esercito».

Giovanni Giardini, capogruppo di Renaissance, si è detto dispiaciuto della «contrapposizione ideologica» raggiunta dal dibattito, ricordando situazioni di reale pericolo in passato (tra cui un presunto tentativo di rapimento e il periodo buio degli anni ’70 e ’80).

«Se oggi c’è una percezione di insicurezza, non vuol dire che Aosta è andata a ramengo, ma il problema più grave è negare che esista un problema – ha argomentato -. Non bisogna far finta di non vedere aggressioni e risse, ma serve comunque capire che l’esercito è l’ultima spiaggia e noi lì non ci vogliamo arrivare, anche se la presenza di Alpini, in passato, non credo che abbia mai terrorizzato nessuno. Bisogna, però, affrontare il problema».

Cristina Dattola (Renaissance) e Sonia Furci (Gruppo misto di minoranza) hanno riportato alcuni esempi di aggressioni e hanno evidenziato come servano controlli e non dire ai cittadini «di abituarsi perché fuori da qui le cose vanno peggio».

No all’esercito, il fuoco di fila della maggioranza

A chiudere il cerchio le motivazioni sul no all’esercito della maggioranza.

«Noi andiamo sui luoghi a discutere dei temi e non neghiamo – ha illustrato l’assessore alla Pianificazione, Luca Tonino -. Nessuno ci deve spiegare che non si mette la testa sotto la sabbia, ma amministrare è complesso e richiede dei tempi. Far venire l’esercito e pensare che il giorno dopo è tutto a posto è la risposta più sbagliata che ci sia».

Paolo Tripodi, capogruppo del Pd, ha detto di «pensare a luoghi ben più pericolosi», ma ha anche dato voce all’altra parte di sé, che «mi porta a pensare come a voi della sicurezza non freghi nulla, ma volete solo catturare click e ritagliarvi uno spazio».

L’assessora al Turismo e Cultura, Cecilia Lazzarotto, si è detta «orgogliosa della firma sulla lettera molto equilibrata da parte del sindaco, in cui si è espressa solidarietà alla forze di polizia e contrarietà agli scontri», poi è tornata a bomba sull’argomento.

«C’è distinzione tra i dati dei reati e la percezione – ha evidenziato -. Non vuol dire che i reati non esistano, ma ci sono altri modi per affrontare problemi anche diversi tra loro. Così si rischia solo di dire che le forze dell’ordine non fanno il proprio dovere».

La vice sindaca Valeria Fadda si è tolta gli ultimi sassolini, ricordando come gli organici delle forze dell’ordine dovrebbero essere rafforzati «in primis dal governo nazionale», poi ricordando come l’esercito sia «l’ultima ratio – ha chiuso -. Gli episodi sono attenzionati, controlliamo gli esercizi commerciali segnalati, incrementiamo la videosorveglianza e aumentiamo l’illuminazione. Non è tutto risolto, ma è un primo passo».

Il sindaco Raffaele Rocco ha fatto calare il sipario.

«Non chiederò mai al Cosp di attivare Strade sicure – ha tuonato -. Fin dal primo consiglio abbiamo detto che esiste un problema sicurezza e lo stiamo affrontando. Contestiamo questa narrazione, che invece di lavorare insieme spinge a mettere i militari in strada. Ricordiamo gli anni ’70 e ’80, le polemiche sulla militarizzazione, ma lì il problema è stato risolto da partiti che ci mettevano faccia e coraggio. Noi abbiamo bisogno di prevenzione, non repressione, che fa parte di altri regimi di cui la città di Aosta non ha bisogno».

(alessandro bianchet)

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