Venezia83, al Padiglione Venezia presentazione del docufilm “Echo”
Roma, 10 set. (askanews) – Il Padiglione Venezia arriva per la prima volta alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con cui condivide l’anno di fondazione, il 1932, e lo fa attraverso il linguaggio della settima arte. Presentato oggi in anteprima nello Spazio della Regione del Veneto – Veneto Film Commission, all’Hotel Excelsior al Lido (alle 19), “Echo”, il docufilm che racconta il percorso creativo e tecnologico che ha portato alla nascita dell’opera di Dardust e Paolo Fantin realizzata per il Padiglione Venezia nell’ambito della mostra Note Persistenti.
Un viaggio che parte da un’intuizione artistica – l’immagine di un pianoforte che suona da solo nelle profondità dell’acqua – e attraversa il lavoro condiviso di artisti, curatori, designer e giovani ingegneri di Cisco e H-FARM.
“La vera sfida di Note Persistenti, nel solco della tradizione del Padiglione Venezia, è provare ad abitare il presente e il futuro attraverso l’arte – ha dichiarato Giovanna Zabotti, curatore Padiglione Venezia – per questo abbiamo sentito la necessità di partecipare al dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, non per inseguirle, ma per interrogarle attraverso lo sguardo e la sensibilità degli artisti. Il Padiglione vuole essere un luogo di connessione, capace di costruire ponti tra arte e impresa, tra passato e futuro, tra artisti e visitatori, mettendo in dialogo creatività, ricerca e innovazione. ‘Echo’ nasce proprio da questa volontà. E farlo a Venezia assume un significato ancora più forte: una città che nei secoli ha costruito la propria identità sulla capacità di innovare e di anticipare il futuro. In questo percorso il pensiero va a Fabrizio Plessi, che prima di molti altri ha saputo trasformare la tecnologia in linguaggio artistico e che, proprio attraverso quella visione, ha contribuito a restituire al Padiglione Venezia la capacità e il coraggio di guardare avanti”.
Al centro del progetto c’è l’acqua, metafora della memoria di Venezia: un’acqua che nel tempo raccoglie tracce, emozioni e ricordi. Nel docufilm si sege la trasformazione di questa visione in un’esperienza immersiva in cui l’intelligenza artificiale diventa co-autore, capace di tradurre la memoria del visitatore in parola, colore, suono e materia. ‘Echo’ diventa così il racconto di una collaborazione interdisciplinare e, al tempo stesso, una riflessione sul rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. Arte e tecnologia non si contrappongono, ma si incontrano e si contaminano.
“Ho immaginato un pianoforte che, mentre suona, sprofonda nell’acqua, lasciando dietro di sé piccoli frammenti, come un’eco del suono. Man mano che affonda, il pianoforte diventa un oggetto concettuale, un’opera d’arte – ha detto l’artista Paolo Fantin – abbiamo pensato all’acqua come alla memoria di Venezia: un’acqua che si arricchisce nel corso dei secoli e che accoglie le tracce di chi la attraversa. Il pubblico è stato invitato a sprofondare con il pianoforte e a lasciare una propria memoria”.
“Echo dimostra quale ruolo può avere oggi il Padiglione Venezia: non soltanto uno spazio espositivo, ma un laboratorio capace di generare progetti, mettere in relazione competenze diverse e far dialogare linguaggi che normalmente percorrono strade separate – ha dichiarato l’assessore alla Cultura, Paolo Romor – portare alla Mostra del Cinema il racconto di un’opera nata per la Biennale Arte significa dare continuità a quella ricerca e aprirla a un nuovo pubblico. Venezia ha una storia importante in questo rapporto tra creazione artistica e tecnologia: Fabrizio Plessi ha mostrato con largo anticipo come il digitale possa diventare materia e linguaggio dell’arte. Il compito della nostra Amministrazione è continuare a creare le condizioni perché questa sperimentazione possa avvenire, mettendo in relazione artisti, istituzioni, ricerca e competenze produttive. Echo va esattamente in questa direzione”.
La presentazione del docufilm sarà seguita da un dibattito dedicato alla genesi del progetto, durante il quale verranno approfonditi il confronto tra artisti, tecnologi e progettisti e il percorso che ha trasformato un’idea in un’esperienza immersiva.

