Franco Collé pronto per il debutto al Tor des Glaciers: «Convinto della mia scelta, ho l’entusiasmo di un bambino»
Il quattro volte re del Tor des Géants si avvicina all'esordio nella prova più lunga della rassegna organizzata da VDA Trailers che scatterà venerdì 11 settembre alle 20 da Courmayeur
Un esordio è sempre un esordio, anche se viaggi verso i 48 anni, hai già vinto quattro Tor des Géants e sei una delle icone mondiali dell’ultra trail running.
Franco Collé ha fatto il grande salto a gennaio, decidendo di lasciare il TOR330 (salutato a settembre 2025 con il doloroso ritiro per il problema agli occhi mentre era in testa con un’ora di vantaggio sulla concorrenza) per passare al TOR450.
Nuova gara, nuova distanza, nuovo dislivello e, di sicuro, due giorni (o qualcosa di meno) in più in giro per i sentieri valdostani.
Il gressonaro, primo uomo Kailas Fuga per l’Italia e l’Europa, si avvicina al debutto con un misto di curiosità, entusiasmo e rispetto.
Franco Collé: «Il mese di agosto è andato bene dopo un’estate difficile»
Franco, in che condizioni arriva al Tor des Glaciers?
«Molto meglio di come avrei pensato di stare un mese fa, quando non ero così ottimista. All’inizio dell’estate ho avuto un’infiammazione all’inserzione del tibiale, ho provato a gestirla e quando pensavo fosse un po’ passata, sono andato a fare la gara di Verbier e al 30° chilometro mi è di nuovo uscita. Così mi sono fermato del tutto e a luglio non ho praticamente fatto nulla. Una volta guarito, ho iniziato a camminare veloce, poi a correre, quindi ad accelerare e sono riuscito a vivere un agosto bello, facendo le cose che volevo. Per allenarmi in Valle e conoscere il percorso del TOR450, purtroppo, ho dovuto rinunciare a una 100 miglia in India tutta sopra i 5.000 metri che punto da alcuni anni».
È soddisfatto dell’allenamento che è riuscito a fare?
«Così così. L’ultimo mese mi ha soddisfatto alla grande, a luglio ero quasi sul punto di gettare la spugna e mi avrebbe fatto male, specie dopo gli ultimi due Tor nei quali, prima ho dovuto rinunciare alla sfida con D’Haene per il problema al menisco, poi mi sono ritirato a casa mia quando avevo un’ora di vantaggio. Ho anche pensato di smettere del tutto, avevo fatto tanti sacrifici, ero partito molto presto, avevo fatto già una 100 chilometri a maggio, e ritrovarmi in una situazione del genere mi ha fatto sprofondare nel nero. Adesso, però, ho fiducia, perché agosto l’ho fatto bene e in queste gare la preparazione conta, ma fino a un certo punto, perché sul piatto ci sono anche testa, cuore e gambe».
Franco Collé: «Sono tornato alle sensazioni dell’estate 2012»
Quanto diverso è l’avvicinamento a livello emotivo rispetto al passato?
«Mi sembra di essere tornato all’estate del 2012, quando andavo in giro con Zanchi e Trabucchi a vedere il percorso e mi entusiasmavo per i posti nuovi che scoprivo. È tutto bellissimo, anche questa volta ho visto angoli stupendi della Valle d’Aosta. Ho iniziato a girare sul tracciato tranquillo, più andavo avanti, più ero motivato, mi sono caricato con il passare dei chilometri. Mi sento un po’ un principiante, penso alle tappe, alla strategia da ristudiare e mi sento come uno che si trova in un’altra dimensione. Sarà una sfida totalmente diversa, non sono “solo” 120 chilometri in più, ma parliamo quasi del doppio delle ore».
Toccandolo con mano, che idea si è fatto del percorso?
«Ho capito perché i tempi sono così dilatati rispetto al TOR330. Devi saperti gestire molto bene, perché i ristori sono davvero molto lontani, tutto quello che ti serve devi averlo con te e devi essere pronto a far fronte a qualsiasi imprevisto o agguato del meteo. Non bisogna commettere l’errore di ridurre al minimo il materiale, anche se molto dipenderà dalle condizioni del tempo, e, visto che la gara durerà almeno cinque giorni, si deve fare i conti tappa per tappa, è inutile pianificare tutto a tavolino. Sono ingegnere, ci ho provato, ma so che dovrò essere pronto a rivedere tutto quello che ho messo giù. Anche Raichon (vincitore di tre edizioni e detentore del record con il crono di 114h29’01”, ndr) ha fatto vedere che i tempi cambiano di parecchio da un’edizione all’altra».
