Dalle ferite della tempesta Vaia nasce la “Foresta delle Stelle”
Milano, 10 set. (askanews) – Ripristinare gli ecosistemi forestali colpiti dalla tempesta Vaia e dalla successiva epidemia di bostrico trasformando un territorio ferito in un luogo di riconnessione con la natura e di apprendimento sui temi dell’astronomia, delle foreste e dei cambiamenti climatici attraverso un percorso divulgativo unico nel suo genere. Accade in Val di Fiemme, valle incastonata tra la catena del Lagorai e i sistemi montuosi delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO, dove il progetto “From wounds to wonder: rebuild, reforest, reconnect. A journey of recovery and learning in the Dolomites” ha dato vita alla “Foresta delle stelle”: un’area di 10 ettari che verrà popolata da 15mila nuovi alberi, lambita da un sentiero storico tra Valmaggiore e il Lago di Moregna che verrà riqualificato, e sarà costellata da installazioni divulgative e rifugi didattici in legno (recuperato da quello schiantato dalla tempesta) per la comprensione e l’osservazione tanto del cielo quanto della terra.
Il progetto, promosso dalla collaborazione tra WOWnature di Etifor, spin-off dell’Università di Padova, e la Magnifica Comunità di Fiemme, è reso possibile dal sostegno della Fondazione dei Dipendenti del Gruppo VKR che, attraverso il bando Reconnect with Nature, dà modo ai dipendenti di VELUX di presentare e realizzare iniziative di cura del territorio. Oltre alla componente di ripristino ecologico e di impatto ambientale, il programma mira a sensibilizzare i visitatori sulla crisi climatica in corso e prende vita al termine di un’estate che, seppure per motivi diversi, ha visto protagonisti tanto il clima quanto gli eventi astronomici. Questo percorso di recupero, i cui lavori sono già cominciati per essere completati nell’autunno del 2027 con la possibilità per altre organizzazioni del territorio di contribuire all’adozione di ulteriori 5mila alberi, simboleggia la resilienza della natura e l’urgenza di agire per la salvaguardia del pianeta.
Nello specifico, l’intervento di rimboschimento contribuisce a ripristinare parte delle aree distrutte dalla tempesta Vaia, l’evento estremo che nell’ottobre 2018 si è abbattuto con venti fino a 200 km/h su 42.000 ettari del nordest italiano, interessando 494 comuni tra Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia e lasciandosi alle spalle circa 14 milioni di alberi abbattuti. Le stesse aree sono state successivamente investite dall’epidemia di bostrico tipografo (Ips typographus L.), il piccolo coleottero che attacca principalmente l’abete rosso, causandone rapidamente la morte, che si è riprodotto a dismisura come conseguenza della tempesta danneggiando ulteriori 25mila ettari di bosco, inizialmente risparmiati da Vaia, compromettendo circa 5 milioni di metri cubi di legname. Le specie che verranno messe a dimora sono state selezionate per ricreare un bosco più diversificato e resiliente e quindi maggiormente capace di resistere alle conseguenze del cambiamento climatico. Accanto a larice e abete rosso, compariranno anche betulla, pado, acero montano e pino silvestre. La distribuzione e la dislocazione delle piante simulerà il dinamismo del processo di rinnovazione naturale di questo tipo di boschi e prevede quindi l’impianto a gruppi vicino alle ceppaie degli alberi abbattuti.
La valorizzazione dell’area avviene anche attraverso la terza e più innovativa linea di intervento: la realizzazione di un percorso divulgativo capace di trasformare le ferite inflitte dalla tempesta in un’opportunità, creando un percorso dedicato ai temi dell’astronomia, delle foreste e dei cambiamenti climatici: poiché la perdita della copertura arborea causata da Vaia ha aperto una visuale inedita verso il cielo, il progetto intende far leva su questo cambiamento per accompagnare i visitatori in un viaggio concettuale che parte dall’osservazione del cielo e delle stelle, realizzato in collaborazione con il progetto di divulgazione scientifica su temi astronomici “Chi Ha Paura Del Buio?” e con alcuni professionisti dell’Università di Padova.
“A noi astrofisici viene spesso chiesto qual è il senso di studiare l’universo e i suoi elementi, così distanti da noi. Una delle risposte che si può dare a questa domanda è che lo studio dell’universo, paradossalmente, ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e il nostro pianeta, e in generale ci aiuta ad adottare una prospettiva diversa sul nostro posto nell’immensità del cosmo. Per questo motivo, prendendo ispirazione dalla Blue Marble, la celebre fotografia della Terra scattata nel 1972 dall’equipaggio dell’Apollo 17, che ha mostrato la fragilità, vulnerabilità e estrema bellezza della Terra, diventando velocemente un simbolo e un catalizzatore per i movimenti ambientalisti, il percorso divulgativo della foresta inviterà i visitatori, dopo aver guardato il cielo, a “girarsi” e rivolgere il proprio sguardo dal cielo alla terra, dove troveranno gli effetti della tempesta Vaia, evento estremo che è entrato nella coscienza collettiva degli italiani come un simbolo della crisi climatica. Non sarà difficile cogliere l’invito a riflettere su di essa, sulla nostra fragilità e sulla necessità di prenderci cura di casa nostra” spiega Matteo Miluzio, amministratore di “Chi Ha Paura Del Buio?” e Cavaliere al merito della Repubblica Italiana per il proprio contributo alla diffusione della cultura scientifica.
Il percorso si chiude infatti con le giovani piante messe a dimora per costruire il bosco di domani, più resistente e resiliente. Un simbolo, questo, del fatto che si può ancora fare qualcosa per mitigare il cambiamento climatico e per adattarsi al contesto di crisi nel quale ormai viviamo contribuendo, un pezzo alla volta, a garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta.

