Attentato a Ranucci, il gip: Lavitola voleva accrescere la popolarità del giornalista
Milano, 10 ago. (askanews) – L’attentato a Sigfrido Ranucci “è stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i suoi progetti in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di Valter Lavitola come mandante dell’attentato dinamitardo all’autovettura e all’abitazione del conduttore di Report.
“Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sè un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – osserva il giudice di Piazzale Clodio -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumita del giornalista”.
Secondo il gip Iole Morrica non ci sono dubbi: “E’ certo che l’azione delittuosa era stata ideata da Lavitola” il quale “conosceva lo stato dei luoghi e certamente aveva ricevuto da Ranucci in occasione dell’incontro del 07 settembre 2025 l’informazione relativa alla consueta presenza delle due autovetture di famiglia parcheggiate davanti al cancello, ovvero le medesime autovetture danneggiate dall’esplosione dell’ordigno collocato dai coindagati”.
“Inoltre, è certo che Lavitola conoscesse le abitudini di vita dell’amico e del proprio nucleo familiare, in virtù dello stretto rapporto di amicizia che li lega – sottolinea ancora il gip di Roma -. Ancora, è altresì certo che lo scopo perseguito da Lavitola non fosse quello di mettere in pericolo la incolumità del giornalista, circostanza che rende altamente ragionevole ritenere che egli non solo abbia mostrato al suo factotum i bersagli fisici dell’azione delittuosa, ma abbia anche dato istruzioni precise sull’entità e la gravità dell’azione che
doveva essere compiuta”.
Per il giudice che ha disposto l’arresto di Lavitola e del presunto intermediario Gomes Clesio Tavares, inoltre, “è certo che l’atto avrebbe dovuto indurre la vittima a ritenere che si trattasse di un atto intimidatorio di stampo mafioso per poter suscitare indignazione nell’opinione pubblica e accrescere la popolarità del giornalista, sicché è certo che anche le modalità del fatto dovevano essere idonee a dimostrare la potenzialità micidiaria, quantomeno in relazione al mezzo utilizzato e indurre gli stessi investigatori a ricercare i colpevoli in organizzazioni criminali di tipo mafioso”.
Un dato, evidenzia ancora il gip nell’ordine di arresto, che “dimostra ulteriormente come l’indagato Lavitola avesse tutto l’interesse a fornire a Clesio Tavares precise istruzioni in ordine alle modalità dell’esecuzione dell’atto intimidatorio e che dunque era stato lui a richiedere che l’atto intimidatorio fosse realizzato mediante l’uso di esplosivo e non fosse stata una modalità rimessa alla discrezionalità e alla scelta estemporanea degli esecutori materiali”.
“E’ infatti di tutta evidenza che il piano ideato da Lavitola per funzionare necessitava che l’atto intimidatorio fosse commesso con modalità tali da, un lato, da dimostrare la potenzialità micidiaria del mezzo utilizzato, dall’altro assicurarsi che l’amico e i suoi familiari rimanessero indenni”, scrive ancora il gip Morrica soffermandosi sulla “meticolosità con cui Lavitola ha ideato e organizzato il suo progetto criminale anche al fine di cautelarsi ed evitare un suo coinvolgimento qualora gli esecutori materiali fossero stati identificati”.
