Da Ceuta un allarme per l’Ue, se gli Stati vanno allo scontro c’è rischio disgregazione
Roma, 2 ago. (askanews) – Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa deve fare attenzione. In politica, si sa, quando si prende l’abbrivio lungo una discesa, poi fermarsi può essere difficile. La china presa dopo i fatti di Ceuta sembra quella – per motivi diversi, elettorali, politici – di creare divisioni tra gli Stati membri. E su questa strada la disgregazione dell’Unione, in un momento particolarmente complesso, appare un rischio concreto.
Sul tavolo di Costa (ma anche di Ursula von der Leyen e del presidente di turno è del Consiglio Ue, il premier irlandese Micheál Martin) sono arrivate due lettere in cui si chiede una riunione urgente dei ministri dell’Interno, ma per motivazioni opposte. Una lettera è sottoscritta da 22 Paesi (tutti tranne Spagna, Francia, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo) guidati da Italia e Danimarca. Nel documento, i firmatari esprimono “grave preoccupazione” per quanto avvenuto a Ceuta, dove è avvenuto un “attacco”. “Non possiamo permettere che attraversamenti di massa incontrollati, la strumentalizzazione della migrazione o altre minacce ibride creino la percezione che l’ingresso illegale nell’Unione europea sia possibile; ovvero che l’ingresso illegale di un migrante possa trasformarsi in un soggiorno legale”, proseguono, chiedendo “una risposta europea immediata e coordinata” con “la rapida mobilitazione degli strumenti UE disponibili e il necessario sostegno alla Spagna per ripristinare un controllo efficace della frontiera esterna dell’Unione”. Il Consiglio europeo, concludono, “ha costantemente sottolineato che la protezione delle frontiere esterne dell’Unione, la prevenzione della migrazione irregolare e dei movimenti secondari, nonché la garanzia di solidarietà verso gli Stati membri in prima linea o sottoposti a particolare pressione, costituiscono responsabilità europee condivise. La situazione attuale richiede unità, determinazione e urgenza”.
Una visione dei fatti totalmente divergente è quella che Pedro Sanchez dà nella lettera che ha inviato ai vertici europei. Anche il premier spagnolo esprime “profonda preoccupazione”, ma non per la crisi di Ceuta, piuttosto per la “recente reazione di alcuni governi europei”. Sanchez in particolare ce l’ha con l’Italia (citata in due passaggi) ma non solo. Il leader spagnolo rivendica di essere “riuscito a ripristinare pienamente il controllo della frontiera, a fornire ampia assistenza umanitaria, a rimpatriare praticamente tutti i migranti”, questo “in stretta collaborazione con le autorità marocchine” e “con scarso sostegno da parte di altri Stati europei”. Negli ultimi anni, la Spagna, ricorda, è “la seconda frontiera esterna più sicura dell’Ue” e ha offerto “assistenza ad altri Stati membri alle prese con crisi analoghe”, come in Bielorussia nel 2021 e a Lampedusa nel 2023. Nelle ultime ore, però, sottolinea il premier spagnolo, “la reazione dei governi europei è stata piuttosto asimmetrica. La maggior parte di essi ha espresso sostegno e solidarietà, offrendo la propria assistenza. Altri, tuttavia, (e qui il riferimento ll’Italia è evidente, ndr) hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne la temporanea esclusione dallo spazio Schengen”. Un atteggiamento, dice senza mezzi termini, “dettato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici” che “non è solo contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono; è anche contrario agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buon senso, dato che Ceuta non fa parte dello spazio Schengen, che non sono rimasti quasi migranti irregolari senza rimpatrio e che la Spagna possiede – secondo Frontex – una delle frontiere esterne dell’Unione Europea meno permeabili, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni (2021-2026)”. La chiusura è un grido d’allarme: “Nell’attuale contesto internazionale, l’Unione europea non può permettersi questo tipo di reazione egoistica, polarizzante e illegale”, avverte Sanchez.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
