Venezia 83, Max Zanin: ora un Leone d’Oro alla Carriera a Tinto Brass
Venezia, 2 set. (askanews) – “Non c’è distinzione tra un primo periodo politico e un successivo periodo erotico, i film di Tinto Brass sono tutti politici”. Ad affermarlo ad askanews è il regista e produttore Max Zanin, ex storico assistente alla regia e sceneggiatore del Maestro del cinema erotico, per il quale propone un Leone d’oro alla Carriera, proprio per chiudere il cerchio nella Venezia dove tutto è cominciato e che martedì sera gli ha reso omaggio con la proiezione del film thriller del 1967 “Col cuore in Gola”, nella serata di pre apertura dell’83esima edizione della Mostra del Cinema.
“La proiezione restaurata di ‘Col cuore in gola’ alla pre apertura della Mostra del Cinema di Venezia è stata un’occasione importante per ritrovare un Brass forse meno conosciuto dal grande pubblico – spiega Zanin – ma già assolutamente riconoscibile nel suo modo di intendere il cinema come gesto di libertà. Ascoltando gli interventi durante la presentazione del film, mi è venuta però voglia di fare una precisazione su una distinzione che spesso accompagna il racconto del cinema di Tinto: quella tra un primo periodo politico e un successivo periodo erotico. Io credo che questa separazione, in realtà, non esista. I film di Brass sono tutti film politici”.
Zanin, che nel 2013 ha dedicato al suo Maestro il docufilm “Istintobrass” presentato in Laguna, sottolinea: “E, per certi versi, quelli cosiddetti erotici lo sono ancora di più. Mettere al centro del racconto la libertà sessuale della donna, il suo desiderio, il suo diritto di scegliere e di vivere il proprio corpo senza essere sottoposta al giudizio morale degli altri, era una presa di posizione radicale. Oggi può sembrarci quasi normale — anche se, guardando quello che accade ogni giorno, forse non lo è ancora abbastanza — ma allora era un messaggio profondamente rivoluzionario”.
Secondo Zanin, allora, “mostrare una donna libera e liberata nelle proprie scelte sessuali significava mettere in discussione una morale, un sistema di potere e un’idea stessa della società. Da questo punto di vista, quelli di Brass sono stati film più eretici che erotici. Anche se per troppo tempo la straordinaria popolarità del Brass erotico ha finito paradossalmente per nascondere il cineasta Brass”.
“Credo sia importante che questo omaggio a Tinto non venga letto soltanto come la celebrazione di un grande autore del nostro cinema. È anche l’occasione per tornare a guardare davvero i suoi film. ‘Col cuore in gola’ sorprende per la sua modernità. Per la libertà del linguaggio, per il montaggio, per l’uso del colore, per il rapporto con la fotografia, il fumetto, la cultura pop. C’è un’energia visiva che appartiene profondamente agli anni in cui è stato realizzato e che, nello stesso tempo, sembra anticipare moltissimo del cinema venuto dopo (Tarantino compreso che infatti lo fece proiettare nella retrospettiva da lui curata proprio alla Mostra del Cinema nel lontano 2004). Un film come questo ci rende chiaro quanto fosse curioso, irregolare, provocatorio e soprattutto libero Tinto Brass”.
“Per me, che ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare sulla sua storia e sul suo cinema, questa è forse la cosa più importante di un restauro come questo: non conservare Tinto Brass dentro una teca, ma restituirlo al presente. Credo che il modo migliore di rendere omaggio a un autore non sia celebrarlo ma semplicemente continuare a guardare i suoi film. Oggi grazie a un presidente della Mostra come Pietrangelo Buttafuoco che definirei illuminato, la Mostra ha promosso il restauro di Col cuore in gola, realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale insieme a Netflix che lo renderà disponibile in piattaforma dal 15 settembre. È importante che sia stato fatto, perché significa restituire al pubblico e alla storia del cinema un’opera e un autore che meritano di essere continuamente riscoperti”.
“Per me questo omaggio ha anche un significato personale – ricorda Massimiliano Zanin – Alberto Barbera, nel suo primo anno alla direzione della Mostra, invitò proprio Istintobrass, il documentario che avevo dedicato a Tinto e al suo cinema. Sono felice che con questo restauro e questa proiezione alla pre apertura della Mostra, Venezia continui ad omaggiarlo e a riscoprirlo”.
Infine la proposta direttamente alla Biennale di Venezia, per riconoscere appieno il grande artista Brass, 93 anni: “La mia idea è che Venezia potrebbe e dovrebbe fare ancora un passo. Tinto Brass ha un rapporto con la Mostra che attraversa più di sessant’anni di cinema. Nel 1963 presentò qui il suo primo lungometraggio, ”Chi lavora è perduto’, e da allora ha costruito una filmografia radicale, personale, spesso controcorrente, attraversando epoche, linguaggi e trasformazioni della società italiana senza mai rinunciare alla propria libertà. Io penso che il riconoscimento naturale per un autore come Tinto Brass sia il Leone d’oro alla carriera. Non soltanto per ciò che ha rappresentato nella storia del cinema italiano, ma per la coerenza e l’indipendenza con cui ha difeso, per tutta la vita, una propria idea di cinema. Dopo aver restaurato e riportato sullo schermo i suoi film, sarebbe bello che proprio Venezia, dove quella storia è cominciata, chiudesse idealmente il cerchio riconoscendo a Tinto Brass il Leone d’oro alla carriera”.
