Se le infrastrutture digitali superano gli Stati e minano democrazia
Milano, 1 set. (askanews) – E se le grandi potenze digitali stessero mettendo in discussione i pilastri della democrazia costituzionale, incidendo sui diritti dei cittadini oltre i confini stessi degli Stati? È la domanda da cui prende avvio la riflessione di Padre Paolo Benanti nel suo nuovo saggio “Il caso Guillou. Storia di un’identità cancellata”, in libreria dal 1 settembre per Silvio Berlusconi Editore.
Tra le voci più autorevoli del dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnologia, etica e società, Padre Paolo Benanti racconta la vicenda di Nicolas Guillou, giudice francese della Corte Penale Internazionale, finito al centro di una controversia che mostra il crescente potere delle infrastrutture digitali globali e la loro capacità di produrre effetti che travalicano la sovranità degli Stati. Dopo l’emissione di mandati di arresto nei confronti di alcuni esponenti del governo israeliano – tra cui Benjamin Netanyahu – il magistrato è stato colpito da una serie di sanzioni adottate dagli Stati Uniti. Tali misure, però, non si sono limitate al piano politico o diplomatico, ma hanno avuto ripercussioni dirette sulla sua presenza e operatività nell’ecosistema digitale.
Poiché gran parte dei servizi digitali utilizzati quotidianamente da cittadini, imprese e istituzioni dipende da infrastrutture controllate da aziende statunitensi come Google, Amazon, Meta e Microsoft, soggette alle leggi federali americane, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti hanno avuto effetti che si sono estesi ben oltre i confini nazionali. Attraverso filtri automatici di conformità adottati da queste piattaforme, il giudice ha visto limitata la possibilità di accedere a strumenti e servizi fondamentali per la propria attività. Un episodio che, secondo Benanti, rivela come il controllo delle infrastrutture digitali globali possa tradursi in una nuova forma di potere geopolitico, capace di incidere su diritti, relazioni e istituzioni su scala mondiale.
Il caso Guillou porta alla luce alcune criticità che riguardano direttamente le libertà fondamentali. L’autore evidenzia come il potere digitale possa sottrarsi ai tradizionali meccanismi di controllo e bilanciamento dei poteri e come lo status di cittadino non sia più sempre sufficiente a garantire tutela da simili violazioni. Una dinamica che mette in discussione il concetto stesso di diritto inviolabile, fondato sull’idea dello Stato come garante della protezione giuridica e procedurale dei propri cittadini. Nell’infosfera, infatti, operano logiche transnazionali capaci di esercitare un potere che oltrepassa i confini degli Stati e può incidere sulle libertà individuali al di fuori dei tradizionali equilibri della separazione dei poteri.
Benanti, inoltre, mette in guardia dai rischi di un ecosistema digitale che tende a deresponsabilizzare le decisioni, attribuendo ad algoritmi apparentemente neutri effetti che possono produrre esclusione e ingiustizia senza individuare responsabili. Richiamando le riflessioni di Hannah Arendt e il tema della trasparenza al centro del pensiero liberale, l’autore evidenzia come l’opacità dei sistemi digitali e il crescente potere delle piattaforme rischino di erodere accountability, trasparenza e sovranità dei cittadini. Da qui la necessità di ripensare le forme della responsabilità nell’infosfera, affinché decisioni sempre più delegate agli algoritmi restino soggette a controllo, tutela e possibilità di ricorso.
Con Il caso Guillou. Storia di un’identità cancellata, Padre Paolo Benanti propone una riflessione sul rapporto tra tecnologia, democrazia e diritti fondamentali, interrogandosi sui limiti del potere digitale e sulla capacità delle istituzioni di garantire tutele efficaci nell’era dell’infosfera.
