Centrodestra di nuovo diviso su preferenze, Fdi valuta sì a proposta Pd
Roma, 9 set. (askanews) -Alla vigilia dell’inizio delle votazioni in aula al Senato sulla legge elettorale, il tema delle preferenze torna a dividere il centrodestra. A far traballare il faticoso accordo di maggioranza raggiunto prima della pausa estiva, è un subemendamento presentato dal senatore Pd Nicola Irto che introduce nella riforma targata Meloni le preferenze pure al posto del meccanismo che prevede il capolista bloccato e tre preferenze scelte con le crocette in un elenco di sei candidati. I dem fanno sapere che Fratelli d’Italia lo prende in considerazione e sta valutando di votare a favore. Circostanza confermata da esponenti di spicco del partito della premier Giorgia Meloni che manda su tutte le furie Forza Italia e minaccia di far naufragare la riforma. Il tutto proprio nel giorno in cui la capigruppo della Camera fissa l’approdo in aula del testo al 28 ottobre garantendo il contingentamento dei tempi e un rapido ok nella prima metà di ottobre.
Votare un emendamento dell’opposizione “è una cosa talmente importante su cui non può che decidere la premier. Ma abbiamo difficoltà a non votare le preferenze”, spiega un senatore di Fdi ricordando che nel corso dell’esame alla Camera Fdi ha votato gli emendamenti di Vannacci sulle preferenze spaccando la maggioranza. La proposta, a scrutinio segreto, comunque non passò. Oggi, d’altronde, nel corso della discussione generale in aula al Senato, più di un intervento ha richiamato la premier alle coerenza. “Con le proposte presentate dalla maggioranza – ha detto il senatore Pd Pier Ferdinando Casini – le preferenze di fatto varrebbero parzialmente solo per i partiti maggiori. Non è una via decorosa e non credo faccia onore a una maggioranza la cui Presidente del Consiglio si è sempre espressa a favore delle preferenze”.
Secondo il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia “domani capiremo se FdI dice la verità”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, interpellato dai cronisti al Senato non si sbilancia: “Vediamo, non so, adesso ne parlano i capigruppo e poi vediamo. Immagino che ci sarà un equilibrio sull’emendamento firmato da tutti i gruppi di maggioranza. Sicuramente voteremo quelli a larga maggioranza. Comunque dobbiamo parlarne”.
Infuriata Forza Italia, reduce da un incontro tra gli sherpa di centrodestra in cui aveva stoppato la proposta di Fdi di abbassare la soglia per ottenere il premio di maggioranza dal 42% al 41%. Sulle preferenze “non sono questi gli accordi, così salta la legge”, sottolinea un senatore azzurro non appena cominciano a circolare a Palazzo Madama le indiscrezioni sulla possibilità che Fdi voti con Pd e M5s. Poi da fonti azzurre trapela una posizione altrettanto dura: “Fi voterà convintamente l’emendamento sulle preferenze presentato dalla maggioranza. Confidiamo nella serietà e nella lealtà degli alleati rispetto agli accordi raggiunti sulla legge elettorale certi che nessuno intenda aprire un problema politico all’interno della coalizione”.
La Lega per ora non alza polveroni. Il vicepremier e leader del partito Matteo Salvini si limita a ribadire che “l’attuale testo a noi va bene. Garantisce governabilità, reintroduce le preferenze: è un’ottima legge elettorale”. Secondo quanto si apprende, tuttavia, domani avrebbe in agenda un incontro con la premier.
Il nuovo casus belli mette in secondo piano il nodo ancora da sciogliere: che fine fanno i voti presi dalle liste non ripescate che restano sotto il 3%? Tutti in maggioranza concordano che vada cambiato il testo uscito dalla Camera secondo cui non sono conteggiati ai fini del premio ma gli sherpa non hanno trovato un accordo sul come. Sul punto ci sono tre emendamenti: uno sottoscritto da FdI, Lega e Nm (ma non da Forza Italia) per portare la soglia all’1%, uno di FdI per fissare la soglia al 2%, che per FI sarebbe preferibile, e un altro sempre di Fdi che sopprime del tutto le percentuali. È possibile che domani al momento dei pareri – che dovrà dare solo il governo in quanto la legge è arrivata in aula senza mandato al relatore – vengano accantonati.
In serata Marcello Pera (Fdi) ritira ufficialmente l’emendamento sul ballottaggio: “Un’occasione persa”, dice in aula senza nascondere l’amarezza: “Andiamo avanti con una legge che ha notevoli problemi di carattere tecnico che potevano essere superati se avessimo avuto il coraggio di ascoltare i cittadini e non solo il nostro piccolo recinto parlamentare”.