Franco Collé: «Mi mettono paura i tratti nei quali sei fuori dal mondo»
Qual è il tratto più complicato?
«Difficile da dire. I tratti che mi mettono più paura sono quelli nei quali sei fuori dal mondo, come ad esempio quello del Mont Gelé, nel quale, da Crête Sèche a Champillon non c’è nulla. Sono momenti nei quali, se deve arrivare un temporale, forse è meglio aspettare un’ora in più al rifugio, che uscire lo stesso. È un po’ come andare in montagna, devi capire il momento giusto per partire, in certi luoghi non puoi fare un micro sonno all’aperto, a settembre a certe quote vai sotto zero, bisogna essere pronti. In una gara così diventa fondamentale la tua esperienza e questo è quello che mi sta motivando tanto, perché posso far valere la mia storia da alpinista, i miei 10 Mezzalama di scialpinismo, dimostrando di sapermela cavare in ogni occasione».
Franco Collé: «Ho scoperto posti meravigliosi che non conoscevo»
Qual è la parte che le è piaciuta di più?
«Mi è piaciuto tanto arrivare al col Planaval, è quasi un peccato passarci di notte. Molto belli anche i tratti del col Bassac Deré salendo dal Bezzi o del col Rosset sopra il Nivolet. Mi si è aperta un’altra parte di Valle d’Aosta che non conoscevo: Valgrisenche, Valsavarenche e Val di Rhêmes sono meravigliose».
Franco Collé: «Convinto della mia scelta, peccato non averla fatta prima»
Che effetto le fa pensare a un Franco Collé in gara in un Tor che non è quello des Géants?
«Mi fa strano e ho patito tanto nel momento in cui dovevo prendere la decisione. Adesso sono molto convinto della mia scelta, aver lasciato il TOR330 non mi sta pesando e, se posso dire la verità, il rammarico è di non averci provato prima; forse questo percorso si addice ancora di più alle mie caratteristiche. Come distanza non so, quello che farò dal terzo giorno in poi sarà una sorpresa anche per me, onestamente non so come potrò gestire il mio corpo da martedì in avanti».
Quanto pensa che si possa abbassare il tempo di Sebastien Raichon?
«Non ne ho idea. Ho provato solo tratti parziali, posso solo dire quanto si può mettere in meno in determinati tratti. I suoi tempi del primo giorno sono molto buoni e non penso di fare meglio, dopo, forse, si può limare qualcosa, ma non si può parlarne adesso; finché non taglio il traguardo, non posso rispondere. Al Tor sono sempre arrivato stremato, se penso di aggiungere due giorni, non posso dire cosa capiterà. Voglio godermela, ho guardato i tempi per capire dove passerò di giorno o di notte, però voglio avere lo spirito del 2012, quando ho chiuso quinto e mi sono divertito. Potrebbe essere la mia ultima volta in una gara del TORX, chi lo sa. Devo abbassare le orecchie e affrontare la gara con grande umiltà».
Cosa sa dei suoi avversari?
«Nulla, non ho guardato la start list, non ho cercato nomi, numeri e punteggi. Può essere che battaglierò con gente che al Tor ci ha messo 10 o 20 ore più di me, non ho l’ossessione di vincere o di fare il record, non c’è nulla di scontato, non sento la pressione, sono il primo a non sapere cosa posso fare».
Franco Collé: «Dover dormire è l’aspetto che mi preoccupa di più»
Dovrà inevitabilmente cambiare strategia: come gestirà il sonno, visto che ha sempre detto di non voler dormire al Tor des Géants?
«È l’aspetto sul quale ho ragionato di più. Mi sono guardato tante volte la traccia Strava con i tempi di Raichon. Il dormire è la cosa che mi preoccupa di più, non gioca a mio favore il fatto che quando ho provato a farlo, ho combinato disastri, però questa volta non potrò rinunciare completamente. Quando ho dormito più di un’ora non ho mai avuto buone sensazioni, cercherò di farlo più volte per meno tempo. Non dormirò la prima notte, ma da sabato può essere che mi fermi per pause di mezz’ora; se mi renderò conto che non bastano, allungherò».
