Stambecco e legge sulla caccia, Enalcaccia contesta le parole di Luisa Vuillermoz al Corriere della Sera
Il presidente regionale dell'associazione venatoria regionale interviene dopo l'intervista rilasciata dalla direttrice artistica del Gran Paradiso Film Festival, contestando l'uso di un contesto culturale per un tema ancora al vaglio del Parlamento
Un’intervista, un tema delicato come la gestione dello stambecco, e una reazione che non si è fatta attendere. Al centro del confronto c’è Luisa Vuillermoz, direttrice artistica del Gran Paradiso Film Festival, che ieri ha rilasciato al Corriere della Sera una lunga intervista in occasione dell’edizione del festival dedicata quest’anno alla figura di San Francesco e al rapporto tra uomo e creato.
Nel testo, la direttrice ha commentato con parole dure un emendamento – poi scartato – che in sede di riforma della legge sulla caccia (la 157 del 1992) ipotizzava di reinserire lo stambecco tra le specie cacciabili.
Un’ipotesi, dice Vuillermoz al giornalista Alessandro Sala, «vissuta con incredulità, prima ancora che con indignazione».
«Lo stambecco non è per noi un animale simbolo: è la ragione stessa per cui esiste il Parco Nazionale Gran Paradiso, il primo parco d’Italia. Prima l’uomo porta questa specie sull’orlo dell’estinzione, riducendola a poche centinaia di esemplari; poi la salva, reintroducendola su tutto l’arco alpino. Prova, in una sola vicenda, che l’intelligenza umana può distruggere ma anche proteggere» si legge nell’intervista.
A intervenire è oggi Santo Diano, presidente regionale di Enalcaccia Valle d’Aosta, con una nota diffusa dall’associazione venatoria che non entra nel merito delle opinioni espresse, ma ne contesta il contesto.
Le parole di Vuillermoz
Nell’intervista, la direttrice aveva richiamato inoltre la fragilità genetica della popolazione alpina di stambecchi, tutta discendente dal nucleo originario del Gran Paradiso, paragonandola per variabilità genetica a specie a rischio come il rinoceronte bianco e il panda gigante.
Da qui l’affermazione, ripresa e contestata da Enalcaccia, secondo cui “rimettere lo stambecco nel mirino” equivarrebbe a non aver compreso il significato di quell’equilibrio.
La replica di Enalcaccia: “Non è il luogo giusto”
Nella nota firmata da Diano, Enalcaccia non contesta il diritto della direttrice a esprimere una propria opinione, ma la scelta di farlo nell’ambito di una manifestazione culturale, nel ruolo istituzionale che ricopre.
«Una manifestazione culturale dovrebbe avere una funzione diversa. Dovrebbe aiutare a comprendere la complessità della realtà, offrire strumenti di riflessione, stimolare il pensiero critico, evitando che il prestigio conquistato attraverso la cultura diventi il veicolo per orientare il giudizio del pubblico su questioni che appartengono ancora al dibattito parlamentare e scientifico» scrive il presidente Enalcaccia Valle d’Aosta.
«Quando una direttrice artistica interviene, nella sua veste istituzionale, su un tema ancora oggetto di confronto parlamentare e scientifico, è inevitabile che le sue parole vengano percepite non come una semplice opinione personale, ma come parte dell’identità culturale della manifestazione che rappresenta» aggiunge.
«È una responsabilità che richiede equilibrio, soprattutto quando si affrontano questioni sulle quali esistono valutazioni tecniche, posizioni istituzionali e sensibilità differenti».
Il tema, scrive Diano, riguarda in particolare la sovrapposizione tra due piani distinti: quello etico-spirituale legato al messaggio di San Francesco, attorno a cui è costruita l’edizione di quest’anno del Gran Paradiso Film Festival, e quello tecnico-gestionale relativo alla fauna selvatica, di competenza di legislatore, ricercatori e istituzioni pubbliche.
«Il mondo venatorio non si riconosce affatto in una contrapposizione tra attività venatoria e messaggio di San Francesco. Al contrario, ritiene che il rispetto della natura, la conoscenza degli ecosistemi e la responsabilità nella loro gestione siano principi perfettamente compatibili con il valore della custodia del creato» ancora Enalcaccia VdA.
Un gruppo di stambecchi a Pont di Valsavarenche
Il nodo dello stambecco e i riferimenti tecnici
Nella nota, l’associazione venatoria richiama alcuni elementi che, a suo giudizio, non troverebbero spazio nell’intervista: gli atti pubblici con cui il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta si è già espresso sul tema, e la valutazione di Ispra, che avrebbe ritenuto valutabile un eventuale prelievo selettivo entro rigorosi limiti di sostenibilità.
Per l’associazione venatoria, l’omissione di questi riferimenti renderebbe incompleto il quadro offerto ai lettori.
Un passaggio della nota è dedicato anche al richiamo, presente nell’intervista, allo zoologo Luigi Boitani: secondo Diano, l’intera attività scientifica del professore si fonderebbe sul principio che la fauna selvatica debba essere gestita attraverso monitoraggio e metodo scientifico, e non ridotta a una contrapposizione tra chi difende la natura e chi la comprometterebbe.
Una questione più ampia
Nella parte conclusiva della nota, Enalcaccia allarga la riflessione a un fenomeno che ritiene più generale: il ricorrere, in contesti culturali diversi – festival, mostre, eventi dedicati alla biodiversità – di posizioni contrarie alla caccia o a specifiche riforme legislative.
Una scelta legittima, sottolinea l’associazione, ma che a suo avviso andrebbe riconosciuta come tale, distinguendola dalla divulgazione culturale.
La riforma della legge 157/1992 prosegue intanto il proprio iter parlamentare, che stabilirà se e come modificare l’attuale disciplina sulla caccia in Italia.
« Proprio per questo continueremo a ritenere fuori contesto utilizzare una manifestazione culturale dedicata al rapporto tra uomo e natura, richiamando il messaggio di San Francesco e il valore della biodiversità, per rafforzare una lettura di un percorso legislativo ancora aperto».
(erika david)
