“Gran Premio Merano Alto Adige” il 27 settembre all’ippodromo di Maia
Milano, 9 ago. (askanews) – Il “Gran Premio Merano Alto Adige” si correrà domenica 27 settembre all’ippodromo di Maia, a Merano (Bolzano), al termine della riunione aperta sabato 26. La prova principale, uno steeple-chase internazionale di circa 5mila metri, avrà un montepremi di 300mila euro. Il programma prevede sette corse in ciascuna delle due giornate.
L’ippodromo sorge a Maia Bassa, in un’area che fino al 1923 apparteneva a un Comune autonomo, poi aggregato a Merano insieme con Maia Alta e Quarazze. Piste erbose, tribune e scuderie occupano una vasta superficie all’interno del tessuto urbano. L’ippodromo infatti non è rimasto separato dalla città: nel corso del Novecento ha accompagnato lo sviluppo di Maia Bassa e ha mantenuto un rapporto diretto con il quartiere, con la conca meranese e con il paesaggio lungo l’Adige. La disposizione degli spazi riflette ancora questo legame tra impianto sportivo e territorio.
Le corse a Merano iniziarono prima della costruzione della struttura attuale. La prima gara documentata risale al 1896 e si svolse nei prati dell’Hotel Meranerhof. Quattro anni più tardi, nello Sportplatz di Maia Bassa, fu inaugurata una pista di 900 metri, utilizzata insieme con altri impianti sportivi. La Prima guerra mondiale interruppe quella fase di sviluppo e l’attività riprese nel 1919, ma la pista venne abbandonata nel 1929. Nei primi anni Trenta maturò così il progetto di un nuovo ippodromo, destinato a modificare in modo stabile l’assetto dell’area.
Il complesso attuale prese forma tra il 1935 e il 1936, nel quadro degli interventi urbanistici promossi durante il regime fascista. Il Comune affidò il progetto a Paolo Vietti Violi, architetto specializzato nella costruzione di impianti sportivi, mentre Andreas Benko seguì i lavori sul posto. Nel 1935 si disputò il primo “Gran Premio” collegato alla “Lotteria di Merano”; le tribune furono completate l’anno successivo. Vietti Violi concepì un impianto razionalista organizzato attorno alle piste e agli spazi per il pubblico. La tribuna principale, lunga circa 150 metri, fu costruita su due livelli e dotata di una copertura a sbalzo. Il progetto comprendeva anche una pista per il trotto e Borgo Andreina, il settore riservato alle scuderie e agli addetti ai cavalli. La separazione tra aree tecniche, pubblico e percorsi di gara resta uno degli elementi riconoscibili della struttura.
Oggi Maia ospita competizioni di cross, siepi e steeple-chase, oltre alle corse in piano. Dopo la giornata del 2 agosto, la stagione 2026 prosegue il 9, 15, 16, 22, 23 e 30 agosto, il 6, 13, 26 e 27 settembre e il 9, 11 e 21 ottobre. Il 30 agosto si correrà il “Palio del Burgraviato”; il 26 settembre sarà invece la volta del nono “Gran Premio Haflinger”. Gli Haflinger sono cavalli selezionati nell’area alpina dalla seconda metà dell’Ottocento, riconoscibili per la corporatura compatta, il mantello sauro e i crini generalmente chiari. Il nome deriva da Hafling, denominazione tedesca di Avelengo (Bolzano). Impiegati in passato nei lavori agricoli e nei trasporti in montagna, sono oggi utilizzati anche nell’equitazione e nelle competizioni sportive.
Le prime corse meranesi riservate agli Haflinger risalgono al 1896 e nel 2026 raggiungono i 130 anni. Alle prove prendono parte anche giovani fantini non professionisti, che si allenano durante l’anno in preparazione degli appuntamenti. L’11 ottobre l’intera giornata sarà dedicata alle gare della razza. Prima delle corse vengono organizzate visite alla pista, al tondino di presentazione e ad alcuni spazi normalmente riservati agli operatori. Il percorso permette di osservare le dimensioni degli ostacoli e le operazioni che precedono l’ingresso dei cavalli, dalla presentazione alla preparazione dei fantini.
Di proprietà del Comune di Merano, l’ippodromo è tutelato anche per il suo valore architettonico. Dalle prime gare sui prati alla costruzione del complesso razionalista, la sua storia attraversa oltre un secolo di trasformazioni sportive e urbane della città.
Foto Arigossi