Franco Collé: «La prima vittoria è il ricordo più bello del Tor des Géants»
Qual è il suo ricordo più bello del Tor des Géants?
«Sicuramente la prima vittoria. Un valdostano che vince il Tor sembrava impossibile e nel 2014 è diventato realtà. Mi sembrava che non fosse vero, l’ho realizzato soltanto la domenica, quando sono salito sul podio».
Franco Collé: «Il ritiro dell’anno scorso è stato un grande dolore»
Quanto brucia il ritiro dell’anno scorso?
«Tantissimo. Volevo chiudere il cerchio, ero in forma, mi sentivo benissimo, finalmente riuscivo anche a mangiare. A la Sassa e al Coda ho pianto, è stato un grande dolore. Mi è bruciato tanto, ogni volta che torno su quel prato mi si spezza il cuore. È stata la sofferenza più grande di tutte, sapevo che sarebbe stato il mio ultimo Tor ed è stato crudele finirlo in quel modo».
Potrebbe tornare un’ultima volta per chiudere davvero il cerchio o è già chiuso definitivamente?
«Chi lo sa, magari un giorno potrei farlo per salutare tutta la gente della Valle d’Aosta. Non ho più voglia di fare il TOR330, ho tante altre sfide in testa, ho fatto fatica a staccarmi, ma adesso mi sento libero e ancora più carico. La settimana scorsa, scherzando con D’Haene gli ho proposto di fare il 450 insieme e lui mi ha proposto di fare con lui la PTL. Mi sento un bambino, ho una voglia matta di fare tante altre cose».
Franco Collé: «Se sta bene, Marmissolle è il mio favorito per il Tor des Géants»
Chi vince il Tor des Géants?
«Benat Marmissolle. L’ho sfidato a maggio nella 100 miglia dell’Ultra Trail Snowdonia by Utmb che ha vinto (Collé ha chiuso terzo, ndr) e l’ho visto molto bene. Se ha recuperato bene dall’infortunio che l’ha limitato questa estate, è il mio favorito. Dietro di lui non c’è un atleta che emerge sugli altri, c’è un gruppo di 6-7 uomini che sono anni che battagliano per l’alta classifica, gente come Corsini, Reynolds, Perrier e Galeati, conoscono bene il Tor, l’hanno preparato come si deve e cercano l’anno giusto per vincere. E, come ogni edizione, non mancheranno gli outsider. Sicuramente, per essere bello, il Tor ha bisogno di bagarre».
Franco Collé: «Quando smetterò, mia mamma sarà la persona più felice del mondo»
I suoi genitori la seguono sempre con trepidazione: cosa le ha detto sua mamma quando ha saputo che sarebbe passato al Tor des Glaciers?
«Lei è un po’ apprensiva e sarà la persona più felice del mondo quando le dirò che smetto, ma mi vuole tanto bene ed è felice di vedermi fare quello che mi piace. Tutte le volte che parto, mi dice: “Franco, divertiti” e quelle parole poi me le ripeto in gara».
Franco Collé: «In futuro continuerò a essere molto coinvolto nel progetto di Kailas»
Com’è cambiata la sua carriera con l’approdo in Kailas?
«È cambiata e continua a cambiare tanto, in meglio. Per loro rappresento tanto, forse troppo, stravedono per noi occidentali e sono molto legati a Tor e Utmb. Mi trattano come un principino, sento un affetto unico da tutto il team, tutti i brand che ho avuto nella mia carriera mi hanno coccolato, ma qui lo sono ancora di più. Pensavo di avvicinarmi a una cultura molto distante dalla nostra, invece ho trovato persone che mi sono vicine in maniera speciale».
Cosa c’è nel futuro di Franco Collé?
«Chi lo sa, sicuramente continuerò ad andare in montagna. Faccio fatica a liberarmi dal lavoro di ingegnere e quest’anno ho cambiato ruolo in Regione per essere ancora più coinvolto, ho studiato per questo e mi piace mettere a frutto la mia preparazione. Poi continuerò con Kailas, col passare del tempo avrò un ruolo sempre più manageriale e meno agonistico».
(davide pellegrino)
