Crisi dei negozi di moda, non solo per crisi consumi
Roma, 3 set – In Italia chiudono diciotto negozi di moda e abbigliamento ogni giorno: oltre 23mila attività e 35mila posti di lavoro perduti negli ultimi cinque anni, secondo Federazione Moda Italia -Confcommercio. Numeri dietro cui, per Abbigliamento Vincente Agenzia di marketing fondata da Michele Carozza e specializzata esclusivamente nel settore moda non c’è soltanto la crisi dei consumi.
“Il punto non è che gli italiani spendono meno – spiega Michele Carozza – è che hanno smesso di comprare come compravano dieci anni fa. La passeggiata in centro, la vetrina che intercetta chi passa, l’acquisto d’impulso davanti al negozio era il modello su cui i punti vendita si reggevano. Oggi quell’impulso si è spostato online: una persona vede un prodotto, due tocchi con Apple Pay e l’ordine arriva a casa. È comodo, immediato, senza attrito, e contro quella comodità il negozio fisico, da solo, non può competere”.
Eppure, sottolinea l’agenzia, il punto vendita ha un vantaggio che l’online non potrà mai avere.
“Un negoziante con dieci anni di attività, quando parla con un cliente in negozio, è un vero esperto di abbigliamento: sa consigliare, sa leggere la persona che ha davanti. Il problema è che quella competenza la conoscono solo i clienti che entrano; tutti gli altri non la vedono. Il digitale serve esattamente a questo: con un tocco di editing, mostrare a tutti l’esperto che quel negozio ha già dentro. Non costruiamo un personaggio finto, raccontiamo una competenza che esiste davvero. E oggi le persone si fidano molto di più di un brand con un volto riconoscibile che di un marchio anonimo. Noi lavoriamo solo sulla moda, esclusivamente con negozi di abbigliamento, accessori e calzature. Un’agenzia che dice di fare tutto, in realtà non fa bene niente: il marketing cambia da settore a settore. Lavorare solo nel fashion ci permette tre cose concrete: conoscere la stagionalità, sapere come ruota la merce, capire chi entra in negozio e perché compra. Parliamo la stessa lingua dei nostri clienti, ed è la sola lingua con cui oggi un negozio di abbigliamento può tornare a crescere”.
(Comunicato stampa)

