Silvestri-Nicco-Barmasse-Annovazzi-Bracotto: le emozioni e le aspettative dei valdostani al via del Tor des Glaciers
La partenza del TOR450 dell'anno scorso (foto Roberto Roux - Zzam Agency)
SPORT
di Davide Pellegrino  
il 11/09/2026

Silvestri-Nicco-Barmasse-Annovazzi-Bracotto: le emozioni e le aspettative dei valdostani al via del Tor des Glaciers

La voglia di completare il tracciato da 450 chilometri con 32.000 metri di dislivello positivo è l'obiettivo principale di esordienti e habitués della gara più tosta del TORX with Kailas

Tra esordienti e veterani, la truppa valdostana al Tor des Glaciers, che ha in Franco Collé il faro tracciastrada, è numerosa e ben assortita.

I valdostani iscritti al Tor des Glaciers

Matia Negri; Piero Barmasse; Giorgio Macchiavello; Sebastien Pennazio; Franco Moro; Giovanni Giuseppe Bracotto; Giancarlo Annovazzi; Dario Bagnod; Giovanni Fausto Paolo Fontana Giusti; Daniele Nicco; Patrick Marquis; Luisa Silvestri; Franco Collé; Luca Bozzi; Sergio Borbey.

Luisa Silvestri: «L’obiettivo è stare in mezzo alla natura e divertirmi»

L’unica donna rossonera iscritta è Luisa Silvestri, che dopo due Tor des Géants chiusi e una palma di miglior valligiana al Tot Dret, si confronta con la competizione più impegnativa del TORX with Kailas.

«È dal 2019 che penso di farlo, l’anno scorso ho provato a iscrivermi, ma non sono arrivata in tempo, quest’anno non mi sono fatta prendere alla sprovvista e mi sono accaparrata il pettorale – dice la rifugista e cioccolatiera che si sdoppia tra Cogne e Aosta -. Con la vita lavorativa che faccio, i figli e la famiglia non è facile preparare una competizione del genere. Andrò abbastanza alla cieca, alcuni colli non li ho minimamente visionati, non chiedo niente a questa gara, l’obiettivo è stare in mezzo alla natura, divertirmi, poi quello che viene viene. Me ne hanno dette tante sul TOR450, sono sicura che molto dipenderà dalle condizioni meteo, con il brutto tempo si rischia di perdersi, questa è la mia unica preoccupazione».

Daniele Nicco: «Partirò con calma, ascoltando il mio corpo»

Daniele Nicco, miglior valdostano al Tor des Géants 2025, quest’anno ha deciso di puntare al TOR450.

«Era un’idea che avevo in mente, poi mi è arrivato il messaggio che le iscrizioni del TOR330 erano già finite e allora ho guardato il Tor des Glaciers, visto che i posti erano pochi ho subito chiamato mia moglie, ne abbiamo parlato e mi sono iscritto – racconta l’ex calciatore e allenatore dilettante, che ha chiuso per tre volte il TOR330 -. Non sono riuscito ad allenarmi come volevo, ho avuto male alla caviglia e degli impegni di lavoro che non mi hanno permesso di fare quello che avrei voluto.

In ogni caso sono preso bene, mi piace il primo tratto tra La Thuile e Cogne e anche nella seconda parte ci sono tanti posti selvaggi e tecnici. La preoccupazione è non avere riferimenti, essendo la prima volta non so come comportarmi. Penso di partire con calma e andare avanti quando ne ho, quando sarò stanco, invece, mi fermerò a riposare. Non ho ambizioni di classifica, ho solo l’obiettivo di arrivare alla fine».

Piero Barmasse: «So di dover gestire bene la distanza»

Dopo due anni di lontananza, Piero Barmasse si ripresenta sulla linea di partenza con nell’armadio 4 maglie di finisher del Tor des Géants e 2 del Tor des Glaciers.

«Nel 2024 e nel 2025, tra impegni di lavoro e problemi al ginocchio, non sono riuscito a prepararlo, adesso che sono in pensione torno – spiega il tosto gigante di Valtournenche -. Sono nato nel 63, ho 63 anni, non potevo proprio mancare. Ho fatto più di 2.000 chilometri di allenamento dall’inizio dell’anno, non ho mai avuto problemi al ginocchio, ma bisognerà vedere come reagirà quando si metterò insieme 450 chilometri di fila. I due TOR450 precedenti mi hanno insegnato che bisogna gestire bene la distanza, verso la fine diventa abbastanza dura, la fatica si fa sentire, quindi bisogna cercare di riposare di più, fermandosi quando ce n’è bisogno per essere più performanti.

E poi bisogna sempre avere la fortuna dalla propria parte, basta una banale storta per compromettere il tutto. Dovrò riuscire a mangiare e a gestire gli eventuali problemi allo stomaco; mi auguro che faccia un po’ più freddo, questo caldo è pesante da gestire in una gara così. L’obiettivo è arrivare, la testa è collaudata, so come gestirmi, non credo sarà un grande problema, mi auguro che il ginocchio non si infiammi di nuovo. Sono tranquillo, non ho nulla da dimostrare a nessuno, l’ho già finito due volte, è una sfida con me stesso, la prendo molto seranamente, non sto a guardare cosa fanno gli altri, sono curioso di vedere se a 63 anni riesco ancora a finirlo. La famiglia è pronta a seguirmi, viverlo insieme con mia moglie Elisa e con i miei figli è la cosa più bella, è un modo per stare insieme tutta la settimana».

Giancarlo Annovazzi: «Voglio ottenere una bella performance per me»

Altro volto noto del Tor è Giancarlo Annovazzi, sette 330 e un 450 finiti.

«Sono tranquillo – dice il forestale Walser -. Ho una caviglia non proprio a posto, però mi sento pronto. L’obiettivo è fare una bella performance per me, chiuderlo. Il TOR450 è diverso dal TOR330, un po’ meno gara, un’avventura nella natura alla ricerca dei propri limiti e della capacità di sopportare la fatica. La sfida con Franco Collé? Gli ho già detto che gli tirerò la volata».

Giovanni Bracotto: «Il Tor des Glaciers ti fa tirare fuori di più il carattere»

Quarto tentativo a caccia del traguardo di Courmayeur per Giovanni Bracotto, sei volte finisher del Tor des Géants.

«Torno per la voglia di chiuderlo e aggiungere questo risultato nel mio palmarès – spiega il guardaparco di Cogne -. Nelle tre precedenti occasioni ho sempre avuto problemi di salute, quasi sempre ai bronchi, che mi hanno fermato, la prima volta ero arrivato al Prarayer, circa 360 chilometri di gara. Preparati al 100% non lo si è mai, sono contento di come mi sono allenato, compatibilmente con gli impegni lavorativi e di vita non posso lamentarmi più di tanto. In queste gare lunghe e difficili non bisogna mai dare nulla per scontato, l’imprevisto può arrivare in qualsiasi momento. Il Glaciers è una gara completamente diversa dal Tor des Géants, ti fa tirare fuori di più il carattere e sei molto più solo. Il tracciato ci porta in ambienti totalmente diversi nonostante sia tutta alta montagna valdostana».

(davide pellegrino – thomas piccot)

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